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Ancora dieci giorni, forse due settimane per trovare un’intesa da parte dei sette “saggi” (tra cui Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli), chiamati a trovare una quadra tra i due statuti, quello del garante e quello dell’ex premier. Eppure se Conte fa trapelare una certa tranquillità ribadendo “piena fiducia”, lo stesso non si può dire di chi gli sta attorno.
“E se ci stessero fregando?”, è il timore riportato dal Corriere della Sera e che condividono più parlamentari vicini al fu avvocato del popolo. E così impazza il tam tam: “Giuseppe doveva andare per la sua strada e farsi il partito, invece si è voluto fidare – rivela così il timore del “bidone” un senatore -. Il rischio è che esca da questa trattativa molto indebolito, se non commissariato. Perché ora l’immagine all’esterno è che Fico e Di Maio sono i veri padroni del Movimento”. Nel mirino il retroscena sul possibile piano B di Grillo. Il comico, nel caso in cui Conte lo sfidasse con un nuovo partito, sa già come muoversi: mettere Di Maio, Roberto Fico e Virginia Raggi alla guida del Movimento.

























