Medievando, la kermesse nel centro storico di Caiazzo

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Durante la seconda settimana di giugno di ogni anno, Caiazzo, in provincia di Caserta, confinante con il territorio di Piana di Monte Verna, si trasforma in un borgo medievale con Medioevocando. Oltre l’antica porta della piazza, il tempo ritorna indietro:

I tamburi del Castello annunciano l’inizio della festa, si apre l’Offizio del Cambio, il Mercato delle antiche arti e degli antichi mestieri e gli abitanti celano il passo in abiti rigorosamente storici.

Si può camminare di sera in un tipico borgo italiano colorato da scudi e bandiere del contado vulturnense in concitata animazione delle coreografie degli sbandieratori.

Dame, contadini, artigiani a bordo dei rispettivi carri, giullari al seguito di musicisti, in un policromo corteo di panneggi e insigne, mettono al vostro servizio le loro antiche arti.

Si trovano banchi che offrono ogni genere di mercanzia: da intarsi alle pergamene, dalla frutta biologica alle ceramiche oppure qualche magica pozione o invenzione.

Di sera i vicoli sono illuminati con torce e il del borgo è allietato da giullari e cantastorie, maghi e ogni genere di saltimbanchi.

L’arte della falconeria si staglia al crepuscolo della sera accompagnato dalle fiamme mistiche dei mangiafuoco per poi cedere la scena allo scontro accidioso di cavalieri rivali.

Guardie armate fanno infine accedere al cuore della cittadella, ma solo bussando a un possente portone e facendosi riconoscere, aprono il cammino e riposano ai crocevia, quasi come a difesa del buon vino delle botti, lavorato poco distante il borgo, oltre la Via Consolare, crocevia tra oriente ed occidente, in un comune noto per le sue specifiche tradizioni enogastronomiche ricercate, Piana di Monte Verna.

Spente le luci, ci si allontana dai fragori della vita quotidiana del terzo millennio e, come per incanto, in una fiaba, si ritorna ad un tempo dove la vita era meno facile, ma anche più semplice e apprezzabile.

Incamminandosi sulle colline della vicina Piana di Monte Verna, ci si mette sul cammino in un realtà fatta di sentieri, specchi d’acqua suggestivi e biologia sbiadita dai ricordi sotto l’incombente presenza del Montus Vernae

Emblemi, simboli di un regime perduto, mura di cui restano sporadici tratti, cipressi, chiaroscuri delle vivaci colline e i prati a maggese, caratterizzano questo piccolo comune che ha tanto contribuito all’immagine di Caiazzo per cui la si riconosce oggi.

Questa piccola realtà pianese, di appena duemila anime, è affidata all’esperienza di un sindaco caparbio, Giustino Castellano , e di una giunta volenterosa, animata da un suo assessore instancabile, Sandro De Francesco.

Nondimeno, sembra opportuno anche menzionare le cariche pubbliche della presente amministrazione così come tanti piccoli imprenditori sul territorio di una piccola realtà agricola, presso i quali è ancora possibile praticare un turismo diverso dagli altri, in pittoresche stutture agreste che mantengono viva l’economia di queste vallate.

Data la difficoltà dei luoghi così inselvatichiti, sui quali incombe una annosa minaccia futura di sviluppo, persiste una dedizione ancestrale di una comunità rurale timidamente rimasta in vita nonostante l’emorragia demografica dell’emigrazione.

Questa dedizione ad oggi leggibile con un branding professionale di ingredienti della tradizione mediterranea della piana vernese, quali l’olio extravergine d’oliva, il tartufo, le erbe officinali, il conciato romano, i vini, come la Palagrella, compaiono declinati persino in una variante autoctona, altrove introvabile, sugli scaffali di esclusive gastronomie del centro Europa e riconosciuti ai più della cucina estera statunitense e giapponese.

L’eloquente posizione sovrastante del monte Santa Croce, piccola frazione da sempre gemella e amica di Piana, vuole proteggere tutto ciò, avendo da sempre perpetuato nei secoli un ruolo di minacciosa ma fraterna guardia alle spalle del Monte Maggiore.

Tale presidio non sembra però limitarsi ad una semplice vetta, anzi, scopre un ruolo metafisico. Non solo si narra attraverso celebri storiografie e leggende del folclore dell’alto casertano, che facoltosi possidenti, bramosi di guadagnarsi il paradiso con l’istituzione di un presidio militare religioso, decisero di fondare sulla sommità del Monte Verna una abbazia, ma che anche grazie a pioneristici interventi delle passate Soprintendenze Archeologiche oggi si possono toccare con mano la vetustà di questi tempi ormai dimenticati.

Le testimonianze ciclopiche delle mura e dispositivi anti assedio, eco di eventi tragici ed eroici, vogliono oggi domandare all’avventuriero quale sia il suo cammino esistenziale lasciandolo immerso e paziente nel cielo liquido e indefinito della sera.

Qui la volta celeste si immerge nella morfologia di Piana di Monte Verna dove il Verde agreste e i colori eterei dell’ imbrunire si miscelano fino a percepire lontananza e prossimità compiuti.

Nel visitatore cala così un un silenzio di pace e confidenza in una natura che prevale, e che aspetta l’indomani per consegnare nuovi significati.

Arch. Salvatore Polverino

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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