Marano, tra buche e silenzi: la voce stanca di una giovane che non vuole rassegnarsi

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Egregio Direttore,

Le scrivo con un nodo alla gola e con una rabbia che non riesco più a trattenere. Ho 28 anni, vivo, studio e lavoro in questa città .Sono una giovane donna che ha creduto – forse ingenuamente – che restare nella propria terra fosse un atto d’amore e di coraggio. Oggi, invece, quel gesto quotidiano somiglia sempre più a una forma di resistenza stanca, logorante.
Marano è un comune ormai in dissesto morale prima ancora che finanziario. Le nostre strade sono fradice, dissestate, il manto stradale è ridotto a una trama di buche e rattoppi che raccontano meglio di qualsiasi bilancio lo stato reale delle cose. Camminare o guidare qui non è solo scomodo: è simbolico. È il riflesso di una comunità lasciata a sé stessa.
Viviamo in condizioni precarie, tra incuria e abbandono. E mentre le istituzioni sembrano cieche davanti alle rapine ormai quotidiane, alla sottrazione continua di beni, serenità e dignità, l’unica attenzione inflessibile pare riservata alle strisce blu. Guai a superare di dieci minuti il ticket del parcheggio: la sanzione è puntuale, precisa, implacabile. Per il resto, silenzio. Un silenzio assordante.
Paghiamo le tasse. Le paghiamo tutte. Con sacrificio. Con puntualità. Ma cosa riceviamo in cambio? Servizi inefficienti, sicurezza assente, spazi pubblici degradati, nessuna prospettiva reale per chi – come me – prova a costruirsi un futuro senza dover abbandonare le proprie radici. È questa la contropartita del nostro dovere civico?
Mi domando, e Le domando: cosa bisogna fare davvero per essere ascoltati? Dobbiamo forse invocare una “rivoluzione” alla Robespierre , un sussulto collettivo che scuota le coscienze assopite di chi governa anteponendo interessi personali e non primari al bene comune? È questo il linguaggio che resta quando le parole civili sembrano non bastare più?
Il mio è l’urlo disperato di una ragazza che credeva nel cambiamento. Che ha studiato, che lavora, che contribuisce, che non chiede privilegi ma normalità: strade sicure, legalità, servizi dignitosi, una città che non faccia vergognare ma sentire orgogliosi. E invece mi ritrovo a fare i conti con l’ansia quotidiana, con il malessere di chi ama un luogo che non ricambia.
Non voglio fuggire. Ma temo che, continuando così, saremo costretti a farlo in molti. E ogni giovane che parte non è solo una valigia che si chiude: è un fallimento collettivo.
Spero che queste parole trovino spazio sul Suo giornale e, soprattutto, nelle coscienze di chi ha il dovere di amministrare. Perché Marano non ha bisogno di multe puntuali: ha bisogno di cura, di visione, di rispetto.
Con amarezza e con ancora un filo di speranza,
Denise
28 anni, cittadina di Marano di Napoli
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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