Si va dalla ‘garanzia’ di un mega-appalto da 10 milioni di euro nell’Area di Sviluppo Industriale del casertano, che avrebbe dovuto procurare un “guadagno netto di almeno 2 milioni di euro” all’imprenditore Antonio Di Guida, ex assessore provinciale e coindagato insieme ai fratelli Cesaro nella ‘inchiesta madre’ Dda sul Pip di Maano, alla promessa di far nominare Vincenzo Carandente direttore del distretto sanitario 38 dell’Asl Napoli 2 grazie all’aggancio di un direttore di dipartimento, il medico di Mugnano Pasquale Bove. A una famiglia (marito e moglie, lei dipendente del Comune di Marano) sarebbe stato promessa un’assunzione a Poste Italiane in cambio di 30 voti, da documentare con la foto delle schede, una pratica vietatissima che prevede, se il presidente di seggio se ne accorge, la denuncia immediata all’autorità giudiziaria. A Luigi De Biase sarebbe stata promessa e poi fatta ottenere la nomina di componente dell’Oiv, l’organismo di autovalutazione interna della Regione Campania. Ruolo mai ricoperto dal dirigente comunale.
Due capi di imputazione riguardano i nulla osta ottenuti con l’assenso dei vertici politici e amministrativi del comune di Marano per lo spostamento di un funzionario, Tiziana Di Grezia, e di un agente di polizia municipale, Gennaro Marchesano, verso altri impieghi, il primo al Demanio e il secondo presso lo staff di un capogruppo consiliare (Corrado Gabriele) della Campania. I due avrebbero dovuto ricambiare il piacere con il sostegno elettorale a Cesaro jr.
A un medico, precario, fu assicurata la stabilizzazione del contratto presso l’ospedale di Giugliano, a un sottotenente di polizia municipale di Marano, Raffaele Di Bonito, invece furono date rassicurazioni per la figlia dottoressa: un’assunzione all’ospedale San Raffaele di Milano, dove forse i Cesaro vantavano buoni agganci (ma l’assunzione non si perfezionò). Un uomo di Portici, per portare un po’ di preferenze ad Armando avrebbe ricevuto due abbonamenti gratuiti al Centro Sportivo locale ‘Aquilasport’ amministrato da Aniello Cesaro. E ad una signora, moglie del presidente del mercato ortofrutticolo di Marano, dipendente della partecipata “Armena sviluppo” fu promesso che sarebbe stata promossa da addetta al verde pubblico a impiegata.
Due capi di imputazione coinvolgono Flora Beneduce, consigliera regionale di Forza Italia eletta con 14.373 preferenze. E’ indagata anche lei per voto di scambio. Era in ticket con Armando Cesaro: in Campania la legge elettorale prevede la doppia preferenza di genere. Secondo la prima accusa, in concorso con Raffaele Cesaro, avrebbe consegnato a un ex consigliere comunale di Marano, Armando Sarracino, 2mila euro “in cambio dell’assicurazione di almeno 300 voti promettendo, ad elezione avvenuta, l’ulteriore remunerazione di 10.000 euro”. Il pm inoltre le contesta di aver partecipato a una trama di Luigi e Armando Cesaro: far assumere un avvocato di Marano, Teresa Frecciarulo, nello studio legale del nipote della signora Beneduce “in cambio della convergenza di voti a favore di entrambi”. Ovvero far scrivere sulla scheda Cesaro-Beneduce.
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