Pubblica amministrazione, ecco cosa cambia con il decreto sulla trasparenza

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Diventa un po’ più trasparente il decreto sulla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, che oggi torna in consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Il testo ha l’obiettivo di rendere accessibili ai cittadini i documenti conservati dagli uffici pubblici. Ed ha come modello il Foia, il Freedom of information act, legge del 1960 che dagli Stati Uniti è stata poi “esportata” in una novantina di Paesi. La prima versione del decreto, passata in consiglio dei ministri alla fine di gennaio, era stata criticata dalle associazioni che si battono per la trasparenza della burocrazia perché troppo restrittivo, con troppe eccezioni, regole e paletti. Nel testo che oggi il ministro Marianna Madia riporta a Palazzo Chigi per il via libera finale ci sono tre modifiche importanti che vanno incontro a quelle osservazioni e anche ai pareri espressi pochi giorni fa dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato.

Il cambiamento più importante è la cancellazione del cosiddetto silenzio-diniego. Prima le regole erano queste: se un cittadino chiedeva un documento a un ufficio pubblico e questo non rispondeva entro 30 giorni, la sua richiesta andava intesa come respinta. Senza bisogno di alcuna spiegazione. Nel nuovo testo si precisa che l’eventuale rifiuto va sempre motivato. E non é una differenza da poco, perché non sarà più possibile nascondersi dietro il semplice passare. La seconda novità é che i documenti andranno rilasciati a titolo gratuito. A patto che sia possibile la trasmissione in formato elettronico, procedura a costo zero anche per la pubblica amministrazione. La terza differenza di rilievo è che, se l’ufficio rifiuta di trasmettere un documento, il cittadino che l’aveva chiesto potrà fare ricorso non solo al Tar, il tribunale amministrativo regionale. Ma anche a un ufficio da individuare con un provvedimento successivo

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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