Marano, box confiscati alla criminalità: non solo la moglie, anche lo zio del consigliere Rusciano ha partecipato per lo stesso bene. Rusciano dovrebbe dimettersi e il tizio con il sigaro chiedere scusa

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Altro che tutto sotto controllo. C’è ben altro sulla procedura di assegnazione dei box confiscati alla mafia, una volta di proprietà di Simeoli Antonio, che di fatto rende ancor pù grave e intricata la vicenda e su cui a questo punto ci sono pochi dubbi: siamo dinanzi ad un tentativo di turbativa d’asta vera e propria. Come abbiamo più volte raccontato in questi giorni uno dei box confiscati è stato assegnato in via provvisoria alla moglie di Nunzio Rusciano, che ha presentato un’offerta di 120 euro per ottenerlo. Al netto del fatto che Rusciano abbia già annunciato di voler rinunciare, c’è altro, ovvero il secondo che ha presentato istanza per lo stesso bene ottenuto (provvisoriamente) dalla moglie di Rusciano, tal Santolo Musella, non è altro che lo zio dello stesso Rusciano, lato madre, il quale ha presentato un’offerta inferiore di 10 rispetto a quella presentata dalla coniuge di Rusciano, ovvero a 110 euro.

Insomma – volente o nolente – o se lo sarebbe aggiudicato la moglie di Rusciano o se lo sarebbe aggiudicato lo zio di Rusciano. Come si dice dalle nostre parti, insomma, “niente sarebbe uscito dal seminato”.

Alla assurdità sopra menzionata si aggiunge che la domanda dello zio di Rusciano è stata protocollata nel calderone delle sette domande presentate consecutivamente il 19 dicembre 2024, mentre quella dello stesso Rusciano è stata presentata il 7 gennaio 2025. Rusciano e consorte potevano a questo punto sapere l’entità dell’offerta di Santo Musella (zio dello stesso Rusciano) e offrire a questo punto un importo maggiore per aggiudicarsi il bene.

A questo punto l’individuo col sigaro, che ci dovrebbe ringraziare non una ma mille volte, dirà che è ancora tutto in ordine? Avrà ancora il coraggio di ritenere la procedura conforme e in linea con la legge? Purtroppo la risposta è no. Saranno i Carabinieri e la Procura a stabilire la verità, resta il fatto che le scuse di Rusciano, a questo punto, sono poco cosa: dinanzi ad una palesa forzatura come questa non resta che dimettersi.

Allo stato attuale si potrebbe configurare il reato di turbata libertà degli incanti in quanto sotto il profilo dell’evento, il reato di turbativa d’asta si annovera tra i cosiddetti reati di pericolo: si realizza indipendentemente dall’esito finale della gara pubblica, essendo sufficiente che si verifichi la sola impossibilità di uno svolgimento regolare. Ad includere definitivamente la turbativa d’asta tra i reati di pericolo è intervenuta la Corte di Cassazione con sentenza n.12821/2013: “Il reato di turbata libertà degli incanti è un reato di pericolo che si configura non solo nel caso di danno effettivo, ma anche nel caso di danno mediato e potenziale, non occorrendo l’effettivo conseguimento del risultato perseguito dagli autori dell’illecito, ma la semplice idoneità degli atti ad influenzare l’andamento della gara. Il tutto sarebbe aggravato dal fatto che a commettere l’evento sarebbe un consigliere comunale in carica.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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