E’ stato pubblicato oggi il piano triennale delle opere pubbliche della città di Marano, varato dal comparto Lavori pubblici dell’ente cittadino. Il triennio in esame è quello 2018/2020. Un piano complessivo dell’importo di oltre 32 milioni di euro, fondi derivanti da finanziamenti ottenuti o da ottenere in ambito nazionale, regionale, in parte attinti dal bilancio comunale e grazie alla devoluzione (ovvero trasformazione) di vecchi mutui mai utilizzati dal Comune di Marano.
Degne di interesse sono le opere previste per il primo anno. Quelle che dovrebbero essere eseguite, attraverso un impegno di spesa che oscilla tra i 3 milioni e i 5 milioni di euro, sono le seguenti: risanamento della rete fognaria, messa in sicurezza degli impianti di illuminazione, adeguamento degli impianti idrici C1 e C2 (pompe di sollevamento), adeguamento dell’impianto idrico delle Pendine, messa in sicurezza degli edifici scolastici e degli immobili comunali e messa in sicurezza dei costoni delle arterie cittadine.
Questi i lavori (ve ne potrebbero essere ancora un altro paio, la cui attuazione è tuttora in bilico) che dovrebbero partire nell’anno in corso, poiché derivanti da finanziamenti già in cassa o in alcuni casi in dirittura d’arrivo.
I lavori potrebbero partire in primavera, come più volte annunciato da tecnici e dirigenti comunali, ma resta il nodo, quello più importante, riguardante l’espletamento delle gare.
Chi se ne occuperà? La Stazione Unica Appaltante, il Comune (l’ufficio tecnico) o commissioni di gare interne all’ente supportate da membri esterni? E’ questo il pomo della discordia all’interno dell’amministrazione cittadina. C’è chi spinge, infatti, affinché i commissari straordinari si svincolino dalla Sua, l’organo sovracomunale che, mediamente, impiega tra i dodici e i diciotto mesi per ogni gara, e c’è chi ritiene che non debbano occuparsene gli uffici di un ente, quello di Marano nel caso di specie, reduce da uno scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. Ragioni di opportunità, insomma.
La partita si gioca anche sulle cifre: se gli importi dei bandi dovessero essere inferiori ai 250 mila il tutto potrà essere gestito in house; in caso contrario bisognerà necessariamente andare all’esterno.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
























