IRAN, IL REGIME MASSACRA I MANIFESTANTI: ALMENO 2 MILA MORTI. GLI USA INTERVENGANO

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Alto funzionario sicurezza ucciso da manifestanti nell’est

Un alto funzionario della sicurezza iraniana è stato ucciso dai manifestanti a Mashhad, nell’Iran orientale. Lo riporta la televisione di Stato iraniana spiegando che il generale di brigata Javad Keshavarz, responsabile della forza antidroga nella città orientale di Mashhad, è stato ucciso in «un attacco da parte di rivoltosi armati» intorno alle 21 e 30 ora locale. Le immagini condivise sui social media mostrano scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti a Mashhad.

Fondazione Mohammadi: in Iran sparatorie di massa, almeno 2mila morti

«Dopo oltre 70 ore di blocco quasi totale di Internet, stiamo ricevendo notizie assolutamente terribili di sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane che hanno provocato la morte di almeno, sottolineiamo, almeno oltre duemila manifestanti». Lo denuncia su X la fondazione del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi. «Le forze di sicurezza iraniane stanno usando la forza letale contro i manifestanti in tutto il Paese. È una repressione su vasta scala. Sono in corso arresti di massa, mentre le famiglie si radunano nei centri pieni di cadaveri alla ricerca dei resti dei loro cari».

Le ong: le vittime sono oltre 500

Sarebbero almeno 538 le persone che hanno perso la vita negli scontri in Iran durante le manifestazioni in oltre cento città del Paese. Lo riferiscono gli attivisti della statunitense Human Rights Activists News Agency, secondo i quali sono state arrestate più di 10.600 persone in Iran. Inoltre, in merito alle vittime, si tratterebbe di almeno 490 manifestanti e 48 agenti della sicurezza iraniana che hanno perso la vita negli scontri. Il governo di Teheran non ha fornito alcun bilancio delle vittime.

I morti sono quasi 500

Il numero di persone uccise nelle proteste in Iran sale a 466: lo afferma l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dai media internazionali.

Netanyahu: se il regime cadrà torneremo partner dell’Iran

Intervenendo all’inizio della riunione di gabinetto, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele e Iran torneranno a essere partner dopo la caduta del regime di Teheran. «Stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli», ha detto citato dal Times of Israel.

«Tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia», ha continuato Netanyahu. «E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace».

Leone XIV: si percorra la via della pace

«Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società”. Lo ha detto il Papa all’Angelus.

Ong: almeno 192 persone uccise nelle proteste in Iran

«Almeno 192 persone» sono state uccise in due settimane di proteste contro il governo in Iran: lo sostiene l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights. «Dall’inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato l’uccisione di almeno 192 manifestanti», ha affermato l’ong con sede in Norvegia, avvertendo che il bilancio potrebbe essere molto più alto poiché un blackout di Internet che dura da giorni ostacola le verifiche.

Uccisa studentessa di 24 anni

 Robina Aminian, una studentessa curda di 24 anni dell’Università Tecnica Shariati di Teheran, originaria di Nowdesheh nella provincia di Kermanshah, è stata uccisa da colpi di arma da fuoco diretti dalle forze governative iraniane durante le proteste a Teheran.

Lo riporta Nessuno tocchi Caino citando informazioni ottenute dall’Organizzazione Hengaw per i Diritti Umani, secondo cui l’incidente è avvenuto giovedì 8 gennaio. Aminian, la cui famiglia risiede a Kermanshah, stava studiando materie legate al design a Teheran al momento della sua morte. Fonti informate hanno riferito a Hengaw che le forze governative iraniane le hanno sparato alla testa da distanza ravvicinata e che è morta per le ferite riportate durante le proteste. I rapporti indicano inoltre che le autorità iraniane hanno inizialmente rifiutato di consegnare il suo corpo alla famiglia. Dopo ripetuti controlli, i parenti sono stati portati nel luogo in cui il suo corpo era trattenuto per l’identificazione. Successivamente, «nonostante le continue pressioni e restrizioni di sicurezza, la famiglia ha potuto ricevere il suo corpo. Tuttavia, le autorità iraniane hanno imposto severe misure di sicurezza e hanno impedito che si svolgessero cerimonie di sepoltura o di lutto a casa dei parenti stretti della famiglia, in un villaggio vicino a Marivan – spiega Nessuno tocchi Caino – Hengaw conferma che Robina Aminian è la ventitreesima persona curda documentata dall’organizzazione come uccisa durante la recente ondata di proteste in Iran»

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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