Per non correre il rischio che l’indagato possa uscire dal carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare, l’obiettivo della pubblica accusa è di arrivare all’udienza preliminare e al conseguente rinvio a giudizio prima della sospensione estiva, in modo che il processo di fronte alla Corte d’assise possa aprirsi a settembre o, al più tardi, all’inizio di ottobre. Il pm che coordina le indagini, Andrea Petroni, si trincera da mesi dietro il più profondo riserbo e, dopo la convalida dell’arresto di Filippo e l’interrogatorio da lui reso lo scorso dicembre, nel carcere veronese di Montorio, nulla è più trapelato in merito allo sviluppo delle indagini. Una scelta precisa quella degli inquirenti, per cercare di attenuare il grande clamore mediatico suscitato dalla vicenda, e poter operare con la maggiore tranquillità possibile, in attesa che i riflettori si puntino nuovamente sul caso in occasione del processo. All’inizio dell’anno il magistrato ha affidato agli esperti del Ris di Parma l’analisi delle tracce di sangue e dei numerosi oggetti sequestrati, tra cui l’automobile con cui Turetta ha trasportato Giulia, in un viaggio della disperazione durato una settimana, che lo ha portato in Germania, dopo essersi liberato del corpo della ventiduenne di Vigonovo, gettato in fondo a un dirupo, nelle montagne tra Barcis e Piancavallo, in provincia di Pordenone.


























