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Al Presidente della Repubblica
Nel comune di Marano di Napoli (Napoli) sono state riscontrate
forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno
compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi
eletti nelle consultazioni amministrative del 26 e 27 maggio 2013,
nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento
dei servizi, con grave pregiudizio dell'ordine e della sicurezza
pubblica.
Il comune ha attraversato, nel 2012, un periodo di instabilita'
politica culminato con le dimissioni del sindaco che hanno
determinato la fattispecie dissolutoria, ex art. 141 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL), del consiglio comunale,
sciolto con decreto del Presidente della Repubblica del 22 maggio
2012. Al termine della gestione commissariale che ne e' derivata, e'
stato avviato un attento monitoraggio sull'attivita' dell'ente, a
seguito delle segnalazioni dell'organo straordinario circa l'esigenza
di approfondire alcune criticita' afferenti il settore urbanistico,
quello finanziario, nonche' gli affidamenti di lavori pubblici.
Dai primi accertamenti eseguiti all'indomani dell'insediamento
dell'amministrazione eletta nel 2013 circa l'eventuale sussistenza di
cause ostative all'espletamento del mandato da parte dei nuovi
organi, ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235,
sono emerse circostanze meritevoli di considerazione, confermate
dall'attivita' di osservazione delle forze dell'ordine che ha
evidenziato la fitta rete di parentele, le frequentazioni e le
cointeressenze che legano amministratori ed alcuni dipendenti ad
esponenti di famiglie camorristiche egemoni sul territorio.
I segnali di attenzione registrati in relazione all'azione
amministrativa del comune hanno indotto il Prefetto di Napoli, con
decreto del 17 marzo 2016, poi prorogato, a disporre una mirata
attivita' di accesso nel comune di Marano di Napoli, ai sensi
dell'art. 143, comma 2, del citato TUOEL.
La commissione incaricata delle verifiche ha depositato le
proprie conclusioni, sulle cui risultanze il Prefetto - sentito nella
seduta del 20 ottobre 2016 il Comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore
della Repubblica e D.D.A. di Napoli e del Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord - ha trasmesso
l'allegata relazione del 26 ottobre 2016, che costituisce parte
integrante della presente proposta, in cui si da' atto della
sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti
diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita'
organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli
stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione delle
misure di cui al citato art. 143.
Il 3 maggio 2016, nel corso dell'accesso ispettivo, il sindaco ha
rassegnato, ai sensi dell'art. 53 del TUOEL, le dimissioni dalla
carica, che hanno dato luogo allo scioglimento del consiglio comunale
ed alla contestuale nomina, con decreto del Presidente della
Repubblica 9 giugno 2016, di un commissario straordinario per la
provvisoria gestione amministrativa del comune, ai sensi dell'art.
141 del TUOEL.
I lavori svolti dalla commissione hanno preso in esame, oltre
all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la
cornice criminale ed il contesto ove si colloca l'ente locale, con
particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la locale
consorteria.
Negli ultimi anni, in alcuni comuni della provincia di Napoli, si
e' creata una situazione di grave allarme sociale a causa della
particolare invasivita' della camorra nelle istituzioni, che ha reso
piu' volte necessario l'intervento dello Stato, con l'adozione della
misura dello scioglimento delle rappresentanze elettive, per recidere
i legami con la criminalita' organizzata, a difesa degli interessi
delle collettivita'.
In particolare, e' significativo che il comune di Marano di
Napoli insista in un territorio connotato dalla presenza stabile di
gruppi criminali camorristici che mostrano un'accentuata tendenza
all'infiltrazione nel tessuto economico ed amministrativo,
circostanza attestata dal fatto che ben sei comuni situati a breve
distanza dall'ente, e quindi compresi in un contenuto ambito
territoriale, siano stati in passato sciolti - alcuni anche piu'
volte - ai sensi dell'art. 143 del TUOEL. Lo stesso comune di Marano
di Napoli era stato gia' raggiunto dalla misura dissolutoria nel
1991.
A Marano di Napoli coesistono da tempo due clan che - dediti al
traffico internazionale di stupefacenti, al riciclaggio di denaro
sporco e alle speculazioni edilizie - conducono le attivita' illecite
in base ad un tacito accordo, attraverso i propri referenti, che
gestiscono le estorsioni ed il gioco d'azzardo, esercitando anche il
credito usuraio.
Le organizzazioni criminali dell'area maranese, proprio in
ragione della coesione tra gruppi, hanno mantenuto saldamente il
controllo del territorio ed hanno imposto un condizionamento
generale, anche attraverso alcune famiglie di imprenditori -
qualificate dall'autorita' giudiziaria quali bracci imprenditoriali
dei clan camorristici - che, secondo quanto emerge dalla relazione
d'accesso, sono state coinvolte in alcune vicende amministrative,
illustrate nel prosieguo, ed hanno svolto il ruolo di fiancheggiatori
e di prestanome della consorteria.
Le elezioni che si sono tenute nel maggio 2013 non hanno portato
un reale rinnovamento della compagine elettiva, poiche' dei 24
consiglieri e 7 assessori in carica, oltre un terzo aveva ricoperto
cariche nella consiliatura iniziata nel 2011. Qualche amministratore
era presente anche nell'amministrazione eletta nel 2006. Il sindaco,
in particolare, e' stato consigliere comunale sia nel 2006 che nel
2011.
Nel contesto ambientale sopra descritto, risultano indicativi i
vincoli familiari, le frequentazioni e la comunanza di interessi
economici, che costituiscono la base di un collaudato sistema di
gestione amministrativa, volta a favorire gli interessi illeciti
delle cosche locali, attraverso procedure apparentemente lecite.
Rilevano, in tal senso, i legami parentali dei membri della
famiglia del primo cittadino con esponenti del clan egemone e le
parentele o le affinita' di alcuni amministratori con soggetti
appartenenti o riconducibili alle locali cosche. Alcuni dei predetti
amministratori hanno anche rivestito cariche apicali all'interno
dell'organo consiliare nell'attuale e in pregresse consiliature.
La fitta rete di parentele o i collegamenti con le famiglie
camorristiche locali non si riscontrano solo tra gli amministratori,
atteso che il 15% dei dipendenti del comune vanta vincoli familiari
con esponenti della consorteria ed alcuni di essi risultano coinvolti
in procedimenti penali o in indagini per violazioni commesse per
agevolare le attivita' imprenditoriali di appartenenti al clan.
Assumono un particolare significato, alla luce dei fatti
evidenziati dalla commissione d'accesso, la vicinanza familiare e la
contiguita' con ambienti criminali di alcuni dipendenti, inseriti in
uffici notoriamente esposti al rischio di corruttela e di
interferenza, nonche' i rapporti emersi dalle indagini dell'autorita'
giudiziaria tra i funzionari dell'ufficio tecnico e le imprese
gestite dalle famiglie imprenditoriali camorristiche di cui si e'
fatto cenno in precedenza.
La descritta situazione, unitamente alla mancata copertura delle
posizioni apicali e di parte della dotazione organica - che registra
circa il 50% di vacanze di personale - ha fattivamente contribuito ad
aggravare la capacita' di gestire l'amministrazione determinando una
macchina amministrativa assolutamente inadeguata che ha costituito il
veicolo per coltivare gli interessi camorristici.
Alcune vicende analizzate nel corso dell'accesso attestano,
inequivocabilmente, come le scelte dell'amministrazione siano state
indirizzate con l'intento di avvantaggiare il sodalizio ovvero siano
state improntate a logiche clientelari o personali degli
amministratori. Per contro, secondo ipotesi investigative, l'apporto
del primo cittadino e' stato talmente apprezzato dalla criminalita'
organizzata da indurre il clan ad intervenire su un consigliere
affinche' non sfiduciasse il sindaco allorche', nel dicembre 2015, si
stavano delineando le condizioni che avrebbero potuto condurre ad una
crisi dell'amministrazione comunale.
Il Prefetto sottolinea l'intreccio di interessi economici di un
amministratore il quale, oltre ad aver ricoperto una importante
carica all'interno del consiglio comunale, svolge la funzione di
sindaco in due societa' riconducibili alla locale cosca, di cui una
sottoposta nel 2011 a sequestro preventivo da parte della Direzione
distrettuale antimafia.
Anche in un'altra occasione, l'amministrazione comunale ha
coltivato gli interessi privati di congiunti degli amministratori,
favorendo la persistenza di una grave situazione di illegalita',
peraltro generalizzata. Si tratta della mancata assegnazione degli
stand del mercato ortofrutticolo comunale occupati, sine titulo ed in
assenza del versamento del corrispettivo al comune, da soggetti,
molti dei quali collegati alla criminalita' organizzata, tra cui uno
stretto parente del sindaco.
Gli appalti pubblici rappresentano una decisa attrazione per gli
appetiti delle organizzazioni criminali ed in particolare le
relazioni familiari e sociali, le conoscenze, l'assenza di controlli
da parte dell'ente, unitamente ad un'azione amministrativa non
improntata a rigidi principi di efficienza, correttezza e trasparenza
costituiscono le condizioni che rendono l'attivita' contrattuale
vulnerabile alla penetrazione malavitosa.
Nel corso dell'accesso e' stato riscontrato il frequente ricorso
alla proroga degli affidamenti con l'elusione delle soglie minime che
rendono obbligatoria la richiesta di certificazione antimafia.
Inoltre, sono stati dilatati i tempi per l'esecuzione di alcuni
lavori - come, ad esempio, gli interventi di riqualificazione degli
immobili confiscati alla criminalita' organizzata - mentre, talora,
l'azione amministrativa dell'ente e' risultata anche troppo rapida -
come nel caso degli incarichi di progettazione a professionisti
esterni.
Dall'accesso e' emersa, in particolare, la vicenda del mancato
abbattimento di una struttura abusiva, situata in un'area ove era in
programma la realizzazione, con fondi regionali, di una strada
comunale, previa espropriazione alcuni terreni di proprieta' anche di
uno stretto congiunto del primo cittadino, a sua volta consanguineo
di un esponente di rilievo dell'organizzazione malavitosa locale.
