
Il Pd sprofonda, il M5s cambia rotta e balza di nuovo in alto. Il meccanismo di emulazione e trascinamento delle elezioni regionali in Sicilia sui sondaggi provoca i suoi effetti collaterali. A confermarlo sono le interviste e le elaborazioni di Ipsos con Paolo Natale dell’università di Milano pubblicate dal Corriere della Sera. Il disastro elettorale allunga la striscia negativa del Partito democratico che segna, rispetto a meno di due settimane fa, un ulteriore ribasso di oltre
un punto percentuale, un dato che si aggiunge agli altri “segni meno” registrati da maggio a oggi. Un crollo complessivo di 6 punti: dal 30,4 del 26 maggio al 24,3 di oggi. Una cifra che porta il Pd addirittura sotto la soglia psicologica del 25 che è quanto prese il Pd di Pierluigi Bersani alle elezioni “non vinte” del 2013. L’effetto opposto avviene per il Movimento Cinque Stelle. Anche i grillini arrivavano da mesi di difficoltà nei consensi, nel senso che dall’inizio di giugno alla fine di ottobre erano scesi di tre punti, dal 30,6 al 27,5. Ora, se fossimo in Borsa, si parlerebbe di rimbalzo perché torna a crescere e in modo anche significativo, dal 27,5 del 27 ottobre al 29,3 di oggi. Un aumento di quasi due punti che può essere letto in molti modi: come una tendenza al voto utile antiberlusconiano o più semplicemente come un ritorno di fiamma di ex delusi o ancora per l’indignazione contro gli impresentabili e ai peggiori vizi della politica. Tutti, in ogni caso, sono riconducibili al rafforzamento delle tesi principali del M5s, all’entusiasmo per la sfida in Sicilia – ancorché persa – e al primato confermato lì come a livello nazionale. L’altro dato, sottolineato da Nando Pagnoncelli che commenta il sondaggio sul Corriere, è che quella che è stata descritta come una fuga di Luigi Di Maio dal confronto tv su La7 con Matteo Renzi non ha fatto perdere un solo voto ai Cinquestelle.
Il Fatto
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