
Per la seconda volta in tre mesi il Senato lascia il ministro Luca Lotti al suo posto. Per la seconda lascia il braccio destro del segretario del Pd Matteo Renzi fuori dal caso Consip, come se non lo coinvolgesse. Per la seconda volta, in ogni caso, a estromettere dalle responsabilità politica il ministro indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio sono le larghe intese. Anzi, di più: ora viene rimosso dal suo incarico – con i voti del Pd insieme a quelli del centrodestra – l’amministratore delegato della società che si occupa di appalti della Pubblica amministrazione, Luigi Marroni, la cui testimonianza ha portato i pm ad indagare Lotti I voti che bocciano la mozione di Mdp e che approvano quella del Pd sono gli stessi. La maggioranza non trova i voti degli ex Pd (per l’ennesima volta dopo la riforma penale e la manovra correttiva), ma viene sostenuta dal centrodestra: Forza Italia quasi in massa, ma anche i verdiniani di Ala e gli ex eletti del Pdl come Gaetano Quagliariello che ora hanno formato l’ennesimo gruppuscolo, Federazione della Libertà. In tutto 39 parlamentari. I berlusconiani negano, dicono che ciò che è importante è che “la maggioranza ha dovuto piegarsi alla volontà dell’opposizione di centrodestra e accettare il dibattito” che il Pd in mattinata voleva rinviare. Quindi dire solo che “una parte dei senatori di centrodestra ha votato la mozione Zanda” per i forzisti “significa dare una versione falsata della realtà”.
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