La mancata realizzazione dell'opera pubblica e la perdita del
finanziamento derivate dal mancato abbattimento dell'immobile hanno
arrecato un indubbio vantaggio alla famiglia del sindaco, a discapito
della collettivita' locale che non ha fruito dei benefici derivanti
dalla costruzione dell'infrastruttura viaria che avrebbe, peraltro,
potuto costituire un volano per l'economia.
Singolare e' la circostanza che, nonostante l'infrastruttura non
sia stata realizzata, l'ente abbia tempestivamente disposto e
liquidato, senza i dovuti accertamenti, gli incarichi di
progettazione dell'opera e che sia stato destinatario di compensi
incentivanti l'allora responsabile dell'area tecnica, oggi in
quiescenza, affine di un soggetto riconducibile al clan. Il predetto
dipendente e' stato anche individuato quale figura tecnica che ha
indirizzato l'azione amministrativa nel settore e che ha segnato
l'attivita' dell'ente, rimasta immutata anche dopo l'avvicendamento
del dipendente con i nuovi vertici del settore.
Le stesse condotte dilatorie, che avevano caratterizzato il
mancato esproprio dei terreni del congiunto del primo cittadino,
hanno connotato la gestione - anche in questo caso imputabile al
citato ex responsabile dell'area tecnica - dell'appalto relativo alla
costruzione dell'asilo nido del comune, da realizzarsi su un'area
confiscata e consegnata al comune, i cui lavori sono stati sospesi
immotivatamente ed illegittimamente, per un lungo lasso temporale,
nell'interesse del titolare del bene confiscato, referente locale dei
due clan maranesi.
Molteplici sono le irregolarita' riscontrate, anche dalla
magistratura ordinaria, nella gestione dell'appalto per l'ampliamento
e la gestione del cimitero comunale, il cui procedimento, avviato nel
2006, non si e' ancora concluso. In corso di gara, in relazione ad
una richiesta di approfondimenti tecnici del presidente della
commissione giudicatrice, veniva espresso un parere legale con il
quale si suggeriva di avviare l'esercizio del potere di autotutela
con riferimento al bando e agli atti di gara. Nonostante il contrario
avviso dell'ufficio legale, il piu' volte citato ex responsabile
dell'area tecnica - divenuto nel frattempo presidente della
commissione giudicatrice - ha proseguito la procedura, affidando, nel
2010, la concessione ad una ditta i cui titolari saranno destinatari,
nel 2011, di un provvedimento restrittivo in quanto vicini ad un clan
camorristico. Si tratta della stessa societa' che detiene il
monopolio degli appalti cimiteriali casertani, colpita da
interdittiva antimafia della prefettura di Caserta ed oggi in
amministrazione giudiziaria.
Sulla vicenda si registra l'anomala ingerenza del sindaco e del
vicesindaco eletti nel 2013 che, con tecniche dilatorie rispetto alla
revisione delle procedure e dei termini di realizzazione dell'opera
avviata dal commissario, hanno interferito sull'attivita' gestionale,
per modificare le iniziali condizioni contrattuali e per concludere
il procedimento con la ditta concessionaria.
Quanto alla gestione delle onoranze funebri, il servizio e'
affidato all'impresa qualificata dall'autorita' giudiziaria quale
braccio imprenditoriale del locale clan, di cui si e' fatto cenno in
precedenza. Risulta dalle indagini della magistratura inquirente che,
da tempo, l'impresa ha ottenuto il favor dell'amministrazione
comunale, essendo stata sistematicamente informata dai dipendenti
dell'ente - ed in particolare da uno di essi che aveva ricevuto somme
di denaro in cambio di informazioni - circa i trasporti funebri
richiesti da ditte provenienti da altri comuni, in modo da acquisire
il monopolio del settore. La situazione e' rimasta immutata negli
anni, tanto che, recentemente, e' stata inumata la salma di un
familiare di esponenti dei due clan locali, ad opera della ditta in
questione, senza alcuna autorizzazione e in violazione di norme
regolamentari.
Nel silenzio generale dell'amministrazione sulla vicenda, e'
significativa la circostanza che solo il segretario generale
dell'ente abbia avviato un'azione disciplinare nei confronti del
dipendente comunale consenziente alle operazioni di sepoltura, poi
destinato ad altro incarico.
Il condizionamento dell'amministrazione emerge anche da un'altra
vicenda: la costruzione, nel 2014, di un'edicola votiva - destinata
al capostipite della famiglia imprenditoriale camorristica di cui si
e' trattato e ad un ex sindaco del comune di Marano di Napoli,
coinvolto in un'inchiesta per reati di cui all'art. 416-bis nonche'
parente del sindaco eletto nel 2013 - da parte della ditta
appartenente alla stessa famiglia, in assenza di alcuna
autorizzazione nonche' di iniziative dell'amministrazione finalizzate
a ripristinare la legalita'. Infatti, l'ordinanza di abbattimento
della struttura abusiva sara' adottata solo nel 2015, a seguito di un
intervento della locale Tenenza dei Carabinieri.
Nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti la commissione
d'accesso ha riscontrato un uso reiterato e censurabile dell'istituto
della proroga contrattuale, al quale l'amministrazione ha fatto
ricorso fino al marzo 2015, allorche', nelle more del perfezionamento
della gara europea per l'affidamento del servizio, e' stata espletata
una gara a procedura ristretta, aggiudicata in via provvisoria ad
un'Associazione temporanea di imprese. L'Associazione non ha,
tuttavia, ottenuto l'aggiudicazione definitiva poiche' una delle due
aziende in raggruppamento temporaneo e' risultata destinataria di
un'interdittiva antimafia emessa dalla prefettura di Caserta.
Il servizio e' stato quindi affidato alla seconda impresa in
graduatoria, il cui contratto e' stato successivamente risolto per
inadempienze legate ad una protratta contestazione degli addetti alla
raccolta, che lamentavano il mancato mantenimento del rapporto di
lavoro di alcuni dipendenti in servizio presso la ditta che
assicurava la gestione del ciclo dei rifiuti prima del marzo 2015.
Nel mese di aprile 2016, il sindaco, con un discutibile
intervento invasivo delle competenze gestionali, ha affidato, con
propria ordinanza, il servizio ad una delle ditte facenti parte
dell'ATI, vincitrice della gara a procedura ristretta, all'uopo
temporaneamente associata con l'impresa destinataria
dell'interdittiva antimafia.
Significativi sono i diretti rapporti tra la richiamata ditta ed
alcune imprese presenti sul territorio, spesso riconducibili a
consorterie criminali - quali quella che gestisce il lavaggio e la
manutenzione dei mezzi - ed e' parimenti emblematico l'utilizzo di
un'area di revisione e ricovero mezzi, di proprieta' di affiliati a
sodalizi locali.
La Direzione distrettuale antimafia ha esaminato la
documentazione relativa all'assegnazione dei lotti all'interno del
Piano di insediamento produttivo, poiche' molte delle ditte che hanno
ottenuto le aree edificabili sono amministrate da soggetti con
precedenti penali per associazione mafiosa. A seguito degli
accertamenti, il g.i.p. del Tribunale di Napoli ha emesso, il 1°
dicembre 2016, un decreto di sequestro preventivo delle opere di
urbanizzazione, poste a servizio dell'area industriale realizzata da
una ditta di proprieta' di soggetti ai quali e' stata contestata,
unitamente ad altra persona, l'ipotesi di reato di violenza o
minaccia per costringere a commettere un reato, falsita' ideologica e
falsita' materiale commessa in concorso da pubblico ufficiale in atti
pubblici. Agli stessi e' stata anche contestata l'aggravante del
metodo mafioso per aver commesso il fatto in piu' persone riunite e
di aver agito al fine di favorire l'attivita' dell'associazione
camorristica che aveva rilevanti interessi economici nella
realizzazione del Piano di insediamento produttivo ...
L'inchiesta ha cosi' confermato la presenza nel contesto maranese
di un sistema imprenditoriale incline alla violazione delle norme e
collegato ai clan locali, mettendo in luce come alla pervicace
pressione criminale non sia stato contrapposto alcun ostacolo o
impedimento da parte dell'amministrazione comunale. Ed e' proprio la
mancanza di controllo che ha consentito la prosecuzione del rapporto
concessorio, nonostante le gravi violazioni della regolamentazione
comunale e della normativa di riferimento, fino alla realizzazione
delle strutture oggi sequestrate, peraltro falsamente collaudate.
Tra le ditte assegnatarie dei lotti e' presente anche la societa'
di cui si e' trattato in precedenza in relazione all'intreccio di
interessi economici tra organi del comune e consorteria, le cui
funzioni sindacali vengono svolte da un amministratore dell'ente.
Anche in materia urbanistica l'inerzia del comune ha creato le
condizioni favorevoli allo sviluppo di pratiche speculative da parte
della criminalita' organizzata. Nell'ambito dei Piani di
lottizzazione era stato programmato un insediamento abitativo per
anni non realizzato, tanto da indurre il presidente della provincia a
nominare un commissario ad acta incaricato dell'approvazione e del
rilascio dei titoli concessori.
Il decorso del tempo e l'inerzia del comune hanno poi reso
l'iniziativa non piu' rispondente agli interessi dell'ente.
Dopo anni di colpevole inattivita', l'amministrazione ha, invece,
mostrato una immotivata solerzia allorche' ha deliberato, in via di
autotutela, l'annullamento del provvedimento del commissario ad acta,
nonostante un parere legale, appositamente richiesto dal responsabile
del procedimento ad un consulente del comune, che suggeriva di
promuovere un'azione in sede giurisdizionale. La delibera comunale e'
stata poi annullata dal Tribunale amministrativo regionale per vizi
procedurali, con l'effetto di far rivivere il provvedimento
commissariale.
