Sono tanti gli spunti degni di interesse contenuti nelle oltre mille pagine dell’ordinanza che ricostruiscono il ruolo del clan Orlando nello scacchiere criminale di Marano e non solo.
Degne di nota appaiono alcune dichiarazioni del pentito Roberto Perrone, ascoltato dagli inquirenti nel 2016. Perrone riferisce ai magistrati di un summit, svoltosi a Quarto (l’anno pare sia il 2010) in via Viticella, tra il gruppo Polverino e gli Orlando.
Al summit erano presenti l’allora latitante Peppe ‘o Barone, lo stesso Perrone, Carlo Nappi, Giuseppe Simioli, Salvatore Cammarota, mentre per gli Orlando erano presenti Antonio, il capoclan, Raffaele, detto Papele (nella foto), uomo di punta del clan per il traffico di hashish, nonché il giovanissimo Armando Lubrano, nipote prediletto degli Orlando, che in quell’occasione fu presentato al “Barone”. Il “battesimo” in grande stile per Armandino, entrato da quel giorno a pieno titolo nel gruppo criminale.
Polverino, a quel tempo latitante, temeva – secondo il racconto di Perrone- che gli Orlando potessero allearsi nuovamente con i Nuvoletta, da cui si erano allontanati dopo un litigio verificatosi, qualche tempo prima, tra Giuseppe Polverino e Antonio Nuvoletta, alias o’ Lepre. Gli Orlando, su indicazione di Armando ‘o Tamarro, cugino di Pepele e Antonio, con forti interessi economici a Tenerife, si schierarono dalla parte dei Polverino.
Il Barone, tuttavia, secondo quanto riferito da Perrone, aggiunse in quell’occasione che se gli Orlando si fossero accordati con i Nuvoletta, loro avrebbero ammazzato Armandino Lubrano facendo ricadere la colpa proprio sugli uomini di Montesanto.
I collaboratori di giustizia, Perrone e Di Lanno, in altri passaggi riferiscono che gli Orlando erano ben visti da Polverino Giuseppe, che non solo li lasciava svolgere autonome attività illecite (o partecipare alle puntate per le partite di hashish) ma che li ricompensava con il pagamento di somme che venivano consegnate (tre volte l’anno) nella zona dei “Carrisi”, roccaforte degli Orlando.
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