Clan Orlando, ecco perché il gip Antonio Tarallo, pronunciatosi in aula due settimane fa, ha assolto alcuni degli imputati eccellenti. Una sentenza per alcuni versi clamorosa che potrebbe essere impugnata dalla Procura di Napoli.
Crescenzo Polverino. Scrive il giudice Tarallo: “In definitiva, nei fatti contestati a Crescenzo Polverino, non è dato ravvisare i requisiti minimi di partecipazione associativa e non vi è certezza processuale della sua organicità al clan Orlando”. Il giudice fa riferimento anche ad alcuni episodi, tutti riferiti all’estate del 2015, dove alcuni dei componenti del gruppo di For ‘o Truglio avrebbe manifestato più di qualche perplessità sulle scelte compiute da Salvatore Ruggiero, propenso ad allearsi con gli Orlando e condannato in primo grado. “Non può configurarsi – scrive ancora il gip – nemmeno una sua responsabilità (il riferimento è a Crescenzo) a titolo di concorso esterno. Secondo il giudice, anche dopo il summit del 31 agosto, quello che avrebbe sancito l’alleanza tra i polveriniani del Truglio e gli uomini dei Carrisi, ci sarebbe stato un inasprimento dei rapporti e freddezza tra le parti, come testimoniato dalle parole di Armando Lubrano (condannato in primo grado) nei confronti dello stesso Polverino. “Digli a Crescenzo (riferito a Ruggiero Salvatore, ndr) che non sta bene nemmeno a Cesena, che se ne andasse più lontano, che vado a prenderlo fino a là”. Parole, queste ultime, pronunciate da Lubrano un mese e mezzo prima del summit di fine agosto.
“Vanno assolti – recita il dispositivo firmato dal gip Tarallo – per il capo di imputazione associativo anche Baiano Luigi, Ciro Di Lanno, Sarappo Mario, Antonio Di Lanno, Claudio Visconti e Celestino Carbone, perché manca o è insufficiente la prova che abbiano commesso il fatto”.
Analogo discorso viene fatto anche per Gaetano Orlando, fratello di Papele e del latitante Antonio. “Gaetano Orlando – scrive il giudice – viene citato in un solo passaggio dal collaboratore Biagio Di Lanno e dal collaboratore Bonaccorsi, che però si limita ad identificarlo come gestore di un garage e di un capannone in via Sconditi, nonché cessionario, insieme con il fratello Papele, di somme di denaro destinati dai Polverino agli stipendiati e gregari degli Orlando. Vaghe risultano essere anche le dichiarazioni di altre pentiti, tra cui Salvatore Izzo, Massimo Tipaldi e Antonio Abbate, perché risalenti a un periodo molto lontano (anni 1998 e 1999) e pertanto – aggiunge il giudice – “non utili a fornire un valido e attuale contributo. Va evidenziato che nemmeno la sua partecipazione ai summit del 3 agosto e 14 agosto del 2015 possono assumere rilievo pregnante in relazione alla sua collaborazione al clan, tra l’altro con il ruolo di promotore e organizzatore”.
“Il fatto che sia una persona rispettata – osserva ancora Tarallo – a cui i parenti giovani fanno talvolta riferimento non appare sufficiente, in termini di certezza processuale, a delineare il suo ruolo di concorrente all’organizzazione”.
Motivazioni simili anche per Lorenzo Nuvoletta, figlio del defunto Ciro, soggetto citato dal collaboratore Roberto Perrone e, in una sola occasione, dal pentito Bonaccorsi. “Nonostante Lorenzo Nuvoletta sia stato additato come componente di due organizzazioni criminali, una di stampo camorristico, l’altra finalizzata allo spaccio di stupefacenti, non è stato possibile contestare all’imputato neanche un reato-fine e neppure sub specie. Né di mandante né di istigatore”.
Veccia Raffaele (assolto ma su cui ancora pende un’altra ordinanza di custodia cautelare): “Viene chiamato in causa esclusivamente dal collaboratore Bonaccorsi – evidenzia il gip – Precisi elementi a suo carico non è dato ravvisarne pur nel massiccio compendio di intercettazioni offerto dalla Procura”. E nemmeno, secondo il giudice, può essere assunta come valore di prova il suo legame parentale con Gaetano Orlando né tanto meno la frase in cui lo stesso Veccia riferisce a Sarappo Gennaro “di averla sempre tenuta in capa questa vita qua”. Per Tarallo si tratta di “manifestazioni d’intenti del tutto autoreferenziali, proabilmente riferite al traffico di stupefacenti, i cui contorni però sono rimasti vaghi e incerti”.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

