Il complessivo comportamento del comune ha favorito, o comunque
non ha contrastato, gli interessi dei proprietari delle aree
dell'insediamento, alcuni dei quali contigui alla criminalita'
organizzata.
L'omissione dei controlli ha anche agevolato pratiche
edificatorie abusive sul territorio comunale, tra cui quella relativa
ad un capannone, di proprieta' di una ditta il cui legale
rappresentante e' un congiunto di esponenti di rilievo del locale
clan, ed altri abusi - cui si e' gia' fatto cenno - quali la
struttura insistente su un'area di proprieta' di uno stretto
congiunto del sindaco, l'edicola votiva edificata in una zona
centrale del comune, nonche' le strutture abusive riconducibili ad
una delle predette famiglie di imprenditori, qualificata
dall'autorita' giudiziaria quale braccio imprenditoriale dei clan
camorristici.
La mancanza di controllo dell'azione amministrativa da parte
degli organi dell'ente, unitamente ad una gestione della cosa
pubblica contraria ai principi di buon governo, si sono tradotti in
una grave violazione dei parametri di diligenza e delle regole di
buona amministrazione.
Sintomatici della mala gestio sono la scarsa capacita' di
riscossione delle entrate tributarie e dei canoni di utenza nonche'
le carenze registrate nella gestione del patrimonio pubblico, in
relazione al quale l'ente continua ad assicurare la manutenzione dei
beni senza incamerare gli introiti dovuti da coloro che ne fruiscono.
Dalla descritta conduzione dell'ente e' derivato un vantaggio per
alcune famiglie malavitose che - pur in assenza di un contratto
ovvero senza pagare i canoni idrici o, ancora, attraverso allacci
abusivi alla rete idrica comunale - hanno beneficiato del bene
primario. Rileva, ai fini della presente relazione, la circostanza
che anche la villa ove dimora uno stretto congiunto del locale capo
clan, abusivamente realizzata su un'area di proprieta' altrui, sia
allacciata alla rete idrica.
Quanto al patrimonio pubblico, il Prefetto evidenzia la
situazione di soggetti legati alla criminalita' organizzata che
occupano alloggi di edilizia pubblica sine titulo, senza versare i
relativi canoni.
Le circostanze analiticamente esaminate e dettagliatamente
riferite nella relazione del Prefetto hanno rivelato una serie di
condizionamenti dell'amministrazione comunale di Marano di Napoli
(Napoli), volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali,
che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita'
dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della
collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per
assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Sebbene il processo di ripristino della legalita' nell'attivita'
del comune sia gia' iniziato attraverso la gestione provvisoria
dell'ente affidata al commissario straordinario, ai sensi dell'art.
141 del citato decreto legislativo n. 267/2000, in considerazione dei
fatti suesposti e per garantire l'affrancamento dalle influenze della
criminalita', si ritiene, comunque, necessaria la nomina della
commissione straordinaria di cui all'art. 144 dello stesso decreto
legislativo, anche per scongiurare il pericolo che la capacita'
pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in
occasione delle prossime consultazioni elettorali.
L'arco temporale piu' lungo previsto dalla legge per la gestione
straordinaria consente anche l'avvio di iniziative e di interventi
programmatori che, piu' incisivamente, favoriranno il risanamento
dell'ente.
Rilevato che, per le caratteristiche che lo configurano, il
provvedimento dissolutorio previsto dall'art. 143 del citato decreto
legislativo puo' intervenire quando sia gia' disposto il
provvedimento per altra causa, differenziandosene per funzioni ed
effetti, si propone l'adozione della misura di rigore nei confronti
del comune di Marano di Napoli (Napoli), con conseguente affidamento
della gestione dell'ente locale ad una commissione straordinaria cui,
in virtu' degli articoli 144 e 145 del richiamato decreto, sono
attribuite specifiche competenze e metodologie di intervento
finalizzate a garantire, nel tempo, la rispondenza dell'azione
amministrativa ai principi di legalita' e al recupero delle esigenze
della collettivita'.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 22 dicembre 2016
Il Ministro dell'interno: Minniti
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PREFETTURA - UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI NAPOLI
Napoli, data del protocollo
Al'On.le Ministro dell'interno
ROMA
Oggetto: Comune di Marano di Napoli (NA) - 57.000 abitanti circa.
Relazione sull'esito degli accertamenti ispettivi volti a
verificare la sussistenza dei presupposti per l'adozione del
provvedimento di cui all'art. 143 del decreto legislativo n.
267/2000.
L'operato dell'amministrazione comunale di Marano di Napoli,
attualmente affidata alla guida di un Commissario straordinario,
nominato nello scorso mese di maggio, a seguito delle dimissioni del
omissis - eletto nel 2013 a capo di una coalizione di centro-destra e
di liste civiche - e' stato oggetto, nel tempo, di attenta
osservazione che ha portato per ben due volte allo scioglimento
dell'Ente per fenomeni di condizionamento: nel settembre 1991,
durante il mandato del omissis a capo di una coalizione di liste
civiche e, nel luglio 2004, quando era omissis sostenuto da una
maggioranza di centro sinistra.
La peculiare storia dell'ente e la sua collocazione geografica in
un area ad alta incidenza criminale hanno determinato un costante
monitoraggio degli organi politico-amministrativi, e, dalle piu'
recenti informazioni acquisite dalle Forze di Polizia, anche l'ultima
consiliatura non e' apparsa avulsa dalle medesime modalita'
gestionali che avevano contrassegnato le precedenti compagini
elettive destinatarie della misura di cautela antimafia.
Peraltro, gia' nel 2012, il Commissario straordinario - che e'
subentrato alla sfiduciata giunta guidata dal omissis - nella
relazione rassegnata al termine del proprio mandato, aveva segnalato
criticita' degne di approfondimento, riconducibili, in particolare,
al settore urbanistico, all'affidamento di servizi e lavori pubblici
ed alla gestione dei servizi finanziari, evidenziando, al contempo,
la sussistenza di un contesto ambientale e burocratico inquinato da
logiche contrarie ai principi di legalita'.
Alla luce di tali considerazioni e delle circostanze emerse
all'esito degli accertamenti svolti ai sensi del decreto legislativo
n. 235/2012, all'indomani dell'insediamento dell'amministrazione
omissis nel maggio 2013, circa legami tra i neoeletti consiglieri e
la criminalita', meritevoli di attenzione, questa Prefettura ha
incaricato l'Arma dei Carabinieri di intensificare il monitoraggio
gia' avviato sull'Ente.
L'attivita' di osservazione ha confermato una preoccupante rete
di collegamenti, parentele, collusioni e cointeressenze di soggetti
appartenenti ad organizzazioni malavitose locali con amministratori e
dipendenti ed in particolare: il omissis, gia' consigliere in passate
amministrazioni, che, come si dira' piu' diffusamente in seguito,
risulta avere legami di parentela sia con esponenti del «clan
omissis» che con referenti della famiglia omissis, omissis, coinvolta
nelle indagini a carico di un noto imprenditore del settore
immobiliare e turistico-alberghiero, affiliato al cartello
camorristico dei omissis della contigua area giuglianese, ed il
omissis, con rapporti di parentela e professionali con soggetti
legati ai gruppi criminali maranesi.
L'attenta analisi dell'apparato amministrativo ha rivelato una
singolare vicinanza familiare e una contiguita' con ambienti
criminali di numerosi dipendenti, inseriti in uffici particolarmente
esposti a rischio di corruttela e di interferenza malavitosa,
evidenziate, nel tempo, anche dall'Autorita' giudiziaria che ha avuto
modo di stigmatizzare i rapporti tra funzionari dell'ufficio tecnico
ed imprese locali, tra cui quelle gestite dalle famiglie omissis e
omissis, bracci imprenditoriali dei clan camorristici.
In relazione al delineato scenario ed a fronte dell'anomalo e
sospetto comportamento inerte dell'Amministrazione rispetto ad
evidenti tracotanze della consorteria criminale, come nel caso della
indisturbata edificazione abusiva di una edicola votiva in pieno
centro cittadino dedicata a omissis, capostipite dell'omonima
famiglia, e a omissis coinvolto in un inchiesta per il reato di
associazione a delinquere di stampo mafioso, la scrivente, previo
conforme avviso del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
pubblica, ha chiesto di essere delegata all'esercizio dei poteri
d'accesso, ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto-legge n.
629/1982, conferiti con decreto ministeriale n. 17102/128/51 (47) -
Ufficio V - Affari territoriali del 25 marzo 2016.
Con decreto prefettizio n. 45941/Area II/EE.LL. del 17 marzo 2016
(allegato n. 1) e' stata costituita la Commissione di indagine,
composta dal omissis per verificare la sussistenza di collegamenti
diretti o indiretti degli amministratori con la criminalita'
organizzata, o di forme di condizionamento degli amministratori
stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi
elettivi e il buon andamento o l'imparzialita' dell'amministrazione
comunale, nonche' il regolare funzionamento dei servizi alla stessa
affidati, ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante
pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, ai fini
dell'eventuale adozione del provvedimento sanzionatorio previsto
dall'art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
L'attivita' ispettiva
La Commissione, insediatasi presso l'Ente il 21 marzo 2016
(allegato n. 2), ha svolto la sua attivita' inizialmente per tre
mesi, chiedendo poi, in ragione della complessita' delle verifiche,
la proroga dell'incarico per un analogo periodo (allegato n. 3),
concessa con provvedimento prefettizio n. 107061 in data 13 giugno
2016 (allegato n. 4).
Giova rilevare che a distanza di poco piu' di un mese
dall'insediamento della Commissione di accesso, il Sindaco Liccardo
ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dalla carica.
Al termine degli accertamenti, l'argano ispettivo, avvalendosi
anche delle indicazioni emerse dal monitaraggio disposto dalla
Prefettura e del contributo informativo delle Forze di Polizia, ha
presentato in data 22 settembre 2016 l'unita relazione (allegato n.
