Marano, il Giardino dei ciliegi (piscina e centro benessere) resterà per sempre sulla carta. I Sarracino hanno deciso di non proseguire e chiedono al Comune un maxi risarcimento

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Dei lavori per la realizzazione di un complesso sportivo (piscina e centro benessere), denominato Giardino dei ciliegi, nemmeno l’ombra. La querelle, che per anni ha visto protagonisti il Comune e gli imprenditori Sarracino, non si arresta. La società, la Giardino dei ciliegi scarl, non ha più intenzione di portare avanti l’opera e chiede al Comune un maxi risarcimento di due milioni e 500 mila euro, per i ritardi accumulatisi nel corso degli anni e il danno economico che avrebbe patito l’imprenditore vincitore di un appalto (project financing) bandito nel 2003 dalla giunta Bertini.

La vicende si perde nella notte dei tempi e per ripercorrere ogni tappa occorrerebbero ore e fiumi di inchiostro. Alla stato la situazione è la seguente: i privati puntano l’indice contro il mancato adeguamento della convenzione stilata a suo tempo tra le parti. Un adeguamento generale (tempi di gestione e costi complessivi) che sarebbe stato ritenuto fondato anche dalla giustizia amministrativa (Tar). I privati, dopo un decennio di “tarantelle”, non ne vogliono sapere di firmare la convenzione proposta dal municipio.

Il Comune, dal canto suo, ritiene di essere nel giusto e che la proposta di affidamento alla ditta delle aree espropriate anni fa non avrebbe in alcun modo pregiudicato gli altri discorsi e le eventuali modifiche da apportare alla convenzione. Lo stallo si trascina da 12 anni, a suon di ricorsi, battaglie politiche, consigli comunali infuocati e tanto, tanto altro.

Il Giardino dei ciliegi è una delle vicende inserite dagli ispettori inviati dalla prefettura di Napoli nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’Ente. Una storia fatta di boicottaggi (verso la ditta), ma anche di palesi conflitti di interesse, di lotte intestine tra imprenditori e politici locali e una guerra su una parte dei terreni da espropriare. Intanto l’area, uno degli ultimi polmoni verdi della città, continua ad essere inutilizzata né per la realizzazione delle strutture progettate né tanto meno per altre attività ludico, sportive o attinenti al verde pubblico. Nessuno ci mette le mani, nemmeno per una pulizia. Il Comune, in dissesto, non accetterà mai le richieste degli imprenditori; loro andranno avanti con altri ricorsi nelle sedi giudiziarie opportune. Intanto l’ente cittadino, per effetto di decisioni assunte qualche anno fa, non solo ha già sborsato oltre 600 mila euro per gli espropri (c’è gente insomma che i soldi li ha già presi) ma si è anche impegnato con una fideiussione a garanzia dell’opera. Urge, dunque, trovare una soluzione che non faccia perdere altri quattrini al Comune in default.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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