Marano, i cittadini si interrogano sullo stato pietoso del comune. Ve lo spieghiamo ancora una volta: tutto parte dai debiti e dal mancato spostamento dei dipendenti chiacchierati

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La legge anticorruzione parla chiaro: dirigenti e funzionari delle pubbliche amministrazioni devono ruotare (onde evitare che si creino situazioni di potenziali di eccesso di potere interno) ogni tre anni. L’Anac, l’authority diretta da Cantone, ha esteso tale vincolo a tutti i dipendenti mediante verifica di alcuni vincoli.

A Marano di Napoli, nel comune sciolto tre volte per infiltrazioni mafiose e almeno tre-quattro volte per scioglimento ordinario (dimissioni del sindaco), c’è una resistenza (fortissima) ad effettuare tali rotazioni. Si chiama turn over, ma a Marano sembrano essere allergici. Di questo argomento scriviamo da mesi, da quando, con l’arrivo dei commissari post Liccardo, questi si impegnarono a dare seguito alle indicazioni dell’Anac e del decreto legge 190/2012.

Molti cittadini si chiedono il motivo per cui Marano è nelle condizioni in cui si trova. La risposta è molto semplice: Marano paga per le scelte folli di alcuni ex amministratori, ex sindaci che hanno imbottito il Comune di debiti (per anni non sono stati pagate ditte e fornitore), ma anche perché la macchina comunale è fonte di enormi criticità. Collusione, corruzione, scarsa voglia di lavorare, disorganizzazione interna? C’è un po’ di tutto.

Bisogna partire dal dato che il 20-25 per cento dei dipendenti comunali è imparentato con famiglie di camorra. Bisogna poi ricordare che gran parte dei dipendenti è stato assunto con pratiche clientelari e con la classica raccomandazione tanto in voga negli anni Settanta e Ottanta.

Ma c’è un altro dato: nei settori chiave del Comune, si tratti di funzionari, dirigenti o responsabili dei procedimenti, vuoi per una ragione, vuoi per un’altra, ci sono da anni sempre le stesse persone.

C’è una delibera, firmata dai commissari nel giugno scorso, che autorizza a far ruotare 30 persone, tutte già individuate. Di quelle 30 solo una decina ha cambiato ufficio. Quella delibera teneva conto della relazione (non perfetta e con qualche evidente errore) che ha portato allo scioglimento del Comune. Quella delibera è stata congelata e il motivo è semplice: alcuni funzionari si sono fatti raccomandare presso qualche prefetto, altri – soprattutto dipendenti di quadri intermedi – hanno esercitato il loro potere interno, facendo presagire che senza di loro si sarebbero bloccate le procedure di alcuni progetti.

Ma al di là della relazione, che contiene qualche errore, bisognava e bisognerebbe tener conto della legge anticorruzione, che stabilisce che ogni tre anni funzionari, dirigenti e dipendenti debbano cambiare un po’ aria, soprattutto se si tratta di uffici a rischio.

Un mese fa si è tornato a parlare di modifiche alla struttura, ma ancora una volta tutto è stato rimandato. Verso la fine del mese si tornerà a parlare di modifiche nella struttura e per le aree dirigenziali, che da 4 scenderanno a 3.

I fatti al momento i seguenti: ai tributi, all’anagrafe, alla ragioneria, all’area amministrativa, lavori pubblici, in qualche comparto dei vigili, all’urbanistica e alle attività produttive ci sono, da anni, sempre le stesse persone, molte delle quali non hanno pur nulla brillato sul fronte dei risultati. Il neo prefetto Di Menna sembra averci capito pochino finora. Si fida di alcuni dirigenti e non sembra essersi reso conto di dove sia arrivata. Ha firmato un’ordinanza per la chiusura dei negozi che occupano suolo e poi si è bloccato; si attendono alcuni sgomberi ma nonostante i diktat non si mette ancora mano. Ma soprattutto sembra essere, il neo prefetto, poco incline alle trasformazioni e alle necessarie rivoluzioni.