5), nella quale sono stati analizzati i precedenti penali, le
posizioni soggettive ed i comportamenti dei rappresentanti degli
organi elettivi e dell'apparato burocratico dell'Ente, nonche' le
attivita' piu' significative dei settori amministrativi e tecnici con
riferimento agli appalti ed affidamenti di lavori e servizi,
all'urbanistica ed alla gestione del patrimonio.
Il quadro di sintesi delinea i contorni di un Ente sicuramente
non proiettato al soddisfacimento del pubblico interesse e cio', sia
con riferimento alle situazioni personali di amministratori e
dipendenti, sia in relazione alle attivita' poste in essere, o meglio
non svolte, che hanno deviato l'agire pubblico in favore delle
consorterie criminali.
La debolezza della struttura amministrativa, caratterizzata anche
dalla carenza di figure apicali competenti nei settori strategici,
l'assenza di un indirizzo politico improntato a principi di
legalita', l'esistenza di collegamenti e interessi trasversali con
esponenti dei gruppi criminali sono indicati dalla commissione quali
fattori che hanno favorito il condizionamento dell'ente da parte
della criminalita', tanto da assicurarle una forte ingerenza nella
vita politica e amministrativa del comune.
L'amministrazione omissis, a giudizio del collegio ispettivo, si
e' caratterizzata non solo per non aver posto argini ai tentativi di
infiltrazione criminale, ma per aver tenuto un modus operandi,
costante nel tempo e ad ampio raggio d'azione, improntato a condotte
omissive o dilatorie che ha avvantaggiato soggetti notoriamente
legati o in affari con i clan.
Proprio il contesto territoriale, caratterizzato da una
criminalita' organizzata cosi' pervasiva e capace di insinuarsi
profondamente nei gangli vitali della pubblica amministrazione da
aver determinato due scioglimenti degli organi elettivi maranesi nel
1991 e nel 2004, e l'adozione, negli ultimi anni, di analoghi
provvedimenti dissolutori nei confronti dei comuni dell'area
(Casoria, Crispano, Melito di Napoli, Brusciano, Casalnuovo, Arzano),
avrebbero, invece, richiesto da parte dell'amministrazione locale che
deve avere come suo obiettivo primario il perseguimento
dell'interesse pubblico e il benessere della collettivita', un
impegno fattivo e prioritario nell'apprestare misure adeguate a
contrastare i tentativi di interferenza.
Al fine di delineare compiutamente l'inquietante quadro che
scaturisce dagli esiti ispettivi, appare utile focalizzare,
preliminarmente, il contesto territoriale e le dinamiche criminali
che interessano il territorio in cui si colloca Marano di Napoli.
Inquadramento territoriale e contesto criminale
Il Comune di Marano, che conta una popolazione di 57.204
abitanti, si estende per circa 15 Kmq, a nord di Napoli ed ha una
elevata densita' abitativa, riconducibile allo sviluppo di
insediamenti residenziali, sia legali che abusivi. L'area,
interessata da numerosi vincoli (idrogeologico, paesaggistico,
sismico), e' composta da due zone morfologicamente molto differenti
tra loro, una collinare che si sviluppa verso la fascia dei Camaldoli
del Capoluogo, e l'altra pianeggiante che si estende verso il
comprensorio Giuglianese.
L'economia fondata storicamente sull'agricoltura, ha subito
numerose trasformazioni nel corso degli anni ma ancora oggi, sebbene
in misura ridotta rispetto al passato, il sistema economico ruota
intorno all'agricoltura, cui si e' affiancato lo sviluppo di
attivita' commerciali, edilizie e della grande distribuzione.
Nell'area e' radicata la presenza di organizzazioni criminali di
spicco, quali i omissis e i omissis, tra i clan piu' influenti e
potenti della Campania dediti, prevalentemente, al traffico
internazionale di sostanze stupefacenti, al riciclaggio di danaro,
provento di affari illeciti, reimpiegato in attivita' economiche e
commerciali anche all'estero, e alle speculazioni edilizie. I due
sodalizi coesistono da tempo, reggendo le attivita' delittuose sulla
base di un tacito accordo ed avvalendosi di gruppi criminali
referenti, come quello dei fratelli omissis, che garantiscono il
controllo del territorio gestendo le estorsioni, il gioco d'azzardo e
l'usura.
A differenza di quanto avviene nel Capoluogo, dove i clan
attraversano una fase di disarticolazione e di vuoti di potere,
contraddistinta da una continua e feroce conflittualita', le
organizzazioni criminali dell'area maranese sono fortemente
strutturate e proprio in ragione della solida coesione e
dell'espansione dei loro interessi illeciti su diverse attivita'
commerciali, sono riuscite a mantenere, in questi anni, un pressante
e diffuso controllo e condizionamento a tutti i livelli, favorito, in
seno all'ente comunale, dalla presenza di legami parentali, ma anche
da intrecci di rapporti economici tra esponenti della compagine
politica e soggetti riconducibili ai clan.
Le inchieste svolte dall'Autorita' giudiziaria hanno confermato
la peculiare capacita' di aggregazione e la leadership nel
narcotraffico dei clan omissis e omissis, che, nonostante l'efficace
azione condotta dalle Forze dell'ordine e dalla Magistratura e i
numerosi arresti dei suoi vertici, conservano un ruolo di primo
piano, non solo nelle attivita' criminali tradizionali, ma anche
negli affari che coinvolgono settori dell'economia e
dell'amministrazione pubblica, sulla quale fanno convergere costanti
ed insistenti pressioni al fine di condizionarne le scelte e le
attivita' a proprio vantaggio.
In particolare, sul fronte dell'edilizia, degli appalti, delle
speculazioni immobiliari, del riciclaggio in attivita' economiche,
giocano un ruolo di fiancheggiatori e di prestanome famiglie
imprenditoriali quali i omissis e i omissis, come dimostrato dai
recenti arresti dei manager dei gruppi in questione che, in piu'
occasioni, sono stati coinvolti in vicende amministrative messe a
fuoco nella relazione ispettiva e per i quali sono stati evidenziati
rapporti stretti e consuetudinari con amministratori e funzionari
dell'Ente.
Gli Amministratori
L'amministrazione omissis eletta nella tornata elettorale del
maggio 2013 alla guida di una coalizione di centro destra, e'
subentrata ad un Commissario straordinario che aveva gestito l'ente
dal marzo 2012.
Omissis ha governato il comune fino al omissis, quando la crisi,
che serpeggiava da circa un anno all'interno della sua maggioranza,
e' culminata nel mancato sostegno all'approvazione del bilancio di
previsione per l'esercizio finanziario 2016, che ha costretto il
primo cittadino a presentare le dimissioni; pertanto, l'ente
attualmente e' di nuovo guidato da un Commissario.
L'Organo ispettivo, nella sia attivita' di indagine svolta a
tutto campo sia con riferimento a profili soggettivi che
all'attivita' gestionale, ha potuto constatare come, da una lato, la
fitta rete di parentele e relazioni degli amministratori con
esponenti della criminalita' organizzata abbia consentito alla
malavita, proprio grazie ai citati intrecci familiari e di
frequentazione, di ingerirsi nella realta' dell'ente, condizionandone
e sviandone le scelte e dall'altro, come la compagine politica del
Liccardo abbia agito in un contesto di continuita' con le precedenti
amministrazioni, che, nel tempo, hanno governato Marano.
Le molteplici attivita' su cui e' stata focalizzata l'attenzione
sono state avviate durante precedenti gestioni e sono state portate
avanti, tutte, nello stesso solco della devianza dall'interesse
pubblico, ed in cio' avvantaggiate anche dalla presenza nell'attuale
compagine, di consiglieri comunali anche delle passate
amministrazioni.
L'Amministrazione omissis, in particolare, si e' caratterizzata
per non essere intervenuta, in numerosi procedimenti relativi a
settori anche strategici che presentavano gravi anomalie e profili di
illegittimita', per mettere in atto le misure inderogabili volte al
ripristino della legalita', neanche quando sono emersi evidenti
interessi della criminalita' organizzata, dando prova, nei fatti e
ancor piu' nel protratto e palese immobilismo, di un'interazione con
i sodalizi criminali.
Emblematica in questo contesto di grave compromissione del
prestigio dell'Istituzione e' omissis, imparentato con esponenti di
rilievo dei clan e artefice di una serie di scelte ed atti in
contrasto alle norme, adottati al fine di avvantaggiare la propria
famiglia e soggetti malavitosi.
Gia' consigliere comunale di minoranza durante le amministrazioni
di centro sinistra del 2006 e del 2011, il omissis e' figlio di
omissis, tratto in arresto per ricettazione e sodale al clan omissis,
nipote di omissis, ucciso quando era ai vertici del sodalizio
criminale omissis, ed e' imparentato con omissis, detenuto unitamente
al padre omissis ed al fratello omissis per associazione di tipo
mafioso poiche' affiliato al clan omissis.
La Commissione ha potuto verificare come questo reticolo di
legami familiari e di affinita' abbia inciso tangibilmente
sull'azione del primo cittadino, proiettata a costruire vantaggi
illegittimi per i privati, per la sua famiglia e per la criminalita',
secondo logiche del tutto avulse dalla corretta e trasparente
gestione della cosa pubblica; significativi, in tal senso, i
riferimenti all'opera della cd. «Viabilita' di raccordo» compromessa
dal mancato abbattimento di un fabbricato abusivo insistente su aree
da espropriare di proprieta' anche del omissis ed all'occupazione,
sempre da parte del omissis, degli stand del mercato ortofrutticolo,
in assenza di una regolare assegnazione, del versamento del
corrispettivo al comune e con il benestare della stessa
amministrazione.
L'organo ispettivo ha, poi, sottolineato che, in diverse
occasioni, omissis e' arrivato ad avocare a se' provvedimenti di
carattere gestionale, quindi non di prerogativa dell'organo politico,
per definire percorsi gia' avviati in coerenza con proprie
valutazioni e finalita'.
