Beni confiscati a Marano, nessuno ha risposto al bando (pasticciato) per la casa di Del Core

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L’abitazione di Armando Del Core, uno dei killer del clan Nuvoletta condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giancarlo Siani, non sarà riutilizzata per i fini sociali previsti dalla legge Rognoni-La Terra. Nessuna associazione o cooperativa ha risposto al bandi emanati dal comune di Marano nel corso degli ultimi mesi. Un bene confiscato, uno dei circa 150 nelle disponibilità dell’Ente, che doveva essere occupato – per almeno sette anni – da persone o da un nucleo familiare in gravissime difficoltà economiche. Nella delibera si faceva riferimento all’emergenza abitativa, ma ai più è parso un bando incomprensibile e pasticciato.

Il Comune di Marano acquisì l’appartamento al proprio patrimonio immobiliare nel lontano 2014. La casa di Del Core, alias “Armando ‘o Pastore”, è situata all’interno di un parco di via Recca, nella zona collinare di Marano. Zona residenziale, a un tiro di schioppo dalla collina dei Camaldoli, dove un tempo venivano coltivate le pregiatissime ciliege “Arecca”. Era lì che aveva deciso di vivere il boss del clan Nuvoletta, arrestato nel 1995, dieci anni dopo l’assassinio del cronista del Mattino. Il nome di Del Core, insieme a quello di Ciro Cappuccio (l’altro killer di Siani), è tornato prepotentemente alla ribalta nei giorni scorsi: “o Pastore è infatti indagato insieme ad alcuni esponenti del clan Polverino, arrestati nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Gli inquirenti hanno accertato che i Nuvoletta, clan al quale è affiliato Del Core, e successivamente i Polverino e gli Orlando – oggi egemoni in città – hanno provveduto al sostentamento economico della sua famiglia. “Mesate” per 35 anni, insomma, come rivelato da alcuni pentiti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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