Di seguito vi alleghiamo il contenuto della legge sul turn over interno agli uffici pubblici:

Le disposizioni legislative contenute nella legge anticorruzione (d.l. 190/2012), avevano già previsto come, nei settori maggiormente a rischio, andasse regolata in via ordinaria le rotazione di dirigenti e funzionari. Tale misura era stata definita come misura ordinaria, con efficacia preventiva, da utilizzarsi nei confronti del personale che opera in contesti particolarmente esposti a rischio. Tale misura ordinaria di rotazione rappresenta, altresì, specifico vincolo da parte dell’ANAC al fine di stabilire i criteri che le amministrazioni dovranno seguire per assicurare la rotazione dei dirigenti nei settori particolarmente esposti alla corruzione.  Oltre, ai dirigenti, tuttavia, si è reso necessario estenderla, in via generale, a tutti i dipendenti, mediante verifica di alcuni vincoli, ovvero:

a) vincoli soggettivi identificati nel rapporto di lavoro (es. congedo parentale, assistenza di familiare disabile);
b) vincoli oggettivi in merito alla particolare qualificazione tecnica e le competenze richieste per la funzione da svolgere, al fine di assicurare il buon andamento e la continuità dell’azione amministrativa.
La tabella che segue sintetizza i presupposti per una corretta rotazione dei dipendenti.

Principi Note
Formazione Necessità di far acquisire ai dipendenti competenze professionali anche di tipo trasversale, al fine di rendere fungibili le funzioni in una pluralità di ambiti lavorativi. Prevedere opportuni periodi di affiancamento.
Misure alternative In enti di piccole dimensioni, dove non sia possibile applicare la rotazione, è necessario che il personale non abbia il controllo esclusivo dei processi, potenziando ad esempio la trasparenza, l’affiancamento di altri funzionari, suddividere le attività di istruttoria con quelle del provvedimento finale.
Criteri e informativa sindacale Vanno definiti in via preventiva i criteri di rotazione, tra i quali: a) individuazione degli uffici; b) la periodicità; c) le caratteristiche.
Sui citati criteri va attuale l’informativa sindacale per eventuali osservazioni e/o proposte.
Programmazione pluriennale Preventiva individuazione delle aree a rischio e programmazione pluriennale della rotazione degli incarichi.
Gradualità Al fine di evitare rilevanti impatti organizzativi, è necessario, in considerazione delle aree a rischi più elevati,  procedere in fasi successive (es. dai responsabili dei procedimenti, al personale a diretto contatto con il pubblico, ai funzionari ed infine ai dirigenti)
Monitoraggio Spetta al responsabile anticorruzione, indicare almeno a livello annuale le rotazioni effettuate, le difficoltà incontrate, la formazione attivata o da attivare.
Personale dirigenziale Necessario un atto di indirizzo che stabilisca i criteri di rotazione e di conferimento in modo chiaro e trasparente. Negli uffici ad altro rischio sarebbe opportuno limitarla al minimo legale (tre anni per gli enti locali e quattro nel decreto Madia).
La legge 124/2015, prevede l’interpello, su un area dirigenziale vasta tale da eliminare il problema anche agli Enti con pochi dirigenti.
Personale non dirigenziale La rotazione potrà essere programmata all’interno o all’esterno dell’ufficio dirigenziale. Sarebbe utile ricorrere ad un interpello interno per le Posizioni Organizzative, non rinnovando l’incarico più di una volta.
Rotazione anche del personale che cura l’istruttoria delle pratiche o in contatto con il pubblico, nello stesso ufficio o in uffici diversi.

b) La rotazione straordinaria
Le attuali disposizioni legislative (art. 16, comma 1, lett. l-quater), del d.lgs. 165/2001) prevedono che i dirigenti dispongano con provvedimento motivato, la rotazione del personale nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva. Trattasi di obbligo per l’amministrazione di assegnare il personale sospettato di condotte di natura corruttiva, che abbiano o meno rilevanza penale, ad altro servizio. Si tratta, quindi, di una misura di carattere eventuale e cautelare tesa a garantire che nell’area ove si sono verificati i fatti oggetto del procedimento penale o disciplinare siano attivate idonee misure di prevenzione del rischio corruttivo. La misura si applica, a mente della disposizione legislativa, sia al personale dirigenziale che a quello dei livelli. Tuttavia, mentre per il personale non dirigenziale la rotazione si traduce in una assegnazione del dipendente ad altro ufficio o servizio, nel caso di personale dirigenziale, ha modalità applicative differenti comportando la revoca dell’incarico dirigenziale e, se del caso, la riattribuzione di altro incarico. I reati che prevedono la citata rotazione obbligatoria, sono quelli richiamati dal d.lgs. 39/2013 che fanno riferimento al Titolo II, Capo I “Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione”, nonché quelli indicati nel d.lgs. 31.12.2012, n. 235 che, oltre ai citati reati, ricomprende un numero molto rilevante di gravi delitti, tra cui l’associazione mafiosa, quella finalizzata al traffico di stupefacenti o di armi, i reati associativi finalizzati al compimento di delitti anche tentati contro la fede pubblica, contro la libertà individuale.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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