Non appaiono di minore rilevanza le posizioni di altri componenti
la compagine elettiva e, specificamente:
omissis, gia' consigliere comunale di minoranza durante
l'amministrazione di centro sinistra del 2006, e' imparentata con
omissis, figlia del defunto capo clan omissis e cugina di omissis il
quale ha cointeressenze imprenditoriali in societa' omissis con
esponenti di spicco del clan omissis;
omissis anch'egli consigliere di minoranza durante le
amministrazioni di centro sinistra del 2006 e del 2011, ha stretti
legami di parentela con la famiglia omissis, i cui componenti sono
gli attuali capi della consorteria camorristica maranese;
omissis vanta invece parentele, con la famiglia omissis.
Coinvolta nel 2011 da una vicenda giudiziaria, omissis e' stata
indagata, unitamente ad altre 24 persone, dal G.I.C.O. della Guardia
di Finanza di Napoli, ai sensi dell'art. 12-quinquies del
decreto-legge n. 306/1992 (provvedimenti contro la criminalita'
mafiosa), con il noto omissis, imprenditore operante nel settore
immobiliare e turistico-alberghiero, affiliato al cartello
camorristico dei omissis, e socio della omissis attualmente in
liquidazione; il procedimento concluso in primo grado con
l'assoluzione della omissis, vede la sentenza impugnata dal Pubblico
ministero.
Figura di primo piano tratteggiata dalla Commissione, non solo
per i legami di parentela con le famiglie omissis e omissis, ma anche
per la spregiudicatezza dei rapporti professionali e il ruolo svolto
in societa' riconducibili agli stessi, e' quella di omissis
dall'agosto 2015 al maggio 2016, in una funzione chiave di indirizzo
dell'attivita' del civico consesso, che richiede terzieta', rispetto
delle regole e trasparenza, requisiti che non sembrano aver sempre
caratterizzato l'operato del omissis.
Ne viene evidenziato il ruolo di sindaco rivestito nella societa'
«omissis - ora omissis» di proprieta' di omissis, figlio del boss
omissis e omissis, nipoti dello stesso capoclan, nonche' la
partecipazione, sempre nello stesso ruolo, in un'altra societa', la
omissis, anche questa appartenente ai suddetti omissis - omissis e
gia' oggetto, nel 2011, di sequestro preventivo della D.D.A. di
Napoli.
Non da meno appaiono, inoltre, i legami di parentela della
omissis, la cui madre, omissis, e' cognata di omissis, figlia di
omissis, capo dell'omonimo clan camorristico, gia' condannato
all'ergastolo; la omissis, che unitamente al marito intreccia
relazioni commerciali con esponenti della criminalita' organizzata,
esercita la sua attivita' professionale presso lo studio associato
omissis e omissis; studio che, frequentemente, assume la difesa degli
interessi di soggetti legati alla criminalita' organizzata ed in
contrapposizione all'amministrazione comunale. Peraltro omissis non
e' egli stesso estraneo alla vita politica del comune di Marano,
avendo ricoperto, in passato, la carica di omissis.
Prima di omissis, a svolgere le funzioni omissis dal luglio 2013
all'agosto 2015, e' stata omissis, parente di omissis, pregiudicati e
detenuti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di
stupefacenti.
Omissis, che era stata omissis durante l'amministrazione di
centro sinistra dei 2011, ed attuale consigliere di maggioranza, e'
imparentata con il gia' citato omissis, con il quale e' legato da
vincoli di parentela pure il consigliere di omissis.
Infine, omissis, della compagine comunale di minoranza e gia'
consigliere di maggioranza durante l'amministrazione di centro
sinistra del 2011, e' parimenti imparentato con la famiglia omissis.
L'apparato burocratico
In parallelo con le descritte criticita' dell'apparato
governativo, anche quello amministrativo viene definito dalla
Commissione assolutamente inefficiente ed insufficiente attese le
notevoli carenze di organico anche per le limitazioni assunzionali
collegate alla normativa di settore (a fronte di una dotazione
previsionale di circa 341 posti, registra la copertura di appena n.
191 unita', pari a poco piu' dei 50%) che hanno impedito all'ente di
munirsi delle necessarie risorse lavorative e professionali in
rapporto all'entita' dei servizi richiesti dalla cittadinanza.
Situazione aggravata dall'inadeguatezza, in quasi tutti i
settori, dei livelli apicali dirigenziali, con la mancata stabile
copertura dei posti che, protrattasi per molti anni, e' apparsa
funzionale e preordinata ad una strunentale ingestibilita' dei
processi amministrativi.
Emblematica, al riguardo, e' la situazione di cronica carenza di
un dirigente stabilmente preposto all'ufficio tecnico, dove per otto
volte durante l'amministrazione omissis si sono alternati al vertice
dell'ufficio funzionari diversi, con intuibili, negative
ripercussioni sulla continuita' dell'azione amministrativa.
A rendere ancora piu' delicata tale condizione e' la presenza di
30 dipendenti, pari ad oltre il 15% degli effettivi, che vanta
vincoli di parentela o collegamenti con esponenti della criminalita'
organizzata, di cui alcuni coinvolti in procedimenti penali e
indagini riferiti anche a violazioni commesse per agevolare le
attivita' imprenditoriali in particolare delle famiglie omissis e
omissis prestanomi dei locali clan.
Rinviando, per un completo quadro, all'allegata relazione
ispettiva, appare utile sottolineare tra le posizioni dei dipendenti,
per lo spessore delle vicende e la stretta vicinanza ad esponenti
delle consorterie locali, le figure di:
omissis gia' in passato tratto in arresto per favoreggiamento e
condannato per porto e detenzione abusiva di armi, e' stato
nuovamente arrestato, nel luglio 2016, per detenzione abusiva di armi
e munizioni rinvenute negli uffici del cimitero, il cui figlio
omissis, pregiudicato e' affiliato al clan omissis;
omissis, e' padre di omissis e omissis entrambi esponenti del
clan omissis;
omissis e' indagato per corruzione ed atti contrari ai doveri
d'ufficio, nell'ambito del procedimento penale in cui sono coinvolti
anche omissis, tratti in arresto per il delitto di associazione di
stampo mafioso p. e p. dall'art. 416-bis ed affiliati al clan
omissis;
omissis, e' cugino di omissis elemento di spicco del clan
omissis;
omissis, e' sorella di omissis, pluripregiudicato, affiliato al
clan omissis allo stato detenuto omissis;
omissis, sono nipoti dei omissis, uno deceduto in un agguato
camorristico e gli altri due legati al gruppo omissis;
omissis, e' stato indagato per abuso d'ufficio, falsita'
ideologica e materiale, violazione delle norme urbanistiche, con
l'aggravante del metodo mafioso in concorso con omissis;
omissis e omissis, sono entrambi legati da rapporti di
parentela con il boss omissis.
La macchina amministrativa, indolente e superficiale e' apparsa
coerente oltre che funzionale ad un'amministrazione comunale
certamente non prodiga di indirizzi e controlli sicche' l'obiettivo
del bene pubblico, vuoi per il lassismo dell'una che per la
distorsione dell'altra, ha lasciato spazio libero agli interessi
criminali che hanno avuto la meglio e hanno potuto utilizzare l'ente
pubblico per le loro finalita'.
E cio' si evince in maniera assolutamente chiara dagli
approfondimenti, cui si rinvia, che la Commissione ha svolto sulle
diverse attivita' gestionali e che si reputa opportuno evidenziare
nei tratti salienti che, a fattor comune, denotano un agire non
conforme alle norme e sviato dai propri fini.
Appalti pubblici
L'Organo ispettivo ha rilevato, che le procedure utilizzate negli
appalti e piu' in generale in tutte le fasi dell'iter procedurale
(progettazione, espropriazioni, affidamento dell'appalto, esecuzione
dei lavori e collaudo delle opere) non sono quasi mai ispirate a
principi di efficienza, correttezza e trasparenza, precostituendo
condizioni per avvantaggiare persone vicine agli organi elettivi e
agli ambienti malavitosi; frequente e' il ricorso alla proroga di
affidamenti di breve durata e la conseguente elusione delle soglie
minime per l'obbligatoria richiesta di certificazione antimafia e per
l'applicazione della piu' rigorosa normativa comunitaria di settore.
Indicativo al riguardo e' l'affidamento dei project financing per
l'ampliamento e la gestione del cimitero - di cui si dira' piu'
dettagliatamente in seguito - all'impresa omissis proveniente da
omissis e contigua al clan omissis, oggi in amministrazione
giudiziaria.
Molteplici le progettazioni, affidate a professionisti esterni -
le cui parcelle sono state, con un singolare tempismo certamente non
consono agli ordinari ritmi dell'azione amministrativa maranese,
prontamente pagate, cosi' come gli incentivi economici per i tecnici
comunali - per interventi risultati poi non piu' finanziabili o
addirittura privi di fattibilita'.
Per contro, sono risultati ampiamente dilatati i tempi di
esecuzione dei lavori tesi alla riqualificazione degli immobili
confiscati alla criminalita' organizzata, tant'e' che di fatto ne e'
stato compromesso il riutilizzo a fini sociali, vanificandone il
valore simbolico in termini di ripristino della legalita'.
I progetti del programma «Piu' Europa»
Sintomatiche della continuita' di mala gestio delle diverse
consiliature succedutesi nel tempo, rilevano le procedure di
realizzazione delle opere inserite nel Programma integrato urbano
«Piu' Europa», risalenti al dicembre 2011 allorche' e' stato
sottoscritto l'Accorcdo di Programma tra la Regione Campania ed il
Comune di Marano per l'approvazione di 13 interventi dei quali 10
sono stati anche finanziati.
