“È mostruoso quello che l’oculista Aldo Fronterrè ha fatto per Setola. Ha creato i presupposti perché il killer uscisse di cella e uccidesse così tante persone nel Casertano”. Il pm Alessandro Milita non usa giri di parole nella prima parte della requisitoria del processo, in corso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), in cui sono imputati il capo dell’ala stragista dei Casalesi Giuseppe Setola, condannato con sentenza definitiva a sei ergastoli per 18 omicidi commessi nel Casertano nel 2008, tra cui la strage dei ghanesi, e l’oculista di Pavia Aldo Fronterrè; al killer è contestata la simulazione di reato, mentre al professionista lombardo, considerato un luminare del settore oculistico, sono contestati il concorso esterno in associazione camorristica e false attestazioni all’autorità giudiziaria.
Milita, che durante il processo è passato dalla Dda di Napoli alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, dove ha il ruolo di Aggiunto, spiega che “questo è l’ultimo processo riguardante Setola e il periodo dell’evasione e degli omicidi. Un’eventuale condanna – prosegue Milita – sarebbe irrilevante per Setola, che ha numerosi ergastoli da scontare, ma sarebbe fondamentale perché dichiarerebbe falsa quella cartella clinica usata da Setola con la complicità del suo ex legale Girolamo Casella, che per questi fatti è già stato condannato definitivamente (11 anni di carcere, ndr), e dello stesso Fronterrè: tra 5 o 10 anni, quando sarà calata la memoria delle gesta terroristiche compiute da Setola, nessuno potrà più usare questa cartella clinica per provare a farlo uscire dal carcere, o comunque bisognerà stare molto attenti per non incorrere in gravi reati”.
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