Che Marano sia stata e sia anche città di camorra è cosa nota; è cosa nota anche che, negli anni, sia diventata una delle capitale europee del traffico di hashish, nonché uno dei comuni della regione con il più alto tasso di abusivismo edilizio. E’ noto anche che le amministrazioni comunali (moltissime) siano state direttamente o indirettamente influenzate dalle scelte della malavita e che alcune di esse dovevano essere sciolte per evidenti collusioni. Detto questo, è bene fare un po’ di chiarezza sulla vicenda che vede nuovamente coinvolto l’ente comunale, che rischia un nuovo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.
La relazione degli ispettori della commissione d’accesso è arrivata proprio oggi sul tavolo del prefetto Pantalone, che ora avrà altri 45 giorni di tempo per redigere un ulteriore documento da inviare al ministro Alfano.
Quali sono, dunque, i punti su cui riflettere? Gli inquirenti, che dovevano appurare se la camorra ha effettivamente influenzato la gestione amministrativa dell’ente cittadino, cosa hanno effettivamente riscontrato?
Ebbene, se ci riferiamo agli ultimi 3 anni di vita amministrativa, gli anni oggetto delle indagini, probabilmente non avranno trovato progetti tesi a favorire questa o quella compagine mafiosa. Ciò non significa però che in consiglio o in giunta non sedessero personaggi sponsorizzati direttamente (e quindi votati) da famiglie border line o in fortissimo odor di camorra.
Ciò che gli inquirenti hanno potuto appurare è ben altro ed è un altro che deve far altrettanto riflettere e che potrebbe indurre gli organi sovracomunali a decretare l’ennesimo scioglimento.
In primis hanno trovato inerzie di ogni genere, rallentamenti di operazioni, procedimenti, atti, azioni, che si sono tradotte in mancati sgomberi, abbattimenti (l’esempio più eclatante è il capannone che ha ostacolato la realizzazione del progetto europeo) o in altre situazioni. Hanno trovato situazioni incancrenite in alcuni uffici comunali, dove lavorano ed operano dipendenti anch’essi legati da vincoli familiari (e non) a personaggi che hanno fatto per anni il bello e il cattivo tempo in città.
Hanno indagato sui consiglieri, sugli assessori, ma anche sui dipendenti della ditta dei rifiuti, sui dipendenti comunali e sui dirigenti, alcuni dei quali hanno prodotto più disastri dei politici. Si sono chiesti perché, in quasi 20 anni o giù di lì, non siano stati presi provvedimenti per i casi Galeota, Casalanno, per piazzale Dalla Chiesa (asilo nido), per gli allacci abusivi, per gli alloggi popolari e come mai, negli ultimi anni, si sia fatto così poco sul fronte degli evasori dei canoni idrici e di tanto altro.
Avranno analizzato le carte e avranno notato che, in molti casi, i destinatari di quei provvedimenti (sgombero o abbattimenti) erano persone che comunque ruotano sempre attorno alle solite famiglie.
A tutto questo avranno poi sommato altre situazioni. Quali? Cose non eclatanti, ma comunque sintomatiche di una sudditanza psicologica che si annida soprattutto in alcuni comparti del Comune. Marano, se dovesse esser sciolto per mafia, sarà proprio per questo motivo: per gli interventi non eseguiti, per i progetti sfumati o fortemente condizionati da fattori “esterni” (vedi caso Pip), per la sudditanza psicologica palesata da amministratori e funzionari verso alcune famiglie, anche in relazione ai casi emersi nel cimitero di via Vallesana e nelle aree immediatamente a ridosso.
Il Comune di Marano – a nostro avviso – potrebbe esser sciolto per queste ragioni e anche per altro. Perché si deve chiudere un ciclo, perché dopo gli arresti di mafiosi e colletti bianchi della malavita, occorre dare un segnale, forte, anche sul fronte dell’amministrazione cittadina.
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