Il Giugliano calcio retrocede e retrocede anche una città che non ha mai saputo (e voluto) sfruttare il suo potenziale

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Malinconica retrocessione del Giugliano calcio, dopo un anno a dir poco balordo. Un anno segnato da tre cambi societari, dall’avvicendamento di 8 allenatori e dall’arrivo di una 70 ina di calciatori. Un record. Il progetto di Salvatore Sestile è stata fatto morire quasi di proposito: prima Luigi Sestile, il fratello del compianto presidente, ha gettato la spugna in un momento in cui tutto era ancora salvabile, poi l’arrivo di Palma – che anziché salvare il salvabile, affidandosi ad esperti del settore, allenatori navigati, cercando magari di trovare un feeling con la tifoseria, ha dato vita a una mini rivoluzione (tecnica e societaria) che si è rivelata un azzardo. Ma la crisi del Giugliano non è solo la crisi di una compagine sportiva: è la crisi e il fallimento di un’intera città.

Una città di 120 mila abitanti che, nonostante i proclami degli ultimi 20 anni, non è mai riuscita a fare il salto di qualità. Giugliano, nell’immaginario di tanti, è solo rifiuti, malavita, mala politica. E’ una città – a dire il vero – molto chiusa nelle sue parrocchie e dinamiche territoriali ed è una città sempre propensa a dare le colpe ad altri. Il territorio (discariche legali e non), in realtà, se lo sono venduti i giuglianesi, la camorra in primis, e apparati istituzionali. Se lo sono venduti anche i cittadini “normali” con i loro voti e persino qualche agricoltore, proprietario terriero che si è prestato al gioco del malaffare.

Ci sarebbe tanto da dire e scrive. Un lungomare poco e mal sfruttato, un’area industriale diventata teatro di scorribande di ogni genere, con imprenditori costretti a fare gli “sceriffi” e disincentivati in ogni modo. Un centro (non solo sotto il profilo geografico) distante dalle periferie in tutti i sensi. Se a tutto ciò ci aggiungiamo la presunzione di una certa borghesia e imprenditoria e gli inciuici da paesino alimentati anche da una stampa locale mai veramente incisiva, mai realmente interessata a scoprire le grandi magagne del territorio e sempre troppo vicina a determinati potentati, politici in primis, il gioco è fatto. Eppure, più di ogni altro centro del comprensorio, Giugliano aveva tutte le caratteristiche per essere una grande città ma anche una grande provincia.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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