Antonio Conte prepara con intensità massima la vigilia della sfida contro il Genoa, una gara che per il tecnico salentino ha il sapore di un crocevia decisivo, ben più di una semplice partita: è quasi una resa dei conti. Fin dal primo giorno a Napoli, Conte ha lasciato intendere che lo spirito olimpico del “l’importante è partecipare” non rientra nel suo vocabolario. E il presidente De Laurentiis lo segue a ruota. Diciamolo chiaramente: De Coubertin non è mai stato un modello per l’ex ct della Nazionale, perché per Conte l’unica cosa che conta è vincere. “Solo chi trionfa scrive la storia”, ripete spesso, senza curarsi troppo dell’immagine o del consenso.
Lo scudetto è sempre stato l’obiettivo, sin dal primo istante, anche se neanche lui immaginava di essere così vicino già a maggio. Il successo ottenuto a Lecce ha rappresentato un momento di consapevolezza per l’intero ambiente azzurro: una squadra decimata dalle assenze (senza Neres, l’uomo della fantasia), ma capace ogni volta di tirare fuori il meglio da sé, accettando un cammino fatto più di sacrifici che di spettacolo. Ora che lo striscione del traguardo è a un passo, Conte torna a fare i conti con i fantasmi del passato: dal tragico epilogo di Perugia con la Juventus, a quella finale mondiale persa ai rigori contro il Brasile nel 1994. “So quanto può far male perdere all’ultima giornata”, ha confidato con realismo.
Il Napoli oggi ha assunto la sua immagine e somiglianza: spietato, pragmatico, essenziale. I 77 punti in classifica sono solo una parte della soddisfazione del tecnico. La vittoria contro il Lecce, costruita con un secondo tempo di puro sacrificio e resistenza, è la perfetta rappresentazione del “contismo”: rinvii applauditi, difesa ad oltranza, tensione trattenuta fino al fischio finale. La mente è già rivolta alla prossima battaglia, quella con il Genoa. Anche se ha concesso due giorni di riposo alla squadra, Conte non si è fermato un attimo. Non è tipo da pause.
Da 386 minuti il Napoli non subisce gol, nonostante l’assenza del leader difensivo Buongiorno. Il tecnico monitora da vicino anche le condizioni di Lobotka, per il quale nutre una certa preoccupazione. A Lecce ha vinto con il minimo delle occasioni, ma con il massimo dell’impegno. E Conte, si sa, firmerebbe immediatamente per tre successi consecutivi per 1-0, se significassero il decimo scudetto della sua carriera.
Anche il presidente De Laurentiis sembra essersi convinto: l’epoca del “bel gioco” di Sarri è un ricordo nostalgico, oggi c’è solo voglia di concretezza. Tornato in Italia, il patron è immerso in una fitta agenda tra Comune di Qualiano (per il nuovo centro sportivo), Palazzo San Giacomo (per lo stadio) e la Prefettura (per organizzare una festa scudetto da sogno con tanto di bus scoperto). In mezzo a tutto questo, troverà il tempo per sedersi a parlare con Conte e iniziare a costruire il futuro.
Il legame tra i due è saldo: De Laurentiis ha blindato il tecnico con un contratto triennale e vuole ripartire da lui. Conte, pur mantenendo il suo spirito esigente, è intenzionato a proseguire il cammino in azzurro. Il direttore sportivo Manna conosce bene le richieste dell’allenatore: almeno otto rinforzi di qualità, tra cui tre attaccanti, senza superare il tetto dei 100 milioni di ingaggi. Conte è esigente, ma altrettanto coinvolto: si trova bene a Napoli, ha trovato un equilibrio di vita che altrove faticherebbe a ritrovare. E ha avuto carta bianca come raramente è accaduto nella sua carriera.
Si parlerà di progetti, di struttura, di obiettivi. Conte non si tira mai indietro: non fa misteri, non indossa maschere. È l’uomo che ha messo il suo vissuto, i suoi tormenti e le sue ambizioni al centro di un sogno che adesso è a portata di mano. E che, se tutto andrà come previsto, potrà finalmente godersi fino all’ultimo istante.
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