Marano, un mistero chiamato Pip: il Comune ha rescisso il contratto con i Cesaro ma non ha mai acquisito l’area. Stallo sui capannoni irregolari

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Un mistero chiamato Pip. Sul futuro del polo industriale di via Umberto Migliaccio, finito un anno e mezzo fa nel mirino della Procura di Napoli, ancora oggi parzialmente sequestrato e al centro di un processo che si celebra presso il tribunale Napoli nord, si addensano ancora tantissime nubi. Il Comune di Marano, per inadempienza contrattuale, ha rescisso unilateralmente la convenzione con la Iniziative industriale di Sant’Antimo, la società di scopo della famiglia Cesaro di Sant’Antimo che nel 2005 si aggiudicò l’appalto. Da quell’atto, formalizzato durante la gestione commissariale dell’Ente, è passato circa un anno. Ad oggi, però, il Comune non è ancora entrato formalmente in possesso degli spazi e capannoni che, in teoria, avrebbe già acquisito al proprio patrimonio immobiliare. La ragione del rallentamento? L’amministrazione comunale, prima di agire, vuole confrontarsi con la Procura di Napoli e chiedere che venga dissequestrata l’area di ingresso al Pip, oggi transitata da tutti (imprenditori, maestranze e clienti) per effetto di una deroga concessa proprio dai magistrati inquirenti. L’interlocuzione tra le parti, tuttavia, procede a rilento.

Il gip che a suo tempo ha sottoscritto il decreto di sequestro dell’area non ha mai ricevuto alcuna richiesta. Il Comune le avrebbe infatti inoltrate ai pm della Dda di Napoli. Anche il confronto con l’amministratore giudiziario dell’azienda di Sant’Antimo, Bruno Rossi, si è interrotto da un bel po’. Il curatore ha contestato – anche in sede di Tar – la scelta adottata (rescissione unilaterale della convenzione) dagli ex commissari e attuali dirigenti del comune di Marano, ma i giudici amministrativi hanno bocciato il ricorso dando, di fatto, ragione all’amministrazione cittadina.

La giunta Visconti, insomma, potrebbe agire in qualsiasi momento, ma i timori sono tanti. Quali? In primis che gli istituti di credito possano – una volta passata la palla definitivamente al Comune – “aggredire” fin da subito i titolari dei capannoni esposti per milioni di euro per effetto delle cambiali firmate a suo tempo con i Cesaro. Il Comune di Marano, dal canto suo, ritiene di poter predisporre un piano (finora mai abbozzato) per impedire che avvenga ciò e salvaguardare gli imprenditori. L’obiettivo, più volte annunciato dal dirigente del settore tecnico Pasquale Di Pace, è quello di acquisire i capannoni invenduti e consentire – a prezzi più vantaggiosi rispetto al passato – agli operatori interessati (anche nuovi) di poter acquistare gli stand o salvare quelli a rischio. L’Ente ne ricaverebbe milioni di euro da poter investire in infrastrutture, al momento non tutte collaudate come emerso dall’inchiesta giudiziaria. C’è poi ancora un aspetto da chiarire e riguarda i capannoni non in regola sotto il profilo urbanistico. Stand che potrebbero essere oggetto di procedure di abbattimento. Gli atti firmati dagli uffici risalgono a circa due anni fa. Ad oggi tutto è fermo.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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