Processo Bertini-Simeoli-Cesaro. In aula il pentito Perrone: “Il tramite tra l’ex sindaco e il clan era Simeoli Angelo. La sua era anticamorra di facciata”

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Un’udienza molto importante, quella andata in scena oggi al tribunale Napoli nord, per il processo che vede imputati l’ex sindaco Mauro Bertini, l’imprenditore edile Angelo Simeoli e i fratelli Raffaele e Aniello Cesaro.

Il pm Maria Di Mauro e gli avvocati degli imputati hanno rivolto diverse domande al collaboratore di giustizia Roberto Perrone, per anni capozona dei Polverino nel comune di Quarto.

Il pentito, che già in passato era stato chiamato a testimoniare sulla vicenda Pip, ha riferito oggi su più punti. In relazione alla figura di Bertini, Perrone ha sottolineato che tra Bertini e Angelo Simeoli, meglio noto come Bastone, c’erano rapporti molto solidi. Che il tramite, in pratica, tra il clan e l’ex sindaco di Marano era proprio Angelo Simeoli, noto palazzinaro di Marano storicamente – almeno secondo quando ricostruito dagli inquirenti – legato al clan Polverino. “Era gestibile, attraverso contatti indiretti, anche Bertini. Tra l’altro un dipendente comunale, molto vicino a Bertini – ha ricordato Perrone – era imparentato con un nostro affiliato. Salvatore Polverino voleva sapere periodicamente degli spostamenti e degli incontri del sindaco. Polverino si innervosiva perché diceva che Bertini aveva le mani nella marmellata in tante cose”.

Perrone, in un passaggio, ha anche affermato che “quella di Bertini era solo un anticamorra di facciata”. E ancora: “Ricordo che Giuseppe e Salvatore Polverino dicevano che bisognava tenersi buoni Bertini in merito alla questione Pip e parlavano di qualcosa di illecito nell’aggiudicazione della gara”.

In riferimento ai fratelli Cesaro, Perrone, incalzato dai legali dei due imprenditori di Sant’Antimo (imputati anche nel processo Pip), ha riferito che la famiglia Polverino voleva entrare in società con i Cesaro al 50 per cento. Perrone ha poi precisato, che i Cesaro ottennero 400 mila euro dai Polverino a titolo di prestito, mentre un milione di euro era l’importo dell’estorsione ai loro danni. “Ricordo – ha spiegato ancora il pentito – che Giuseppe Polverino si era arrabbiato con Salvatore Polverino (imputato processo Pip, ndr) nel periodo del Natale 2008 poiché questi soldi non erano ancora rientrati nelle loro disponibilità ed era difficile incontrare i Cesaro”.

In relazione ad Angelo Simeoli, ha aggiunto che “Simeoli era collegato in passato sia con i Nuvoletta sia con i Polverino. Nel territorio di Marano divenne un imprenditore importante e molti affidavano i propri risparmi a lui che poi li riutilizzava in varie attività come forma di investimento”. E ancora: “Al clan era stato impartito l’ordine di non recarsi in nessun ufficio o cantiere inerente alle attività imprenditoriali di Simeoli.

In merito ai cantiere e al business dell’edilizia: “Su Quarto e Marano, il 90 per cento degli affari era gestito dal clan. Per noi erano più importanti gli imprenditori che gli affiliati. Prendevamo, come quota di estorsione, 10 mila euro ad appartamento”.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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