Di tali progettazioni, tutte raramente coerenti con la
sostenibilita' finanziaria degli interventi, cinque non sono state
mai realizzate o perche', a causa dell'inerzia dell'amministrazione,
i tempi non sono stati ritenuti piu' compatibili con quelli imposti
dal programma «Piu' Europa», o ancora perche' le spese relative alle
indennita' delle aree da espropriare sono state tardivamente ritenute
troppo onerose: cio' quale diretta conseguenza di scelte operate per
corrispondere ad esigenze personali, familiari se non addirittura
criminali.
L'Ente, pertanto, negli ultimi tre anni ha cambiato orientamento
sul programma «Piu' Europa», rinunciando a portare a termine alcune
opere dopo aver corrisposto la somma complessiva di oltre €
648.000,00 per pagare sostanziose parcelle a professionisti esterni
incaricati delle progettazioni degli interventi e per liquidare
incentivi agli allora dipendenti dell'ufficio tecnico comunale, con
conseguente danno per l'erario.
In particolare, per l'intervento di Viabilita' di raccordo, sono
stati liquidati circa € 88.000,00 per incarichi di progettazione, ma
l'opera dapprima finanziata, e' poi scomparsa dal Programma, come
gia' riferito in precedenza, a causa della presenza, riscontrata
soltanto alcuni anni dopo l'approvazione del progetto, di un
capannone abusivo che non ne permetteva la realizzazione.
Preme ribadire che il mancato abbattimento di tale capannone ha
di fatto evitato di realizzare l'esproprio delle aree indispensabili
all'opera, di proprieta' omissis riferibile alla criminalita'
organizzata.
Singolare appare, poi, la circostanza che tra il personale
dell'Area tecnica, costantemente destinatario dei compensi
incentivanti, si ritrovi sempre il omissis suocero omissis, nipote
omissis in passato gia' al vertice del clan camorristico omissis.
Gli ispettori hanno potuto verificare come sia stata proprio
quella omissis la figura tecnica di riferimento che ha indirizzato,
nel solco del favoritismo e dello sviamento dal pubblico interesse,
l'azione del settore, proseguita senza alcuna soluzione di
continuita', anche dopo il suo collocamento in pensione, da parte dei
numerosi tecnici che lo hanno sostituito, i quali non hanno mai
cambiato linea e dall'amministrazione omissis che non ha posto in
essere iniziative atte ad arginare le irregolarita' perpetrate.
Cosi' e' per l'appalto per la realizzazione «dell'asilo comunale»
ove tra irregolarita', inosservanze, lungaggini sospette e una
condotta inefficiente e dilatoria e' emerso l'intento di non portare
a conclusione i lavori e non destinare a fini sociali un bene
confiscato ad omissis referente locale dei clan omissis e omissis.
L'Ufficio tecnico si e' prestato al gioco delle sospensioni che,
di fatto, hanno paralizzato i lavori di recupero del bene; inizia il
omissis, che sulla base di un'istanza del legale del omissis che,
tuttavia, fa riferimento ad un procedimento relativo ad altri cespiti
immobiliari, senza avviare alcuna verifica in merito, mantiene
congelati per tre anni i lavori
Dopo che il Commissario straordinario, nel 2013 ne ha riattivato
la procedura, i lavori, una volta insediatasi l'amministrazione
omissis, sono stati di nuovo sospesi sul presupposto di ritardi della
Regione nel trasferimento dei fondi.
Analogamente, la realizzazione della struttura polifunzionale del
«Giardino dei ciliegi», la cui procedura ha avuto inizio da oltre
quindici anni, si e' connotata per conflitti e contenziosi tra
amministrazione comunale e concessionario che hanno comportato un
lievitare di costi ed oneri (indennita' di esproprio) a carico della
prima ed a tutto vantaggio del concessionario.
L'amministrazione omissis, dopo anni di sostanziale inattivita',
ha ritenuto di definire la questione stipulando con il medesimo
beneficiario, nonostante i gravi ritardi allo stesso imputabili, una
nuova convenzione - alla quale si e' addivenuti con una seduta
dell'organo delibeativo che ha visto l'inopportuna partecipazione di
componenti in evidente conflitto di interessi - quasi un patto
leonino che ha aggravato l'ente pubblico di tutti i maggiori costi,
riqualificando giuridicamente il soggetto privato nel rapporto con il
Comune.
Nella fattispecie il TAR, intervenuto in merito (sentenza n.
01261/2016), ha evidenziato proprio la lacunosita' dell'istruttoria
amministrativa, l'irragionevolezza delle determinazioni adottate e la
carenza di interesse pubblico.
L'annosa e tormentata vicenda assume una connotazione peculiare
se si considerano i soggetti affidatari dei lavori.
La omissis annovera come legale rappresentante e amministratore
unico omissis figlio di omissis, a sua volta amministratore della
omissis. Quest'ultimo, gia' consigliere comunale dell'amministrazione
di Marano, destinataria del provvedimento di scioglimento nel 1991
per infiltrazioni della criminalita' organizzata, era stato coinvolto
nell'ambito di un procedimento penale a carico dell'allora omissis.
L'associata omissis vede al proprio interno, tra gli altri,
omissis dello studio legale omonimo, di cui si e' gia' riferito, e
che si conferma presenza costante in tutte le vertenze giudiziarie
contraddistinte da intrecci affaristico-imprenditoriali in
contrapposizione al comune di Marano, nonche' omissis, gravato da
pregiudizi di polizia con riferimento all'416-bis c.p.
Ed infine, per la realizzazione dell'area attrezzata «Giardino
dei cinque sensi» l'Ente ha consegnato i lavori senza avere prima
acquisito la materiale disponibilita' di parte dell'area interessata,
e non e' stata, poi, in grado di far demolire un opera edilizia
abusiva realizzata sull'area stessa.
Anche in questo caso la condotta amministrativa ha prestato il
fianco al privato, autore della violazione edilizia, che ha attivato
un contenzioso contro l'ente - con danni sia in termini di dispendio
di risorse ed energie, sia per i conseguenti effetti dilatori sulle
fasi procedurali - curato come sempre dallo omissis.
Particolare attenzione e' stata, inoltre, rivolta dalla
Commissione all'iter per l'appalto di concessione per «l'ampliamento
e la gestione del cimitero» comunale.
La procedura desta perplessita' fin dalla fase dell'espletamento
della gara per l'individuazione del concessionario nel cui ambito
vengono sollevati dubbi da parte della stessa commissione di gara in
ordine a vizi o aspetti tecnici per i quali viene chiesto anche un
approfondimento giuridico,
A fronte del contrario avviso espresso dall'organo legale,
l'amministrazione sostituisce il presidente della commissione di gara
con il solito omissis, di cui si e' detto, e, nel giugno del 2010,
delibera l'affidamento della concessione alla ditta omissis facente
capo ai omissis, destinatari di un provvedimento restrittivo emesso
nel novembre 2011 in quanto vicini al clan omissis.
La predetta societa', monopolista degli appalti cimiteriali
nell'area omissis ottenuti tramite pressioni e intimidazioni su
dipendenti di quei comuni, e' stata colpita da interdittiva
antimafia, emessa dalla Prefettura di omissis ed e' ora in
amministrazione giudiziaria.
Soltanto nel 2013, su impulso del Commissario prefettizio
dell'epoca, e' stato nominato un gruppo tecnico per la verifica della
regolarita' delle procedure e la ridefinizione dei termini della
concessione; tale attivita', che si sarebbe potuta concludere in poco
tempo, si e' protratta per tutta la durata dell'amministrazione
omissis ed ha visto omissis ed omissis scendere direttamente in campo
con anomala ingerenza in ambiti gestionali affidati alla dirigenza,
per modificare le iniziali condizioni contrattuali e concludere, in
ogni caso, procedimento con la ditta concessionaria.
La Commissione, in merito, rileva il forte dubbio sulla
legittimita' dell'opzione di definire, comunque e a qualunque costo,
un procedimento avviato molti anni addietro e che vede come
beneficiario un'impresa riferibile alla criminalita' organizzata.
Servizi di onoranze funebri e servizi cimiteriali
Gestore dei servizi di onoranze funebri nell'ambito del
territorio del Comune di Marano e' l'impresa omissis che fa capo
omissis, entrambi affiliati al omissis.
Esiti di attivita' giudiziaria hanno messo in risalto
l'alterazione del sistema elettivo e burocratico di Marano teso a
favorire le attivita' imprenditoriali criminali della suddetta
impresa che veniva sistematicamente informata dai dipendenti
dell'ente sui trasporti funebri richiesti da ditte provenienti da
altri comuni in modo da acquisire il monopolio delle attivita'.
In particolare le indagini hanno anche accertato che omissis
aveva ricevuto somme di denaro da omissis e da suoi incaricati, per
predisporre, rilasciare o far rilasciare, in violazione delle
disposizioni in materia di polizia mortuaria, i permessi di
seppellimento ed i decreti di autorizzazione al trasporto di salme,
in assenza della documentazione necessaria.
La situazione, nel tempo, non e' affatto cambiata. L'ultimo
episodio, omissis dell'inumazione della omissis, imparentato con
esponenti di primo piano dei clan omissis - omissis, effettuata dal
personale della ditta, senza alcuna autorizzazione e in violazione
delle norme regolamentari, conferma che tuttora perdura la collusione
degli uffici comunali con omissis che continuano ad avere,
indisturbati, il controllo sulle sepolture.
Non appare casuale, peraltro, che l'unico intervento in merito
sia stato assunto, non dal omissis, tenuto a provvedere in ragione
delle proprie responsabilita', bensi' omissis che ha avviato
un'azione disciplinare nei confronti del dipendente comunale presente
e consenziente alle operazioni di sepoltura, culminato, poi, con il
trasferimento dello stesso ad altro incarico.
Parimenti singolare e' la circostanza che alla gestione dei
servizi cimiteriali, settore di peculiare interesse da parte delle
consorterie criminali, continui ad essere destinato personale, che
come gia' evidenziato, vanta legami di parentela con esponenti della
criminalita' organizzata.
