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Tutto ha inizio il 2 agosto del 1967. Sono le 15.30 quando Domenico Mallardo, il padre di Ciccio e Peppe, piccolo contrabbandiere di sigarette, viene assassinato sull’uscio della sua abitazione a colpi di lupara, nei pressi di piazza Annunziata, a Giugliano. Dalle dichiarazione dei collaboratori di giustizia si verrà a sapere che a compiere l’agguato mortale è stato uno dei dei figli di Don Alfredo Maisto, boss incontrastato di tutta l’area a nord di Napoli e due complici, di cui uno, Corrado Iacolare, pezzo da novanta della NCO di Raffaele Cutolo. Ciccio e Peppe Mallardo erano poco più che adolescenti e restano orfani del padre. Ciccio, il più grande di eta’, comincia a delinquere: piccoli furti, poi passa alle rapine e allo sfruttamento della prostituzione; Peppe invece lavora in una tappezzeria cercando di imparare il mestiere, ma dopo pochi anni verrà inglobato anche lui nel sistema della malavita. Inizi anni 70′: “Ciccio e Carlantonio”, non riuscendo ad ottenere spazio a Giugliano, si sposta verso Napoli: frequenta le zone del Vasto e dell’Arenaccia, li conoscerà Edoardo Contini e Patrizio Bosti, che poco dopo diventeranno cognati, in quanto sposeranno tutti tre sorelle Aieta. Conosce inoltre un giovane di Secondigliano, precisamente della Masseria Cardone: è Gennaro Licciardi, per gli amici Gennarino ‘a Scigna.
Ciccio comincia ad entrare ed uscire dal carcere per reati comuni, come rapine e sfruttamento della prostituzione. Dopo una di queste scarcerazioni ha un forte alterco con Vittorio Vastarella alias “Nas ‘e Cane”. Mallardo, oltre ad avere amicizie con malavitosi napoletani, ha anche una forte amicizia con un giovane di Casal di Principe, anche lui dedito allo sfruttamento della prostituzione: questo giovane e’ Francesco Bidognetti, detto Cicciotto e Mezzanotte, che di li a poco diventerà il braccio armato del neonato clan Mallardo. Ciccio Mallardo, assieme a suo fratello e ai suoi cugini, Feliciano Mallardo e Giuseppe Dell’Aquila, noto come Peppe o’ Ciuccio, creano la cosca.
Il 24 giugno 1976 muore, per cause naturali, il boss dei boss don Alfredo Maisto e ad ereditare lo scettro di quest’ultimo è suo figlio Luigi. I fratelli Mallardo formano un clan con tanti giovani pronti a tutto e con l’appoggio dei fratelli Giuliano di Forcella, il 22 ottobre orchestrano un agguato ai Maisto: a cadere sotto i colpi dei killer arrivati a piazza Matteotti a Giugliano a bordo di diverse auto, e’ l’allora reggente del clan Maisto, ovvero Luigi il figlio di don Alfredo. Scoppia una doppia faida, Mallardo-Maisto e Nuova Famiglia- NCO di Raffaele Cutolo. I Mallardo sono tra i fondatori della Nuova famiglia, i Maisto sono affiliati a Cutolo. I Maisto rispondono con diverse rappresaglie e il 17 dicembre 1980 tentato di far fuori Francesco Bidognetti, che si nasconde in un appartamento a Giugliano sotto la protezione dei Mallardo. L’agguato non riesce, perche’ Bidognetti si fa scudo di una giovane passante che perderà la vita. Quella giovane si chiamava Filomena Morlando.
Saranno anni terribili con una lunga scia di sangue e saranno tanti giovani sia dalla parte dei Mallardo e sia dalla parte dei Maisto a cadere sotto i colpi dei gruppi di fuochi di entrambi i clan. Gli affari illeciti non si fermano, e’ il boom dell’abusivismo edilizio: a Giugliano si costruisce dappertutto, si stabiliscono le quote degli introiti che entrano dall’edilizia, dalle estorsioni e dal nascente mercato dei rifiuti tossici. Una parte ai Mallardo, una parte ai Maisto e una piccola quota al gruppo di Pietro Nappo, detto Pietro ‘a mafia. Si andrà avanti cos’ fino al 1987, precisamente l’11 Aprile quando Antonio Maisto, figlio di don Alfredo, e due suoi affiliati vengono attirati in un tranello: si recano ad un appuntamento a Villa Literno, ma verranno uccisi e i loro corpi dati alle fiamme. Il clan Maisto e’ annientato e i Mallardo sono i padroni assoluti della città.
Di li a poco sarà eliminato anche Pietro Nappo, e nel 1991 ci sarà la faida interna al clan Mallardo con i fratelli D’Alterio, i “Piripicci”, un tempo braccio armato dello stesso clan Mallardo. Con un piano studiato a tavolino nei minimi dettagli in un solo giorno verranno eliminati tutti e tre fratelli D’Alterio; il primo fratello di nome Francesco non sarà mai più ritrovato, invece i fratelli più’ piccoli, Pietro e Luigi, saranno vittime di un agguato nei pressi delle palazzine Ina casa di Giugliano.
Dopo questa vicenda il Clan Mallardo e’ egemone nel comune di Giugliano, ma a “Ciccio ‘e Carlantonio”, non basta ed ecco che fonda l’Alleanza di Secondigliano, formata da tre potenti clan ovvero i Mallardo di Giugliano, i Contini-Bosti del Vasto/Arenaccia e il clan Licciardi della Masseria Cardone. Nel 1992, in un’unica notte, verranno arrestati, separatamente, prima Ciccio Mallardo, che si nascondeva in una mansarda nel suo feudo, ovvero a Giugliano, e nella stessa notte, le forze dell’ordine intercettano Gennaro Licciardi a bordo di un utilitaria che sfreccia a tutta velocita’ in direzione Secondigliano.
Dopo pochi anni di reclusione, Gennaro Licciardi morira’ nel carcere di Voghera per un infezione dovuta ad un intervento chirurgico; invece Ciccio Mallardo evaderà dall’ospedale di Giugliano, dove era ricoverato per motivi di salute.
E cosi, Ciccio Mallardo continuera’ a gestire i miliardi di lire incassati da tutte le attivita’ illecite, si andra’ avanti tra arresti e clamorose evasioni fino al 2015, quando scoppia la guerra con il gruppo delle Palazzine Ina Casa, capeggiato da Michele De Biase, detto “Paparella” e suo figlio Aniello, che cercano di aprire il mercato al dettaglio degli stupefacenti a Giugliano. Ne seguirà un violento scontro armato, con frequenti agguati, ad avere la peggio il gruppo delle palazzine che verrà annientato in pochissimo tempo, l’auto di Michele Paparella verrà ritrovata nel vasto a Napoli crivellata di colpi di pistola e tracce di materiale cerebrale all’interno, ma il suo corpo non sarà mai più ritrovato.
L’epilogo è dell’altro giorno, con la morte di Francesco Mallardo, morto in una clinica di Parma. Era detenuto, in regime di 41 bis. Il clan però è ancora attivo, soprattutto sul fronte delle estorsioni e sarebbe riuscito, secondo recenti inchieste, ad incidere tanto anche sul fronte politico-amministrativo e, naturalmente, su quello degli appalti.


























