Contrabbando, quel business che consente alla camorra di macinare milioni a palate

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Il contrabbando di tabacchi è una delle voci più consistenti che consentono alle mafie – camorra in testa – di macinare ogni anno introiti a sei zeri. Proprio come la droga. A ulteriore conferma della pericolosità di un fenomeno criminale tornato prepotentemente alla ribalta c’è uno studio presentato nei giorni scorsi dalla start-up dell’Università di Trento Intellegit e dalla British American Tobacco: una fotografia lucida e impietosa che spiega molte cose, e soprattutto come la città di napoli sia diventata ormai uno, se non addirittura il principale hub dello smercio di sigarette di contrabbando in Italia.

I dati mostrano che il capoluogo campano si colloca in cima alla classifica dei Comuni monitorati per incidenza del contrabbando, triste primato che la trasformano in capitale del contrabbando di sigarette estere. «L’incidenza del contrabbando a Napoli – si legge nel dossier della BAT – risulta di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale, con picchi che vanno oltre il 50% nel 2015 e 2016».

Dalla metà del 2018 si registra un trend in lieve calo, sebbene con incidenze sempre al di sopra della media nazionale e nel terzo trimestre del 2019 si attesta al 20 per cento, a fronte di una corrispondente media nazionale del 6,2.

I pacchetti illegali rilevati a Napoli – e questo è il secondo spunto che emerge dallo studio e fa riflettere – risultano essere in larga misura provenienti dal canale duty free (54,7 per cento nel solo 2019), cioè privi del tassello fiscale. Guardando invece ai Paesi di provenienza, emerge che un’ampia porzione dei pacchetti non domestici provengono da Paesi dell’Est Europa, con particolare riferimento a Ucraina, Bielorussia, Russia e da qualche anno anche Moldavia. «Quello dall’Ucraina, in particolare – proseguono gli analisti – rappresenta un flusso importante che si attesta attorno al 14 per cento del totale. Interessante notare come i flussi provenienti dall’Europa occidentale siano aumentati esponenzialmente negli ultimi tre anni (da meno dell’1% sul totale nel 2017 a quasi il 15 nel primo semestre del 2019). Differentemente da quanto avviene in altre città come Bari, Palermo e Milano, la vendita illegale di sigarette a Napoli si svolge generalmente alla luce del sole, con banchetti e bancarelle istallati nelle vie dei mercati o ai lati di alcune delle principali strade di passaggio pedonale».

Lo studio testimonia anche l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine nell’azione di contrasto a questo pericolosissimo fenomeno. In prima linea ci sono ovviamente i militari della Guardia di Finanza, ma negli ultimi anni molti e significativi risultati – con indagini confluite anche in numerosi arresti – sono stati realizzati anche dall’Arma dei carabinieri, soprattutto in provincia.

«Anche dal punto di vista dei sequestri – scrivono gli autori della ricerca – Napoli conferma la propria peculiarità. Dall’analisi dei dati forniti dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli emerge infatti come i sequestri effettuati nel Napoletano abbiano una incidenza molto alta rispetto al totale nazionale: sia in termini di quantità sequestrate (volumi) che di numero di operazioni. Nel periodo 2015-2018, infatti, quelle effettuate nell’area hanno rappresentato sempre più del 40 per cento del totale nazionale dei sequestri (con un’incidenza superiore al 50 nel 2016). dell’Ordine». favorire poi il contrabbando di bionde c’è una politica di prezzi concorrenziali rispetto alle sigarette vendute legalmente, i cui costi in continuo rialzo hanno trasformato il prodotto quasi in un bene di lusso. «Mediamente i prezzi di vendita risultano essere a Napoli i più bassi tra le diverse piazze monitorate.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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