ELEZIONI MARANO, PRIMA FASE DI CAMPAGNA ELETTORALE. LE PAGELLE. DA DI FENZA A MORRA, DA GIACCIO AI 5 STELLE

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La sfida per le amministrative di maggio non scalda i cuori degli elettori. Troppi candidati sindaco di scarso spessore, troppe “machiochie”, inciuci, strategie del vuoto a perdere. Troppa miopia politica, zero voglia di reale cambiamento.

Pasquale Di Fenza, consigliere regionale del Centro democratico non è riuscito nel suo intento: rimuovere il candidato del Pd, Matteo Morra, e rimpiazzarlo con Stefano Stanzione. Il più alto rappresentante istituzionale del territorio non ha avuto la forza politica e il carisma per imporsi nei tavoli che contavano, non quelli di Marano, dove era tutto già deciso da tempo. A Pasqualino va dato atto, ad ogni modo, di aver lottato con generosità e anche senza ricorrere a sotterfugi e cazzimmate di maniera. Voto 4.

Gregorio Silvestri. Il coordinatore di Azione, partito oltre un anno fa sui social con la “litania” del rinnovamento e della discontinuità ad ogni costo, è un altro degli sconfitti di questa pre campagna elettorale. Gregorio ha raccolto pochissimo, quasi nulla, e oggi è ai margini delle giocate importanti. Il suo gruppo, quello dei terzopolisti, aveva puntato tutte le fiches su Stefano Stanzione, che però non se l’è sentita di sfidare il vecchio amico Matteo Morra, che non ha voluto nemmeno minimamente accettare l’idea di dover fare un passo indietro per il bene del centrosinistra. Voto 3.

Matteo Morra. Il candidato in pectore del Pd si è piazzato al centro del campo con il pallone in mano e a tutti ha detto: il pallone è mio e voi non giocate. Sostenuto dal fido Eduardo Simioli da San Rocco, e dal suo gruppo storico, i vari Sorrentino, Di Luccio e Vallefuoco, ovvero quelli che dal 2011 stanno tentando mettere le “mani” sul Comune di Marano, ha aggregato poco o nulla, forse Di Fenza in extremis e poco altro. Nemmeno la Fanelli è cascata al giochino del “vieni con noi che ti diamo l’assessorato alle politiche sociali”. Morra, però, da navigato politico qual è, sa che alla fine qualcuno andrà a dama e sa anche se vince la Fanelli, in qualche modo riuscirà ad entrare dentro la futura giocata. Voto 4,5.

Forza Italia. I forzisti si sono incartati come tutti i partiti del centrodestra, tra veti, questioni di lana caprina, ambizioni personali spropositate e quant’altro. Alla fine, dopo tante chiacchiere, si ritrovano nelle mani la semisconosciuta Barbara Schiattarella. Voto 3,5.

Teresa Giaccio. Le ha tentate tutte per essere la candidata sindaco del centrodestra. Ha partecipato a mille tavoli, bruciato tanti potenziali candidati ed è entrata in conflitto con i giovani di Fdi e alla fine, anche lei, si ritrova nelle mani Barbara Schiattarella. Voto 2,5.

Michele Izzo. Cullava da mesi e mesi il sogno di candidarsi. Con fare astuto ha sempre glissato sull’argomento, poi è sceso in campo sotto la spinta del nipote Giovannino Pagano da Chiaiano. Il professor è persona a modo, ma nell’ultimo periodo si è fatto prendere dall’ansia del risultato e della prestazione: sta imbarcando un po’ troppa roba e non del tutto “potabile”. Al suo fianco anche gente che ha un solo pallino: l’ufficio tecnico. Voto 4,5.

Movimento 5 Stelle. Il Movimento ha discusso a lungo al proprio interno, alla fine, a quanto pare, ha prevalso la “saggia” linea di non andare con il Pd. Sarà così? Dal 5 Stelle, assente per ben due competizioni, elettorali ci si aspettava ad ogni modo qualcosa in più: non la solita candidatura di bandiera (Di Guida), ma un progetto di più ampio respiro e spessore. Un progetto vincente, insomma, e di matrice rivoluzionaria. Occasione sprecata. Voto 4.

Potere al Popolo. Ennesima candidatura di bandiera (Di Maro), ennesima corsa solitaria. A che serve? Bah. Voto 4-.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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