Omicidio Valda, l’ex compagna parla al processo: «Sentì degli spari, poi una raffica infinita»

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«Sentì in prima battuta sei, sette colpi poi dopo una raffica che non finiva più». Valenti descrive tutti particolari e gli ultimi istanti di vita di Ciro. L’ambiente, le frequentazioni e i giorni precedenti. «Mi diressi verso il ballatoio del terrazzo perché dalla finestra non si vedeva nulla». Una distanza di oltre cinquanta metri divide il luogo del delitto e l’abitazione. «Lasciai i miei figli da soli per capire cosa realmente fosse accaduto». Le frequentazioni di Valda erano quelle consuetudinarie: Angelo Cuccaro, Mario Campisi «Fofò», Alessandro Migliaccio, Giovanni Bottiglieri e Andrea Andolfi. Oggi tutti in detenzione e scontano pene dai cinque ai sedici anni in primo grado. E quella sera gelida c’erano tutti con lui tant’è che ritardava a salire e destò non poche preoccupazioni della compagna. «Erano le 18,35 e sentì dei forti rimbombi. Di corsa scesi le scale e uscì per strada ed alcune donne mi fermarono tra cui la madre di Andolfi e fui trascinata a casa». Ecco che la camorra al femminile quando c’è da aiutare l’organizzazione è sempre pronta. «Voglio capire perché a distanza di anni sono stata fermata, perché?». La crudeltà della criminalità non ha limiti: «Mi ha chiesto le chiavi del cancello del terrazzo di casa perché da lì dovevano passare e uagliun». Momenti di tensione prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. «Neanche al telefono potevo rispondere ed ero praticamente in ostaggio». E delle donne, che abitavano lì vicino, coprirono per due volte il corpo insanguinato: prima con un lenzuolo azzurro poi con uno bianco.

La ricostruzione

Il coraggio di sfidare tutti e di andare contro corrente. Una donna con un linguaggio chiaro e determinato. Non mostra paure e indecisioni alle domande del pm del pool della Dda. Una decisione assunta nonostante il suo ex convivente, Ciro Valda alias «Macchiulella», facesse parte del mondo criminale. Ucciso il 23 gennaio 2013 in via Mastellone nel quartiere di Barra, periferia orientale della città. Tra via Bartolo Longo e il rione Bisignano. È Franca Valenti da un sito riservato e sotto protezione ha iniziato a collaborare nello stesso anno in cui fu ucciso l’uomo dei suoi sogni. La vittima era affiliato al clan Cuccaro-Andolfi ed era pregiudicato per reati di droga e ricettazione. Il racconto degli ultimi istanti è crudele. Una giornata invernale, fredda e piovosa. Ma ciononostante il commando portò a termine il delitto sotto i garage di fronte l’abitazione della coppia.

Le testimonianze

Intanto, andando con ordine, i verbali di sommarie informazioni della testimone di giustizia si redigono a febbraio, poi a marzo e a luglio (quello illustrativo) del 2013. «Andavo in caserma dei carabinieri di Cercola contro il volere dei miei suoceri e soprattutto di Raffaele Valda perché loro non volevano problemi con l’arma». È chiaro che la vendetta che la famiglia pensava di mettere in campo era diversa dall’intraprendere le vie della giustizia.

Quella sera si trovava vicino alla scena del delitto Vincenzo Iapiggio parlando al cellulare con la fidanzata. Quest’ultimo riferisce a Salvatore Cerqueto «Susamiello» la sparatoria. E così inizia il tam tam tra le donne fino ad arrivare a raccontare tutto alla Valenti.

Il processo

Il clan Cuccaro-Aprea-Andolfi è decimato e sono tutti in galera. Le ultime misure cautelari scattarono il 24 marzo del 2015 tra cui anche per Mario Campisi, Camillo Attilio e Nunzio Andolfi «Nunziello». Sono imputati nell’attuale procedimento che si sta celebrando in Corte d’assise quinta sezione del tribunale di Napoli, presidente Giuseppe Provitera e a latere Maria Armonia De Rosa.

 

 

© Copyright Mario Conforto, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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