Ci risiamo. Il Comune ci riprova per l’ennesima volta a dismettere parte del proprio patrimonio immobiliare: 34 alloggi popolari, ubicati in piazza Trieste e Trento, al Poggio Vallesana, viale Duca D’Aosta, via Piave e corso Europa. Per quattro abitazioni bisognerà prima perfezionare le procedure di accatastamento. C’è una delibera, con i poteri della giunta, firmata dai commissari straordinari dell’Ente che hanno anche individuato cinque dipendenti a cui è stato dato mandato di attivare tutte le procedure tecnico-amministrative del caso. Del gruppo di lavoro fanno parte l’architetto Mucerino, balzata agli onori delle cronache per la flemma sul caso del capannone abusivo di via Vallesana, Felicia Santoro, Giovanni Silvestri, Tommaso Galluccio e Teresa Visone.
Per l’ennesima volta nell’arco dell’ultimo quinquennio (fu fatto già durante la gestione Tramonti e successivamente se ne occupò la giunta Liccardo) saranno verificati i titoli di occupazione degli alloggi. Poi si partirà con i relativi bandi propedeutici alla vendita.
Tutto dovrebbe concludersi nell’arco di qualche mese, ma è certo che così non sarà. Il 95 per cento degli occupanti delle case popolari – legge alla mano – non ha più alcun titolo per restare in quelle case. Il Comune dovrebbe sgomberarli oppure favorirli, se la legge lo consentisse, fornendo loro un diritto di prelazione per l’acquisto. Per tali procedure amministrative i cinque dipendenti potrebbero beneficiare di specifici compensi come previso dal Contratto Nazionale di Lavoro.
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