Napoli. Fatture false e “banca clandestina”, sequestrati oltre 21 milioni: 31 indagati

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Un sistema di fatture per operazioni inesistenti, trasferimenti di denaro verso conti esteri e restituzioni in contanti, al netto di una commissione. È il meccanismo ricostruito dalla Procura di Napoli nell’ambito di un’indagine che ha portato al sequestro preventivo di beni e somme per oltre 21 milioni di euro.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, riguarda 16 società attive nel commercio di materiali ferrosi e i rispettivi rappresentanti legali. Complessivamente sono 31 le persone indagate, a vario titolo, per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Dieci delle aziende coinvolte hanno sede in Campania, tre in Lombardia e altre tre in Emilia-Romagna. Secondo gli investigatori, avrebbero alimentato un flusso di fatture false superiore a 100 milioni di euro.

Il sistema della “banca clandestina”

L’inchiesta, coordinata dalla terza sezione Criminalità economica della Procura di Napoli, rappresenta lo sviluppo di un’attività investigativa che nel gennaio scorso aveva già portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di persone originarie della provincia di Napoli.

Il gruppo avrebbe utilizzato società “schermo”, formalmente operanti nel commercio di materiali ferrosi, per realizzare un sistema definito dagli inquirenti di “underground banking”, una vera e propria banca clandestina basata sullo scambio tra bonifici e denaro contante.

Il meccanismo si sarebbe articolato in più passaggi. Le società “cartiere” emettevano fatture per operazioni inesistenti nei confronti di altre aziende del settore. Le fatture venivano pagate attraverso bonifici bancari. Una volta ricevute le somme, le società emittenti le trasferivano su conti correnti all’estero. Il denaro veniva quindi restituito in contanti alle aziende utilizzatrici, dopo aver trattenuto una commissione.

In questo modo, chi disponeva di denaro contante avrebbe potuto reintrodurlo nei circuiti finanziari facendolo apparire di provenienza lecita e, successivamente, trasferirlo fuori dall’Italia. Le società che utilizzavano le fatture false avrebbero inoltre ottenuto indebiti vantaggi fiscali e recuperato disponibilità liquide.

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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