Trentacinque anni dopo l’omicidio di Giancarlo Siani i clan di Marano pagavano ancora le famiglie degli assassini. E’ quanto emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto stamani di 16 persone, esponenti dei clan Polverino, Orlando e Nuvoletta, da tempo federati in un unico gruppo ma per un periodo in lotta tra loro.
“Mesate” pagate ai familiari di Ciro Cappuccio e Armando del Core, alias ‘o Pastore, come confermato da diversi pentiti, tra cui Roberto Perrone e Di Lanno. Teodoro Giannuzzi, altro pentito di Quarto, nelle pagine dell’ordinanza che ha portato oggi all’arresto di sedici persone riferisce anche dei delitti di Antonio Pastella e Salvatore Vigna, entrambi uccisi anni fa a Marano. Giannuzzi dice che “sono stati compiuti dai Carrisiani (gruppo Orlando, ndr) per fare un favore a Giuseppe Simioli” (‘o petruocelo), quest’ultimo per anni reggente del clan Polverino e acciuffato tre anni fa in un’abitazione nel territorio laziale. A Giannuzzi lo avrebbe riferito un esponente del clan.
Nell’ordinanza si fa riferimento ai summit tra i due gruppi, Orlando e Polverino, prima della fusione e della conclusione della trattativa, avvenuta nel settembre del 2015, quando i Polverino cedettero agli Orlando il libro delle estorsioni, per decisione – si legge negli atti – di Vincenzo Polverino, alias Peruzzo. Petruocelo avrebbe ribadito in quell’occasione di non esser disposto e d’accordo nel dividere le entrate al 50 per cento. In molti passaggi si fa riferimento anche a Vincenzo Polverino (per lui rigettata la richiesta di arresto per carenza di esigente cautelari), noto commerciante di carne di Marano, figlio del super boss Giuseppe. Richiesta rigettata anche per Nicola del Core, figlio del boss Armando.
E ancora le parole del pentito Gianluca Noto, clan D’Ausilio: “Angelo Orlando (‘o Malommo) mi chiese di sequestrare i camion di Marchesano Michele (cognato di Polverino Giuseppe, ndr) perchè si era comportato male. Mi recai da lui dopo 20 giorni, nella zona detta “Pergola”, perché intanto “si erano spostati dal Rosso e nero in quanto avevano saputo che in zona c’erano telecamere. Mi disse che avevano risolto con Marchesano. Seppi che gli avevano sparato ad una gamba”.
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