MARANO, IZZO: “I SOLITI NOTI SONO GIA’ IN CAMPAGNA ELETTORALE, SI ERGONO A PALADINI DEL BENE. ALLA CITTA’ OCCORRE DISCONTINUITA'”

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Manca ancora molto alle prossime elezioni amministrative, eppure in città il clima è già incandescente, come se una campagna elettorale fosse ufficialmente iniziata. Una corsa anticipata che, allo stato attuale, non ha alcun senso.

Tutti sembrano improvvisamente riscoprirsi paladini e buoni samaritani di Marano, dimenticando che l’attuale disastro socio-economico è il risultato di decenni di politica scellerata e approssimativa, avviata agli inizi degli anni ’90 e proseguita fino all’ultimo scioglimento del Consiglio comunale.

Anni in cui ha dominato l’edilizia selvaggia, responsabile di uno sviluppo disarmonico che ha snaturato una cittadina un tempo ridente, ai piedi della collina dei Camaldoli. Il dio “cemento” ha cancellato l’attività storica della comunità maranese: l’agricoltura, con i suoi prodotti d’eccellenza, dalle ciliegie dell’Arecca alle mele annurche, un tempo conosciuti e apprezzati a livello nazionale.

Alla scomparsa dell’agricoltura si è tentato di rispondere puntando sul commercio, ma l’assenza di una rete infrastrutturale adeguata, sia stradale che su ferro, ha isolato Marano dalla mobilità extra-comunale, facendo naufragare anche questa possibilità.

Il risultato è stato un lento ma inesorabile declino: Marano è diventata un deserto socio-economico e culturale, aggravato da una politica incapace di programmare e immaginare il futuro del territorio.

In questo contesto hanno prosperato famiglie camorristiche e fiancheggiatori, spesso colletti bianchi e professionisti, coinvolti a vario titolo nell’edilizia illegale e nel cemento “sporco”, linfa vitale della criminalità organizzata.

Senza accusare nessuno in particolare, questa realtà è figlia di una classe politica nel suo complesso, poco attenta – per usare un eufemismo – alle dinamiche che negli anni hanno divorato il tessuto economico e culturale della città.

Oggi Marano non ha bisogno di nuove risse verbali né di improvvisati salvatori della patria. Serve, piuttosto, un lavoro serio e silenzioso per individuare energie umane, culturali e sociali radicate nel territorio, realmente in discontinuità con il passato.

Questa è l’unica strada possibile per la rinascita di Marano. Tutto il resto rischia di essere solo la solita minestra riscaldata, con gli stessi, disastrosi risultati di ieri

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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