Caro Direttore,
leggiamo con costanza i suoi articoli sulle vicende del Comune di Marano e riteniamo che abbia pienamente ragione quando sostiene che la macchina comunale necessiti di una profonda riorganizzazione e che, su questo fronte, la gestione commissariale avrebbe potuto e dovuto fare molto di più.
Dopo la perdita del finanziamento CONI destinato allo stadio e dopo il mezzo pasticcio legato al bonus TARI, vogliamo segnalarle un’altra vicenda che, a nostro avviso, rappresenta in modo emblematico lo stato di disorganizzazione degli uffici comunali.
Parliamo dell’asilo nido comunale di piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa, realizzato all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata e inaugurato, dopo oltre 15 anni di attesa, appena otto o nove mesi fa. Un’opera di cui la sua testata ha raccontato ogni fase, seguendone le lunghe vicissitudini fino all’apertura.
Noi abbiamo partecipato regolarmente al bando pubblicato dal Comune, siamo risultati ammessi e abbiamo iniziato a frequentare il servizio con i nostri bambini. Da quel momento, però, è calato il silenzio più assoluto.
Ad oggi, 13 luglio, non abbiamo mai ricevuto un bollettino o una richiesta di pagamento delle rette. Nessun ufficio ci ha mai contattato per chiarimenti o comunicazioni. Ancora più grave, non risultano avviate le procedure per le iscrizioni al prossimo anno educativo, che dovrebbe iniziare a settembre.
Quando proviamo a contattare gli uffici comunali, nessuno sa fornire risposte. C’è perfino chi non sa indicare dove si trovi l’asilo nido di piazzale Dalla Chiesa. Un fatto sconcertante, considerato che si tratta di una struttura pubblica inaugurata da pochi mesi e presentata come un simbolo di rinascita e di restituzione alla collettività di un bene confiscato.
Le famiglie vivono in una situazione di totale incertezza. Non sappiamo se dovremo ripresentare domanda, quando verranno aperte le iscrizioni, quali saranno le modalità organizzative e, paradossalmente, non sappiamo nemmeno quando e come il Comune intenda riscuotere le rette di un servizio già erogato da mesi.
Non è una polemica sterile. È la richiesta di un minimo di organizzazione, programmazione e rispetto nei confronti delle famiglie che hanno creduto in un servizio pubblico e che oggi si trovano davanti al nulla cosmico.
Ci auguriamo che, anche attraverso le colonne del suo giornale, questa situazione possa finalmente trovare l’attenzione che merita e che il Comune dia risposte chiare e tempestive ai cittadini.
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