In un piccolo territorio di poche migliaia di anime arrivò un giorno il baldanzoso sceriffo, convinto di poter comandare tutto. Attorno a lui si muoveva la governante del fortino, presenza silenziosa ma centrale, già presente sul territorio, sempre pronta ad accompagnare con ordine le volontà del comando, pensando di migliorare la propria posizione.
Fin dai primi giorni, il baldanzoso sceriffo lasciò intuire con chiarezza il proprio progetto: rimettere mano alle regole del fortino, cambiare gli equilibri interni, ridisegnare gli assetti, scegliere uomini e percorsi di fiducia e imporre una gestione fortemente accentrata, con la convinzione di poter governare tutto senza ostacoli. Le sue intenzioni si compresero subito, nei toni, nei modi e nelle prime mosse. E quel progetto, per un tratto, sembrò persino potersi realizzare. Poi, però, qualcosa cambiò.
A mutare davvero il corso della vicenda fu la signora che sa, figura molto considerata e ascoltata, che comprese subito ciò che stava accadendo, smosse le acque e fece sì che anche dai piani alti si iniziasse a guardare con maggiore attenzione ai movimenti del baldanzoso sceriffo, con risvolti destinati a pesare. Perché il baldanzoso sceriffo per molto tempo ha goduto di impunità. Ma il signore del palazzo “locale” ha fatto già i suoi opportuni interventi per fermare le sue gesta.
Nel suo percorso, lo sceriffo aveva nel frattempo messo in atto soprusi e angherie nei confronti dei sottoposti. Nessuno escluso. Coloro che non erano ritenuti comodi venivano messi alla porta. Ma tra questi c’era anche chi non si piegava e voleva combattere quel modo di fare perché tra tanti silenzi qualche luminare pur sempre viene fuori.
Grazie all’attività messa in atto dalla signora che sa, il maldestro e baldanzoso sceriffo capitolò e ripose le armi di guerra che aveva messo in campo. Ma ogni guerra, si sa, lascia macerie. E proprio al baldanzoso sceriffo insieme e alla governante spetterà il compito di rialzarle.
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