La cosa più difficile di questa lettera sta proprio nell’incipit, perché queste mie parole sono dirette a Francesco e Loredana, i genitori di un assassino che mi ha strappato la cosa a me più cara: la vita di mia figlia. Solitamente una lettera si comincia con un gesto di cortesia come “caro” o con formalità, ma in questo caso non ho trovato nessuna parola. Volevo, in ogni caso, dare risposta a queste persone che in maniera disumana stanno continuando a coprirsi di vergogna, vivendo come se nulla fosse accaduto, calpestando la mia persona e quella della mia famiglia dopo essere passati fisicamente e moralmente sul corpo inerme di mia figlia, la cui unica colpa è stata quella di non potersi proteggere dalla furia di un assassino. Voglio raccontare al mondo intero come da parte vostra non è arrivato nessun gesto, solo indifferenza, anzi avete denunciato me e il papà di Alessandra per stalking.
Il mondo deve sapere che la mia presenza fuori a quello sciagurato parco, che è stata la tomba di mia figlia, è dettata solo dal fatto che non mi reco al cimitero. Non ho la forza di fissare la lapide di mia figlia, allora trovo rifugio in quella strada, dove la immagino lì viva e dove trovo la forza di lasciare dei fiori. La vostra risposta è stata una sola: aver fatto scomparire i fiori, così come avete fatto rimuovere uno striscione che i ragazzi dello stadio San Paolo avevano affisso. In voi ho trovato il buio e la freddezza che avete insegnato a vostro figlio, quella freddezza omicida che si è scatenata sua mia figlia. Molte persone fuori al vostro parco si sono avvicinate a me per darmi una parola di conforto, la loro solidarietà, i più coraggiosi mi hanno anche informato che nessuno avrebbe mai firmato la vostra richiesta di allontanamento per non farci venire più.
Avete addirittura puntato una telecamera sulla strada per controllare i nostri movimenti, per poi rimuovere l’inquadratura ogni qual volta chiamiamo le forze dell’ordine. Il mondo deve sapere che il 24 dicembre dal vostro terrazzo una persona della vostra famiglia ha lanciato ingiurie contro di me, chiedendomi di farvi fare Natale in pace. A quel punto ho avuto delle reazioni, ma naturali per una mamma che ha perso tutto. Sulla querela che avete depositato, avete scritto che sono cambiate LE VOSTRE ABITUDINI DI VITA!!! Volevo farvi riflettere su questo abominio che avete scritto, volevo invitarvi ad una riflessione: vostro figlio è imputato per omicidio VOLONTARIO, a noi le abitudini di vita non sono cambiate, si è annullata la nostra vita. Non ci saranno mai parole per descrivere il nostro dolore, quanto ci possa mancare Alessandra. Mia figlia, che avete ben conosciuto, era piena di vita, pronta a regalare un sorriso a chiunque e a dare il suo supporto a chiunque avesse bisogno.
Insieme a me svolgeva volontariato al reparto di oncologia pediatrica dove tutti i bambini la adoravano. Ricordo benissimo quando andavo a scuola e i professori, prima di raccontarmi l’andamento scolastico, si complimentavano per quanto fosse educata. A mia figlia da piccola raccontavo le favole, facevo vedere i cartoni della Disney per trasmettergli i valori, cosa che credo voi non abbiate, tanto da voler riservare alla mia bambina una favola senza lieto fine. Quello che avete insegnato a vostro figlio è la totale assenza di valori, la violenza più cruda e barbara e credo vi sia sfuggito di insegnargli cosa sia l’amore. Vostro figlio è lo specchio della vostra lucida indifferenza, della crudeltà più pura che ha tirato su un essere capace di togliere la vita al mio angelo. Ho scritto questa lettera perché il mondo deve sapere, perché le vostre abitudini di vita sono un’offesa alla memoria di Alessandra. Vorrei scrivervi e gridarvi vergogna, ma so che sarebbe fiato sprecato perché la totale assenza di sentimenti vi farebbe scivolare la parola vergogna addosso, così come il senso di colpa non ha mosso minimamente le vostre coscienze.
Sono pronta ad andare in carcere per stalking, sarebbe il giusto controsenso di una vicenda che di naturale non ha niente, con vostro figlio comodamente a guardare la televisione in poltrona e mia figlia uccisa dalla sua furia omicida. Ho scritto perché il mondo deve sapere, per smuovere le coscienze su una vicenda che non deve finire nell’oblio, lo stesso che vostro figlio ha deciso di regalare alla mia Alessandra. Ma il mondo è fatto di persone, di amore, di solidarietà, i vostri valori non ci uccideranno un’altra volta. E io sono qui, aspettando che alla vostra porta bussi la GIUSTIZIA.
Olimpia Cacace, madre di Alessandra Madonna
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