La Garden House di via Caracciolo, sequestrata stamani dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, fu realizzata molti anni fa da una delle società degli imprenditori edili Simeoli, i palazzinari legati al clan Polverino: Antonio, Benedetto e Luigi Simeoli, tutti condannati in vari gradi di giudizio. La scuola (abusiva e costruita parzialmente su un bene confiscato alla camorra) era da qualche anno gestita da una società che versava il relativo canone ai Simeoli. Pochi mesi fa, alla luce delle indagini già avviate dalla Dda di Napoli, il Comune di Marano emise un’ordinanza di chiusura. Pochi giorni dopo un ulteriore atto, a firma del sindaco Visconti e avallato da una perizia di parte molto contestata (ne parlammo a suo tempo) che ne autorizzava l’apertura fino alla fine dell’anno scolastico. Solo pochi giorni fa l’ordinanza di demolizione firmata dall’architetto Mucerino.
Ora, come ipotizzammo a suo tempo, le indagini potrebbero coinvolgere l’attuale amministrazione cittadina, che consentì la riapertura (con una perizia di parte), sconfessando un precedente provvedimento dello stesso Visconti, concordato in qualche modo con l’ex dirigente Pasquale Di Pace. L’ex dirigente lasciò Marano (improvvisamente) proprio in quei giorni per accasarsi al Comune di Napoli. Il fantasma dell’invio di una commissione d’accesso agli atti in municipio, insomma, aleggia ormai con insistenza.
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