Il favor dell'amministrazione nei confronti omissis trova
conferma nell'atteggiamento dell'ente nei riguardi della
realizzazione abusiva di una edicola votiva nell'aiuola ubicata nella
piazza Martiri di Nassiriya, avviata nel novembre 2014.
L'ordinanza di abbattimento dell'opera da parte
dell'amministrazione omissis, e' stata adottata solo nel maggio 2015,
a lavoro quasi ultimato, e non di iniziativa ma a seguito
dell'intervento della locale Tenenza dei Carabinieri che provvedeva
ad acquisire dall'ufficio tecnico comunale la documentazione relativa
al manufatto.
L'opera, vale la pena di sottolineare, e' stata costruita dalla
omissis dell'omonima famiglia in pieno centro cittadino, in assenza
delle prescritte autorizzazioni, e senza che vi sia stata alcuna
concreta attivita' di vigilanza e di efficace contrasto da parte del
Comune.
Non e' irrilevante rimarcare che l'edicola votiva, realizzata da
soggetti contigui a clan camorristici locali, riportava, come gia'
detto, una targa con impressi i nomi di omissis e omissis,
rispettivamente capo stipite della famiglia omissis ed omissis -
coinvolto nell'inchiesta del Tribunale di Napoli per il reato di
associazione a delinquere di stampo mafioso, unitamente ad esponenti
del clan omissis - omissis - nonche' parente omissis.
La gestione del ciclo integrato dei rifiuti
Dal 2012 la gestione del ciclo integrato dei rifiuti nel comune
di Marano, dopo che l'ente ha revocato l'aggiudicazione dell'appalto
alla ditta omissis, e' stata assegnata alla societa' «omissis», che
attraverso una serie reiterata di proroghe (ben 11) ne e' stata
affidataria fino al marzo 2015, allorquando tramite la Stazione unica
appaltante, e' stata esperita una gara semplificata finalizzata
all'esecuzione del servizio per la durata di sei mesi, nelle more del
perfezionamento della procedura comunitaria.
Omissis aggiudicataria della procedura ristretta, composta dalla
omissis - e dalla omissis - non ha ottenuto l'aggiudicazione
dell'appalto perche' la predetta omissis e' risultata controindicata
ai fini antimafia a seguito di un'interdittiva emessa dalla
Prefettura di omissis; pertanto, il servizio e' stato assegnato alla
omissis.
All'atto del passaggio di cantiere la societa' omissis non ha
mantenuto il rapporto di lavoro con omissis eccedenti il contingente
preventivato dal Piano industriale, che la societa' omissis invece
aveva assunto negli anni, giungendo ad un organico di n. 107
dipendenti non compatibile con le previsioni del Piano.
Tale circostanza, che ha provocato una protratta forma di
contestazione degli addetti alla raccolta, istigati dagli operatori
non assunti - tutti dal profilo soggettivo connotato da numerosi
pregiudizi penali, legami e frequentazioni con esponenti della
criminalita' organizzata - ha indotto il Comune a risolvere il
contratto con la ditta per inadempienza.
Nell'aprile 2016, il primo cittadino - come gia' precedentemente
detto - invocando una condizione di possibile pericolo per la salute
pubblica, invero scaturita dalle stesse scelte dell'amministrazione,
e' intervenuto nell'attivita' di gestione riservata alla dirigenza,
affidando, con propria ordinanza, il servizio rifiuti alla societa'
omissis, ora in white list presso omissis, vale a dire a quella
stessa ditta che in ATI con la societa' interdetta aveva visto
revocata l'aggiudicazione provvisoria. La omissis continua a svolgere
il servizio senza trovare le stesse resistenze e difficolta'
operative che avevano ostacolato la gestione della omissis.
La Commissione di indagine ha rilevato come l'amministrazione
omissis, nel rinviare sine die l'approvazione del Piano industriale
sui rifiuti, che avrebbe comportato la riduzione dell'organico a
circa 90 unita', ha consentito una discutibile gestione, fondata su
continue proroghe, e caratterizzata, pertanto, da irregolarita' e
inefficienze.
Solo dopo il recente insediamento del Commissario straordinario
il Piano, che era stato ripetutamente richiesto dal Provveditorato
interregionale alle opere pubbliche all'amministrazione omissis, e'
stato trasmesso alla Stazione unica appaltante nell'ottobre 2016 per
la predisposizione degli atti di gara.
Era essenzialmente questo il primo passo da fare per consentire
alla Stazione appaltante di espletare gli adempimenti per
l'affidamento dell'appalto e per avviare a definizione procedimento
ordinario per la gestione di un servizio di primario interesse per i
cittadini.
L'Organo ispettivo sottolinea come su tutta la vicenda gravi
l'ombra dei clan e della forza intimidatrice dei omissis; con
precedenti specifici per reati di criminalita' organizzata, capaci di
condizionare l'amministrazione, di incidere sulla qualita' di un
servizio pubblico e sulla prosecuzione dei rapporti contrattuali
delle ditte affidatarie del servizio.
Alla pressione di questi soggetti il comune non solo non ha
saputo contrapporre una linea improntata a principi di legalita' e
efficienza del servizio di raccolta rifiuti, ma ne ha assecondato i
desiderata, piegandosi ad adottare scelte contrarie all'interesse
pubblico.
Vale la pena di rilevare, inoltre, come anche i rapporti diretti
(locazione immobili, deposito e parcheggio, manutenzione e lavaggio
mezzi) delle societa' incaricate della raccolta rifiuti siano
intrattenuti con ditte presenti sul territorio spesso riconducibili a
consorterie criminali locali, come nel caso dell'accordo della
omissis per lavaggio e manutenzione mezzi con la ditta omissis
riconducibile al clan omissis, e dell'utilizzo di un'area, per
revisione e ricovero mezzi, di proprieta' di affiliati ai sodalizi
omissis e omissis.
Il Piano di insediamento produttivo
Le ditte assegnatarie dei lotti all'interno dell'area del Piano
di insediamento produttivo, risalente a diversi anni addietro, che
tra l'altro hanno ottenuto i permessi di costruire in violazione allo
strumento urbanistico, sono risultate spesso amministrate da soggetti
con precedenti penali per associazione mafiosa.
La questione e' all'esame della Direzione Distrettuale Antimafia
di Napoli che ha emesso, nel gennaio 2016, un decreto di «esibizione
e consegna documenti» eseguito dal R.O.S Carabinieri di Napoli nel
successivo mese di febbraio.
Le situazioni piu' evidenti si riferiscono a: omissis il cui
amministratore e socio omissis, e' coniuge omissis destinatario di
ordinanza di custodia cautelare del maggio 2014 per associazione
mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; omissis il
cui amministratore omissis e' stato destinatario di ordinanza di
custodia cautelare domiciliare per associazione mafiosa finalizzata
al traffico di sostanze stupefacenti; omissis di cui, come si e' gia'
riferito, e' amministratore omissis in stretti legami di parentela
con il noto capo clan omissis. E' il caso di rammentare che riveste
la carica di omissis di tale societa' la moglie del omissis.
Anche in questa occasione la Commissione d'accesso ha potuto
verificare come l'attivita' di controllo degli uffici comunali sia
stata del tutto assente, non solo nelle dovute verifiche sul rispetto
delle norme in materia edilizia, ma anche nell'attivita' di vigilanza
sulla regolarita' dei rapporti con le ditte affidatarie dei singoli
spazi all'interno dell'area. Parimenti ha constatato come
l'amministrazione omissis, in particolare, pur a fronte di specifiche
segnalazioni dei responsabili dei settori, che evidenziavano anomalie
procedurali che avrebbero dovuto comportare l'annullamento in
autotutela dei procedimenti autorizzatori, abbia scelto di non
intervenire, consolidando di fatto, le posizioni delle ditte
assegnatarie.
L'Urbanistica
Gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di Marano di Napoli
sono molto datati (il P.R.G. e' del 1983) e nonostante gli indirizzi
programmatici per la redazione del Piano urbanistico comunale
formulati dal Commissario straordinario nel maggio 2013, il relativo
procedimento non e' stato ancora avviato, registrandosi una
situazione di inerzia che dopo ben 12 anni dall'emanazione della
Legge urbanistica regionale continua a determinare condizioni
favorevoli a speculazioni edilizie prevalentemente di matrice
criminale.
Anche con riguardo ai Piani di lottizzazione, e segnatamente alle
procedure inerenti il Comparto edificatorio C17 - che prevedeva
l'insediamento di 458 abitanti su una superficie di circa 33.930 mq -
l'Organo ispettivo ha riscontrato la stessa colpevole inerzia che ha
comportato la nomina di un Commissario ad acta da parte del
Presidente della Provincia per l'approvazione del piano ed il
conseguente rilascio dei titoli concessori nel confronti degli
intestatari delle aree.
Invero, la formalizzazione della lottizzazione a distanza di
tempo, non essendo piu' in linea con gli interessi dell'ente, era
stata ritenuta da impugnare. Ma l'amministrazione omissis, nonostante
un parere legale appositamente richiesto, che indicava nel ricorso
giurisdizionale l'unico strumento utile per opporsi al provvedimento
commissariale, ha revocato il provvedimento del Commissario ad acta
in via di autotutela.
L'atto deliberativo di revoca, com'era prevedibile, e' stato
annullato dal Tribunale amministrativo regionale per vizi
procedurali, con l'effetto di pregiudicare la possibilita' di un
esame nel merito del provvedimento commissariale.
Dalla complessiva operazione hanno tratto vantaggio gli
intestatari dell'area interessata al piano di Lottizzazione, tra cui
figura la societa' omissis che, all'epoca della presentazione del
Piano urbanistico attuativo, era di proprieta', tra gli altri, di
omissis (socio al 35%), indagato per occupazione dello spazio
marittimo demaniale, unitamente a omissis, nipote dell'omonimo capo
clan omissis.
