Cuore artificiale, l’ultima corsa contro il tempo per il bimbo ricoverato al Monaldi

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CRO OSPEDALE MONALDI(NEWFOTOSUD)
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Un cuore artificiale al posto di quello che non riesce più a battere. Non un dono della natura, ma un ingranaggio capace di tenere in vita. È questa la nuova, fragile speranza che si affaccia nella stanza di rianimazione dove il bambino di Nola è ricoverato dopo il trapianto del 23 dicembre.

L’idea nasce da un’intuizione ancora tutta da verificare. A muoversi è Giovanni Gravili, fondatore e segretario generale dell’associazione Nodi d’Amore, impegnata nella disabilità e nella ricerca sperimentale. «Quando ho saputo, mi sono attivato subito. Qui c’è un danno sul danno. È grave quello che è accaduto, ma dobbiamo capire se si può fare ancora qualcosa».

La strada è quella dei contatti immediati. Gravili prova a costruire un ponte con Milano, con un trapiantologo del Niguarda — l’unico in Italia, almeno per gli adulti, specializzato nell’impianto di cuore meccanico. «Forse può fare qualcosa anche per questo bambino. Ma servono le cartelle cliniche. Senza documentazione non si può fare alcuna valutazione».

Dall’ospedale confermano la disponibilità, ma frenano ogni entusiasmo: le competenze ci sono, tecnicamente l’intervento è possibile, ma manca una richiesta formale e soprattutto serve studiare il caso nei dettagli.

Il primario avrebbe già dato l’ok a esaminare diagnosi, analisi, report post-operatori. Solo così si potrà capire se esistono le condizioni per impiantare un cuore artificiale, magari temporaneo. Una soluzione sperimentale che potrebbe offrire più tempo rispetto all’Ecmo, il macchinario che oggi sostiene il piccolo ma che non può essere utilizzato ancora a lungo. L’Ecmo non cura: mantiene in vita. Un cuore meccanico potrebbe garantire una finestra più ampia.

«Se la documentazione non arriverà rapidamente, cercheremo comunque una strada. Anche se è domenica, bisogna fare presto. Ora è una corsa contro il tempo», insiste Gravili. Parla di responsabilità, ma soprattutto di futuro. «Qui c’è la vita di un bambino che non può essere segnata per un errore».

I contatti sono avviati: l’avvocato della famiglia, il medico legale, il professore milanese. Napoli e Milano collegate da una speranza che passa attraverso cartelle cliniche, parametri da valutare, condizioni da pesare con estrema cautela.

Non è una certezza. È un’ipotesi. Ma quando ogni opzione viene scandagliata, anche un cuore artificiale diventa possibilità. Non pulsa. Non batte. Ma funziona. Un “tic tac” meccanico per guadagnare settimane, forse mesi. Tempo. E, con il tempo, una chance.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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