L’opinione. La festa della Liberazione, la Costituzione e il capitolo riforme

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Il contributo, il sacrificio e l’abnegazione di tanti partigiani contribuirono a liberare il Paese dal regime fascista.Gli elettori attraverso il referendum seppero scegliere la Repubblica ad una debole Monarchia.

I costituenti, alla luce di blocchi contrapposti in cui l’Europa si era divisa, occidentale ed orientale, seppero redigere una Costituzione che ci hanno demandata, considerata una della piu’ perfetta dei paesi occidentali in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario si controbilanciano. Alterare o modificare questi equilibri e’controproducente.

Alla luce di oggi, il Governo in particolare, volendo dimostrarsi forte, con un potere legislativo debole e di nominati e con l’indebolimento di veri partiti espressione della gente e dei territori, risulta debole. Una legge elettorale che vada nella direzione di nominati e’ segno di un indebolimento dell’Organo Legislativo in cui i Costituenti si son tenuti ben lontano da adottare.

La parte seconda della Costituzione si puo’ modificare ma non a colpi di maggioranza relativa, invocare il referendum da parte del Governo o dell’opposizione e’ segno di debolezza della politica, incapace ad elaborare riforme di strutture idonei e necessarie all’utilita’ del paese.

Il superamento del bicameralismo, come da piu’ parte si invoca, intralcio a velocizzare l’attivita’ del Governo e’ superabile con una divisione di ruoli tra Camera e Senato, la prima con compiti pertinenti alla fiducia del Governo, e la seconda con il compito di riordino degli Enti intermedi. Legiferare nei rispettivi ruoli di competenza e’ un contributo d’indirizzo alla gestione dell’Organo Esecutivo.

Ridisegnare una mappa delle zone omogenee del Paese che diventino Unioni e dare loro un reale potere amministrativo che prescinda dal potere di legiferazione e di programmazione di competenza dell’Ente Regione, da riformare in macroregioni e’ da legiferare subito. Infatti, uno Stato moderno non necessita di operare sulla spinta dell’emergenza ma programmare il domani con una visione d’insieme, la decisione di sopprimere le provincie, le comunita’ montane ed enti sovrapposti puo’ avere la sua validita’ se seguita da una legge di riordino dell’intero territorio, tenendo ben presente che gli enti periferici se ben riorganizzati e ben amministrati sono il supporto di una vera democrazia. Il suo costo sta’ nell’impegno che i rappresentanti sono capaci di amministrare per i propri rappresentati mentre la diminuzione dei suoi membri e’ un palliativo spinto dal momento dalla sfiducia dei cittadino verso i costi della politica, non considerando che i costi sono da individuare nello sperpero e nelle ruberie perpetrate.

La democrazia rappresentativa ha un suo costo!Una legge elettorale che vada nella direzione di nominati e non espressione dei territori e’ segno di indebolimento dell’Organo Legislativo, mentre un suo ridimensionamento e’ da considerare una diminuzio dei poteri dei cittadini ad esprimere il meglio che essi desiderano e sappiano rappresentare.

Cio’ e’ risolvibile con spettanze mensili piu’ adeguate alle circostanze del singolo eletto a secondo della provenienza ed un annullamento dei vitalizi per tutto, con la convinzione che l’eletto svolge un servizio e non e’un privilegio. Il Paese ha bisogno di due grande riforme di struttura: la riforma fiscale, un sistema impositivo, che dia fiducia al cittadino e sia contro l’evasore, e la riforma della giustizia con la certezza della pena, dove il Giudice e’ il garante dei cittadini, per sradicare i mali endemici che attanagliano il nostro paese.A me sembra che si stia intraprendendo una strada che vada in una direzione opposta alla richiesta di un vero rinnovamento dello Stato.

Dallo Stato unitario alla prima Repubblica e da questa alla ricostruzione del Paese è stata necessaria una classe dirigente degna di questo nome, in cui le differenze ideologiche, se pur aspre, avevano un comune denominatore, la crescita del paese e gli interessi dei cittadini; errori come la corruzione ed il male affare, le lobby ed i poteri forti che hanno condizionato le scelte in positive, una burocrazia che aveva le sue radici dal trapasso dal regime fascista a quello repubblicano e perpetuato nel tempo il suo da fare, hanno prodotto, tra l’altro, uno sviluppo discriminante del Mezzogiorno: questo e’ il prezzo che dobbiamo pagare, per cui solo con il superamento degli errori del passato, oggi, e’ possibile intraprendere la strada maestra per rendere l’Italia unita possibilmente sotto il profilo economico, attutire le disuguaglianze e rendere il Paese un valido e credibile sostenitore nella costruzione di una Europa Politica .

Da ricordare sempre che il pensatoio fu il carcere di Ventotene dove vennero rinchiusi valorosi partigiani.
Sta’ a noi, se sapremo, dal nostro interno, superare discrepanze e divisioni che hanno caratterizzato la vita politica in questi anni. Invocare una invasione di potere da parte degli altri Organi dello Stato e’ un segno di debolezza dei suoi rappresentanti del Governo, la sottomissione di uno dei Poteri predisposti e’segno di inefficacia della politica.

Franco De Magistris

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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