Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo compiuto nell’ottobre scorso sotto l’abitazione del giornalista di Report Sigfrido Ranucci, a Torvaianica. Al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Roma c’è l’ex editore Valter Lavitola, indagato come presunto mandante dell’attentato.
Secondo gli investigatori, un elemento potrebbe aggravare la sua posizione: dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato, Lavitola aveva acquistato un biglietto aereo per il Camerun. La Procura sospetta che potesse trattarsi di un tentativo di lasciare l’Italia. Proprio mentre si stava recando all’aeroporto di Fiumicino insieme alla moglie, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno eseguito una perquisizione nei suoi confronti, impedendone di fatto la partenza.
Lavitola ha respinto ogni accusa, sostenendo che il viaggio era legato esclusivamente ai suoi interessi economici in Camerun, dove opera nel settore dei crediti di carbonio. Una versione confermata anche dal suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, anch’egli indagato nell’inchiesta.
Intervistato dal Tg1, Tavares ha raccontato di aver interrotto i contatti con Lavitola dopo la perquisizione. «Mi ha scritto che c’erano stati polizia e carabinieri e che era meglio non sentirci più», ha dichiarato. Lo stesso Tavares ha spiegato di aver rinunciato al rientro in Italia, affermando di temere di non poter poi tornare in Africa, dove è impegnato in attività lavorative.
Per la Procura di Roma, però, sarebbe stato proprio Tavares a fare da tramite con i quattro uomini originari della provincia di Avellino, arrestati il 30 giugno con l’accusa di aver organizzato ed eseguito materialmente l’attentato. Sempre secondo gli inquirenti, poco dopo l’esplosione Tavares si sarebbe recato in Camerun con un viaggio organizzato dallo stesso Lavitola. Entrambi sostengono che si trattasse di una normale trasferta di lavoro.
Le indagini hanno inoltre ricostruito altri elementi ritenuti significativi. Per effettuare i sopralluoghi davanti all’abitazione di Ranucci, gli arrestati avrebbero utilizzato un’autovettura abitualmente in uso a Tavares e alla sua compagna. Gli investigatori ritengono inoltre che Lavitola abbia preso parte personalmente a uno dei sopralluoghi effettuati il 15 settembre, circa un mese prima dell’attentato.
Parallelamente proseguono gli accertamenti sui rapporti tra Lavitola e la trasmissione Report. Gli investigatori stanno verificando quante volte l’ex editore abbia avuto accesso negli ultimi anni alla redazione del programma e per quali motivi, nella convinzione che questi elementi possano contribuire a chiarire il movente dell’attentato. Al vaglio anche le dichiarazioni pubbliche rilasciate da Lavitola negli ultimi giorni, per stabilire se possano rappresentare un tentativo di depistare le indagini o di inviare messaggi all’esterno.
Sul caso è intervenuto anche il giornalista Massimo Giletti, che attraverso i propri profili social ha parlato dell’esistenza di una terza persona che avrebbe avuto un ruolo rilevante nella vicenda. Secondo Giletti si tratterebbe di un soggetto conosciuto e frequentatore del ristorante “Cefalù”, riconducibile a Lavitola. Gli inquirenti starebbero valutando se il suo eventuale coinvolgimento sia stato consapevole oppure inconsapevole.
Nel frattempo Sigfrido Ranucci, attraverso il proprio legale Roberto De Vita, ha presentato una denuncia per diffamazione aggravata contro chi avrebbe diffuso dichiarazioni e articoli contenenti, a suo dire, insinuazioni che lo farebbero apparire come beneficiario dell’attentato subito. Una seconda denuncia, sottoscritta anche dai giornalisti della redazione di Report, è stata invece depositata ipotizzando i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo.
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