Clan Lo Russo, condannato a 20 anni torna libero

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Libero nonostante una condanna a venti anni di reclusione. Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, in seguito a un probabile ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado. Dieci mesi per depositare e trasferire le carte da un piano all’altro del Palazzo di giustizia, un tempo che dilata in modo eccessivo lo svolgimento del processo, con una conseguenza – per ora – che sa di beffa: torna libero Gaetano Tipaldi, presunto boss del clan Lo Russo, il clan che in questo periodo è falcidiato da una terribile faida interna, culminata di recente nel duplice omicidio di Domenico Sabatino e Salvatore Corrado.

Un nuovo caso di giustizia lumaca? Dopo la vicenda del clan D’Amico (otto mesi tra l’ultima udienza e il giorno della sentenza, imputati a piede libero), un nuovo caso di presunta malagiustizia finisce all’attenzione dei vertici del Tribunale. È di questi giorni infatti la segnalazione destinata ad interessare la Procura generale (e di rimando anche i vertici del Tribunale) a proposito del processo che si è celebrato dinanzi alla nona sezione penale del Tribunale di Napoli. Un dibattimento nato dalle indagini del pm anticamorra Enrica Parascandolo, magistrato in forza al pool dell’aggiunto Filippo Beatrice, approdato in una sorta di vicolo cieco: condannato a venti anni di reclusione per associazione camorristica e estorsione, come presunto referente storico del clan Lo Russo, Gaetano Tipaldi viene scarcerato pochi mesi dopo l’arresto.

Stando alla ricostruzione compiuta in questi giorni, il corto circuito sarebbe avvenuto nel travaso di carte tra il primo e il secondo grado di giudizio (per il momento non ancora concluso): stando a quanto accertato ai piani alti della Procura di Napoli, la sentenza di primo grado è stata emessa il 17 ottobre del 2014, mentre il deposito delle motivazioni risalirebbe al 12 agosto del 2015; infine gli atti sono stati trasmessi dal Tribunale alla Corte di Appello solo il 15 giugno del 2016. Insomma, dieci mesi per depositare una sentenza e qualcosa in meno di un anno per trasmettere le copie da piano all’altro della stessa cittadella giudiziaria sono un po’ troppi.

Il Mattino

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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