Esclusiva. Processo Pip Marano, ecco le richieste di condanna per i sei imputati. Dai Cesaro a Di Guida

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Battute conclusive ormai vicine per il processo sull’area Pip di Marano. Nella lista degli imputati figurano i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro e alcuni imprenditori e tecnici molto noti a Marano. Tutti rinviati a giudizio (a vario titolo) per concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Polverino e per fittizia intestazione di beni. Il pm Maria Di Mauro, fino a qualche mese fa in forza alla Dda di Napoli, ha già formulato e notificato le richieste di condanna, che saranno al centro della requisitoria dei prossimi giorni e delle successive repliche dei legali degli imputati. Per Aniello e Raffaele Cesaro, entrambi a capo della società che si aggiudicò l’appalto per la realizzazione del Pip, sono stati chiesti – rispettivamente – 12 anni e 6 mesi e 8 anni di reclusione. Otto anni, invece, per Antonio Di Guida, ex assessore provinciale di Forza Italia e imprenditore edile tra i più noti a Marano e nell’area giuglianese. Dodici anni e sei mesi anche per Oliviero Giannella; quattro anni e sei mesi per Salvatore Polverino e tre anni e sei mesi per il cugino Antonio Visconti. Gli ultimi due non rispondono del reato di concorso esterno. Di Guida e Giannella, amici e soci, rispondono (non solo per il Pip) anche per vicende relative ad alcuni affari immobiliari compiuti in territori di Napoli e provincia.

Subito dopo la requisitoria del pm Di Mauro, titolare dell’indagine assieme al collega Giuseppe Visone, toccherà ai legali degli imputati tentare di smontare il teorema accusatorio. Gli imputati hanno sempre ribadito la loro estraneità ai fatti contestati dalla Procura. La vicenda Pip trae origine da un’indagine coordinata dalla Dda di Napoli e affidata ai carabinieri del Ros di Napoli. Un’imponente inchiesta, partita tra la fine del 2015 e il 2016, che ha fatto (parzialmente) luce su una vicenda di cui a Marano si parlava, con sospetto, da almeno 12-13 anni. Gli investigatori sono riusciti a “riesumare” una sorta di cadavere, visto che i primi atti del Pip risalgono alla fine degli anni Novanta e il bando emesso dal Comune al 2004-2005. Molti reati si sono prescritti nel tempo e molte persone che ebbero un ruolo importante, ma che non figurano negli atti del processo, sono state soltanto lambite dall’indagine. Grazie all’indagine sull’area industriale, seguendo le attività e i movimenti di alcuni indagati, gli inquirenti hanno documentato anche l’ascesa del clan Orlando sul territorio cittadino.

Un’inchiesta con luci (eventi ricostruiti in modo chiaro) e qualche ombra. Qualche tassello manca o è stato poco approfondito, soprattutto in relazione all’origine dell’affare, anche se nel corso degli anni il pm Di Mauro è in qualche modo riuscita ad accendere i riflettori su fatti sfuggiti in prima battuta con un’ulteriore inchiesta – confluita in un nuovo processo – che vede imputati l’ex sindaco Mauro Bertini, l’imprenditore edile Angelo Simeoli e i due Cesaro.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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