Si parla con insistenza di abbattimenti, abusivismo, materiali scadenti e legalità da ripristinare. Oggi è Ischia a rubare la scena, dopo il terremoto dei giorni scorsi, ma a Marano (una delle patrie dell’abusivismo edilizio) ci sono cose che fanno gridare allo scandalo e anche di più.
Uno dei casi più eclatanti, spesso indicato come emblema da Terranostranews, è quello del capannone abusivo di via Vallesana. Capannone acquisito al patrimonio comunale dal 2013. E’ un bene del Comune, insomma, sciolto per infiltrazioni camorristiche anche perché – come recita la relazione di scioglimento dell’ente – la giunta Liccardo (e nemmeno le precedenti ad onor del vero) non riuscì ad abbattere e a sgomberare gli abusivi che vi operano indisturbati (con la loro attività) da anni e anni.
Non ci riuscì Liccardo, ma la commissione al governo della città, diretta da funzionari ministeriali e prefetti, è riuscita a fare ancora peggio.
Ecco cosa è accaduto negli ultimi mesi. Subito dopo l’insediamento della triade, Reppucci – con tono solenne – affermò: “entro 20 giorni sgombereremo il capannone, bisogna ripristinare le condizioni di legalità”. Dai quindici giorni si passò a trenta perché l’ente, mosso da comprensione per i “poveri” abusivi”, consentì loro di avere qualche giorno in più per poter portare via le proprie cose e mezzi dal capannone. Passarono anche i 30 giorni e il Comune continuò a non muoversi. Aveva la possibilità di chiudere l’area e di far uscire i privati, ma optò per un’altra soluzione: diede agli abusivi la possibilità di smantellare il capannone a proprie spese. Era questa la soluzione voluta dalle grandi menti del Comune per evitare che l’ente spendesse soldi per la demolizione al posto degli occupanti. Ma non vi era alcuna necessità di fare tutto ciò: poteva essere avviato lo sgombero e, in una fase successiva, si sarebbe pensato anche alla demolizione.
Non fu fatto, perché qualcuno all’ufficio tecnico e tra i vigili riteneva che bisognasse perseguire la strada della demolizione a carico degli occupanti. Agli occupanti fu dato così altro tempo, altri quindici giorni. Eravamo a luglio e il capannone, che è del Comune, la cui presenza ha impedito all’ente di usufruire di un finanziamento europeo di 1 milione e 500 mila euro (per realizzare una strada), era stato solo in parte smantellato. Gli occupanti, interpellati più volte dai tecnici comunali e dai vigili, ribadivano che se ne sarebbero andati presto, che non avrebbero creato problemi alla triade commissariale. E invece? Nonostante non ve ne fosse alcun bisogno, in quanto la struttura è già di proprietà comunale e nonostante vi fossero state già precedenti ordinanze di demolizione e sgombero, nonché accordi informali raggiunti tra le parti, le grandi menti degli uffici comunali – avallati dai commissari Greco, Reppucci e De Caro – hanno pensato bene di sottoscrivere l’ennesima ordinanza, dando la possibilità ai privati di fare un ricorso al Tar e prendere ulteriore tempo, almeno fino al 12 settembre quando i giudici si dovranno pronunciare su un bene già da anni di proprietà del Comune. Non è una vergogna quello che è accaduto, è semplicemente una barzelletta, l’ennesima di questi 8 mesi.
Questa storia dovrebbe far riflettere tanti. I cittadini di Marano in primis, da anni amministrati da avventori, sanguisuga e incompetenti, le forze dell’ordine (ma i carabinieri ci leggono?) che dovrebbero quanto meno accendere i riflettori su notizie di questa portata e su quella, al pari scandalosa, delle ordinanze di chiusura non fatte rispettare o fatte rispettare con 20 giorni di ritardo in modo da favorire qualche privato.
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