A Salerno c’è la presenza di centinaia di immigrati che pretendono di occupare militarmente il lungomare della città, e di vendere prodotti contraffatti anche sul corso, fuori da ogni regola». Vincenzo De Luca rilancia la crociata contro gli stranieri in città. La linea, il pugno duro, sono gli stessi usati dal governatore della Campania meno di una settimana fa, all’indomani delle aggressioni subite a lungomare, nella stessa serata di sabato 23, da vigili urbani e poliziotti, i primi accerchiati e picchiati da venditori ambulanti abusivi, i secondi feriti da due giovani spacciatori gambiani.
È un attacco senza perifrasi. De Luca non fa nomi, ma con ogni evidenza quel «mezzo camorrista» nel bersaglio del governatore è il presidente della comunità senegalese di Salerno. Daouda Niang. Colui che dopo le aggressioni denunciate dadue agenti della Polizia municipale ha raccontato una versione rovesciata dell’accaduto. «Non c’è stata nessuna violenza», la tesi di Niang, sarebbero stati i vigili urbani ad accentuare i toni dello scontro con i venditori abusivi, con lo scopo di «strumentalizzarli» nella vertenza in atto con il Comune e per «dimostrare che la città è insicura e occorrono più turni di vigilanza». Accuse ai vigili ma anche all’amministrazione comunale, che secondo il leader dei senegalesi non consente loro di lavorare assegnando un’area specifica per vendere la merce. Alle parole di Niang, sei giorni fa, la replica piccata del sindaco Enzo Napoli: «Nega l’evidenza. Ci sono referti che certificano l’accaduto. Non c’è bisogno d’altro». Ieri, il siluro del predecessore.


























