Italia al top con conti e affidabilità: “spread” mai così basso da 25 anni

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Lo “spread” è un’entità astratta, un ectoplasma, un fantasma formaggino. Che però dà l’esatta misura, come il più formidabile dei termometri di precisione, dello stato di salute dell’economia di un Paese. Oggi, quell’elemento metafisico ha emesso un verdetto che il governo Meloni non può che festeggiare come un trofeo di guerra, la guerra dei “tassi” e dei rendimenti sui mercati: lo “spread” ieri è sceso sotto quota 90 (88). Non è mai stato così buono da 25 anni a questa parte, nonostante il contesto europeo di recessione e le economie di “guerra”, quella vera, con le armi, che stritolano i tanto temuti mercati finanziari che decidono se, dove e quando investire risparmio gestito, fondi, retail, profitti di Borsa.

L’Italia s’è quasi mangiata la Germania, che nello stesso terreno di gioco e nello stesso campionato, quello dei conti “globalizzati” ed “europeizzati”, arranca nel Pil e mostra segni di cedimento sull’affidabilità. Il rialzo dei rendimento dei titoli tedeschi spiega poco, perché sono quelli italiani a scendere di più, secondo uno schema che stima l’affidabilità sulla base della disponibilità degli investitori a guadagnare di meno per avere un “rifugio” più tranquillo. Così uno Stato “solido” può finanziarsi sui mercati pagando meno interessi, in sintesi. Il centrodestra, qui in Italia, oggi può rileggere col sorriso le nefaste previsioni di crac e di default formulate dalla sinistra all’indomani della conquista di Palazzo Chigi da parte di Giorgia Meloni.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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