Morte Aurora, allieva marescialla Guardia di finanza. Il dolore di don Merola: «Non si gioca con la vita dei giovani»

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La morte di Aurora Valenti, 22 anni, allieva marescialla della Guardia di Finanza, continua a suscitare profonda commozione. La giovane è deceduta nella notte a causa delle gravissime ferite riportate dopo una caduta da un’altezza di circa 12 metri.
A intervenire con un lungo e toccante messaggio sui social è stato don Luigi Merola, fondatore della Fondazione A’ Voce d’è Creature, che ha ricordato di aver conosciuto personalmente Aurora durante gli incontri tenuti quest’anno nella scuola di formazione.
«Era poco più grande di una nostra giovane, Federica, anche lei allieva al secondo anno. In questa scuola sono stato invitato due volte: ad aprile ho incontrato gli allievi del secondo anno e a maggio quelli del primo. Ho conosciuto Aurora e ho trovato un clima particolare, segnato dalla disciplina, ma nei suoi occhi vedevo tanta serenità», scrive Merola.
Il sacerdote si interroga su quanto possa essere accaduto nei mesi successivi, esprimendo tutto il suo dolore e ponendo una domanda che ritiene fondamentale: «Il mio dolore più grande è stato chiedermi perché nessuno si sia accorto di nulla. In una qualsiasi famiglia, piccola o grande che sia, quando c’è un disagio, esso va intercettato e portato a soluzione».
Nel suo messaggio, don Merola richiama il valore dell’umanità anche nei percorsi di formazione militare, sottolineando come la preparazione professionale debba sempre essere accompagnata da attenzione, ascolto e sostegno verso i giovani.
«Tutte le scuole di formazione militari preparano i propri allievi a una professione particolare, ma tutto va fatto con umanità e con il senso di appartenenza a una famiglia militare, mettendo a disposizione i migliori professionisti del corpo. Chi non è sereno e non opera con umanità verso i giovani allievi deve lasciare la scuola. Non si gioca con la vita dei giovani», afferma.
Infine, il fondatore della Fondazione A’ Voce d’è Creature auspica che questa tragedia possa rappresentare un momento di riflessione per il futuro e rinnova il proprio impegno accanto ai giovani.
«Questa morte possa portare luce nelle scelte future dei superiori. Facciamo qualcosa. Io ci sono e ci sarò sempre. Ai giovani militari, come ai ragazzi della Fondazione, ho dato la mia vita. Voglio esprimere il mio cordoglio alla famiglia. Non vi lasceremo soli
Angelo Covino
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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