Ventinove persone in totale. E tra queste il prefetto Antonio Reppucci, cinque funzionari comunali, Maria Pia Russo, Renato Spedaliere, Paolo D’Auria, Michela Romano e Elena Biagia Mucerino. In platea, il tecnico comunale Giovanni Napoli, il dipendente Mario Gala, il dipendente comunale Mimmo Iorio, il comandante della locale tenenza, Francesco Tessitore, e due vigili urbani.
Il resto? Qualche addetto ai lavori, un paio di persone vicine al mondo dell’associazionismo, qualche gatto (i soliti) in cerca dei cinque minuti di visibilità.
Gli intenti erano nobili, una riunione partecipata, allargata alla città per discutere delle problematiche (infinite) del Comune di Marano. L’iniziativa però è stata pubblicizzata poco e male. Non c’era nemmeno uno straccio di avviso sul sito istituzionale dell’Ente e l’orario (16,30) era pessimo.
E poi lo sappiamo da tempo: i cittadini di Marano sono distanti, ormai lontani anni luce dal contesto amministrativo. Votano in prevalenza per amici e parenti o perché sperano nel favore del politicante di turno. E’ un quadro desolante, ma è così.
Quei pochi che hanno preso la parola sono tornati su temi tante volte già toccati in centinaia di articoli: le case popolari (a quando la graduatoria, ma soprattutto lo sgombero dei furbetti?), il riscatto del diritto di superficie (fu una delle prime cose che segnalammo alla triade commissariale), l’utilizzo delle sale comunali e la questione delle aree standard, anch’essa più volte segnalata al prefetto Reppucci, il quale, dopo aver elencato le principali problematiche che assillano il comune e invitato la cittadinanza ad essere più partecipe alla cosa pubblica (appello lanciato già a più riprese e in tante altre sedi), ha risposto alle sollecitazioni dei pochi presenti, non nascondendo tuttavia il suo dispiacere e disappunto per la scarsa partecipazione.
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