Sono comparsi oggi per la prima volta nell’aula del tribunale Napoli Nord di Aversa, dopo due lunghi anni di detenzione carceraria, i fratelli Raffaele e Aniello Cesaro, principali imputati nel processo sull’area Pip del comune di Marano. I due imprenditori di Sant’Antimo, alla guida dell’azienda (Iniziative industriali) che si aggiudicò l’appalto per la realizzazione di capannoni e infrastrutture, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione spontanea. Da qualche settimana, dopo l’ultima decisione del tribunale del Riesame, sono sottoposti al regime degli arresti domiciliari fuori dalla regione Campania. Torneranno in aula tra qualche settimana, nel giorno in cui è stata fissata una delle udienze più attese di un processo ormai entrato nella sua fase più calda. Sul banco dei testimoni, infatti, salirà nuovamente il tenente colonnello Salvatore Sferlazza (per il contro esame del collegio difensivo), a capo dell’unità dei carabinieri del Ros che hanno indagato sulle modalità che portarono alla realizzazione, una decina d’anni fa, del complesso industriale di via Migliaccio. I fratelli Cesaro sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Polverino. Una tesi, quella della Dda di Napoli, da sempre confutata dai due imprenditori e dai loro legali, gli avvocati Maiello e Trofino.
Nella giornata di oggi è iniziato anche un altro processo, anch’esso nato a margine dell’inchiesta madre sul Pip. Si tratta perlopiù di ipotesi di reato inerenti alle fase di realizzazione dell’area industriale e dei relativi collaudi. Tra gli imputati figurano l’ex dirigente del comune di Marano Gennaro Pitocchi, i cugini Pasquale e Antonio Di Guida (illecito reimpiego di capitali), Domenico Domenicone, legale rappresentante della Iniziative industriali, e Oliviero Giannella, già imputato nel filone principale.
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