L'opzione scelta dalla Giunta omissis, nel disattendere
palesemente un disposto normativo, nonostante i pareri contrari resi
dal segretario comunale, dal dirigente dell'area tecnica e dal
consulente legale dell'ente, ha finito per favorire, o comunque non
contrastare, la posizione privilegiata dei proprietari delle aree,
alcuni dei quali contigui alla criminalita' organizzata maranese,
provocando un evidente pregiudizio all'ente.
L'Organo ispettivo ha rilevato come l'assenza di programmazione
urbanistica e di puntuali disposizioni regolamentari, abbia
concretamente agevolato un inarrestabile e dilagante abusivismo
edilizio, fenomeno contro il quale l'ente non ha opposto alcuna
efficace azione di contrasto.
Le mirate verifiche effettuate hanno consentito di rilevare un
frequente rapporto di strumentale causalita' tra il mancato
abbattimento del manufatto abusivo e il tentativo di salvaguardare
l'interesse alla conservazione del bene di privati cittadini,
prevalentemente riconducibili alla criminalita' organizzata.
E' il caso degli abusi inerenti omissis, insistente in zona
vincolata per la normativa sui Beni culturali, con esclusione,
quindi, della possibilita' di ogni intervento diretto sull'immobile,
di proprieta' della famiglia omissis; del gia' citato capannone
abusivo di via Valiesana, insistente su di un'area di proprieta'
omissis; dell'immobile dei fratelli omissis, acquisito dalla omissis
collegata alla famiglia omissis; della cappella votiva edificata dai
gia' menzionati imprenditori omissis nell'aiuola della centralissima
piazza di Nassiriya; del capannone abusivo di via Padreterno, di
proprieta' della ditta omissis di cui e' legale responsabile omissis,
imparentato con esponenti di rilievo del clan omissis.
I servizi finanziari
Le criticita' della gestione del settore finanziario assumono
indici di particolare rilevanza nei servizi di riscossione delle
entrate tributarie e dei canoni di utenza, evidenziando un contesto
di illegalita' e di diffusa approssimazione dell'attivita'
amministrativa, tanto da contribuire a creare i presupposti per una
situazione economico-finanziaria perennemente deficitaria.
La capacita' di riscossione si e' mantenuta su livelli alquanto
bassi (intorno al 50%), con sacche di grave evasione, con riguardo,
in particolare, al sistema idrico comunale, dove a fronte degli
innumerevoli allacci abusivi nessun procedimento sanzionatorio e'
stato avviato a carico dei trasgressori, anche appartenenti a
famiglie di esponenti di spicco di clan camorristici; iter, invece,
oggi avviato dal Commissario straordinario.
Gli accertamenti svolti hanno anche evidenziato come persino la
gestione dei canoni idrici sia organizzata in modo da favorire le
famiglie legate alle organizzazioni malavitose, consentendo alle
stesse di usufruire dell'acqua in assenza di qualsiasi contratto, con
allacci abusivi e senza versare gli oneri dovuti.
Il fenomeno degli allacci illegali interessa un numero rilevante
di utenze tra le quali assumono significativo rilievo quelle delle
famiglie di omissis, destinatario di un ordinanza di custodia
cautelare unitamente ad esponenti del clan omissis; di omissis
nonche' quella di omissis, moglie del capo clan omissis riferita ad
una sontuosa villa realizzata abusivamente in un area di proprieta'
altrui.
Anche la gestione del patrimonio pubblico ha mostrato gravi
carenze, protrattesi per anni, nell'attivita' di vigilanza, con la
conseguenza che l'ente non ha incamerato gli introiti dovuti dai
numerosi fruitori di beni pubblici, accollandosi invece tutti i costi
di manutenzione; situazione che, oltre a presentare profili di gravi
illegittimita' e responsabilita' anche contabile, ha finito per
pesare anch'essa sulle precarie casse comunali e, quindi, sulla
situazione di predissesto dell'ente. Anche a questa criticita'
corrisponde un vantaggio soprattutto di soggetti legati alla
criminalita' organizzata, che occupano gli alloggi di edilizia
pubblica sine titulo e senza versare alcun onere.
Analoga situazione di illegalita' e danno erariale e' stata poi
accertata con riguardo all'occupazione degli stand del mercato
ortofrutticolo, in assenza di procedimenti di assegnazione e per i
quali da anni non viene riscosso alcun corrispettivo dalle societa'
che vedono quali titolari o amministratori soggetti collegati alla
criminalita' organizzata.
Tra questi la societa' omissis, elemento di spicco del clan
camorristico omissis; le societa' omissis, il cui amministratore
risulta tale omissis ma che di fatto e' gestita da omissis, coniugato
con omissis, nipote del noto capo clan omissis; la societa' omissis
del cui legami con la criminalita' si e' gia' detto, che occupa una
posizione ancor piu' delicata, perche' emblematica della piu' palese
ingerenza del potere criminale e del correlato sviamento delle
pubbliche funzioni da parte del primo cittadino.
Le diverse situazioni attenzionate dalla Commissione delineano
un'amministrazione comunale in un armonico equilibrio delle sue
componenti politiche e burocratiche, strutturata per assecondare
interessi della criminalita' organizzata con la quale condivide
relazioni parentali e di affari.
Alla carente e inerte azione di impulso e di intervento degli
amministratori per il pubblico interesse ed alla superficialita' e
lentezza nell'esercizio dei doveri di ufficio dell'apparato
burocratico, fa da contraltare un sospetto attivismo ed un'unione
d'intenti per raggiungimento di obiettivi personali, familiari e
criminali.
Questi sono i tratti distintivi con i quali l'Amministrazione si
e' presentata nel tempo e si identifica oggi, in un territorio in cui
i sodalizi criminali, tra i piu' potenti e strutturati della
Campania, pervadono i diversi tessuti della societa' civile
infiltrandosi nella cosa pubblica quasi a contenderne l'autorita'.
Ed in questo il omissis con il suo non fare all'insegna
dell'illegalita', ricorrendo a procedure e meccanismi contorti e
distorsivi, si e' rivelato un «valido» interlocutore, apprezzato
dalle consorterie tant'e' che, secondo un'ipotesi investigativa,
esponenti della famiglia omissis di cui si e' ampiamente detto in
precedenza circa i legami con la criminalita' organizzata e con
omissis, sarebbero intervenuti, nel dicembre 2015, allorquando si
stavano delineando le condizioni per una crisi dell'amministrazione,
su omissis, per indurlo a non sfiduciare omissi.
Il complesso delle situazioni su evidenziate, con tutti gli
elementi acquisiti dalla relazione ispettiva, corroborati dagli
accertamenti delle Forze di Polizia, e' stato oggetto di attenta
analisi in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
pubblica riunitosi il 20 ottobre 2016, allargato, nella circostanza,
alla partecipazione del Procuratore della Repubblica e Direzione
Distrettuale Antimafia di Napoli, omissis e del Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord omissis ed al quale
sono intervenuti anche i componenti della Commissione di Accesso che
hanno fornito un quadro di azione dell'ente locale in rapporto alle
dinamiche criminali di contesto.
Il Comitato, sulla base delle risultanze emerse dagli
approfondimenti ispettivi nei molteplici settori delle attivita'
poste in essere dall'amministrazione omissis, ed evidenziati, negli
aspetti piu' safienti dal Coordinatore della Commissione, ha
unanimemente ritenuto l'azione dell'ente locale sviata dalle sue
finalita' essenziali a vantaggio degli interessi della criminalita'
organizzata.
In merito omissis riferendosi in primis al preoccupante intreccio
di rapporti tra amministratori, dipendenti e ambienti criminali,
perdurante nel tempo ed alla costante irregolarita' ed illegittimita'
dei procedimenti amministrativi analizzati, tutti riconducibili
direttamente o indirettamente al favor criminale, ritiene, senza
ombra di dubbio, sussistente una grave forma di ingerenza dei clan
nella vita dell'ente pubblico.
Omissis nel sottolineare la caratura e la pericolosita' dei clan
egemoni sul territorio maranese, responsabili gia' in passato di
essersi infiltrati, per ben due volte, nell'ente locale, ed in
parallelo, la complementare disponibilita' dello stesso ente a
lasciarsi fuorviare dalle finalita' istituzionali con concludenti
atteggiamenti collusivi, ravvisa in modo inequivocabile le medesime
condizioni di chiaro ed univoco condizionamento dell'amministrazione.
Rileva, infatti, che le tantissime anomalie ed illegalita',
puntualmente ed esaustivamente relazionate dalla Commissione di
indagine e caratterizzate dalla ingerenza malavitosa nei diversi
settori tecnici dell'urbanistica, degli appalti, dell'edilizia
pubblica e dei servizi cimiteriali - di cui ha potuto avere riscontro
anche l'attivita' investigativa del proprio ufficio - corroborati dai
consolidati e pregnanti legami parentali delle figure di vertice del
omissis e del omissis con ambienti camorristici, dimostrano una
sistematica convergenza di intenti dell'agire istituzionale verso gli
interessi criminali, rimasta inalterata anche a fronte di incisive
attivita' giudiziarie.
Concordemente con quanto detto dal omissis ritiene pertanto
quanto mai necessario un intervento di rigore, che possa consentire
un non piu' rinviabile recupero dell'ente alla cura degli interessi
della collettivita' nel pieno rispetto delle leggi.
In relazione agli esiti degli approfonditi accertamenti espletati
e delle analisi svolte in sede di Comitato si conviene con le
valutazioni espresse che denotano un'amministrazione connotata da una
profonda precarieta' della regolare funzionalita', strumentale alla
permeabilita' ed al condizionamento della criminalita' organizzata.
Pertanto si sottopone quanto su esposto alle valutazioni della
On.le S.V. rappresentando come, anche alla luce della piu' recente
giurisprudenza in materia, appaia sussistere un quadro coordinato e
complessivo di univoci elementi atti a supportare l'adozione del
provvedimento di scioglimento degli organi elettivi ai sensi
dell'art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
Il Prefetto: Pantalone
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