Sexcetera, il laser vaginale: un’occasione per ritrovare il benessere

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Tra i fastidi più frequenti che le donne incontrano dopo la menopausa ma di cui si parla pochissimo, vi sono le modificazioni del tessuto vulvare e vaginale che vanno sotto il nome di atrofia vulvovaginale.

Con il calo degli ormoni femminili, lentamente, le rugosità (diciamo le pieghe) che sono all’interno della vagina scompaiono, la mucosa diventa più sottile e meno vascolarizzata e, con il tempo, la vagina si restringe e diventa meno elastica.

In molte donne, nel giro di quattro cinque anni, viene meno una funzione importante dell’epitelio della mucosa vaginale, ossia lubrificare e proteggere la vagina, che diventa più suscettibile allo sfregamento meccanico conseguente all’atto sessuale, con la comparsa di infiammazione, lesioni, microfissurazioni e dolore vulvari e vaginali  durante e dopo i rapporti sessuali.

Bruciore, prurito, infiammazione e secchezza diventano sintomi quasi costanti. Inoltre, l’alterazione della normale acidità vaginale favorisce l’insorgenza di infezioni come cistiti, vaginiti e vaginosi.

Questi sintomi, che influiscono in maniera significativa sulla vita sociale e sessuale, non si manifestano solo nella fascia di età che parte dai 50-55 anni,  in seguito a menopausa naturale ma spesso sono presenti in donne anche più giovani, che sono andate in menopausa precocemente o perché trattate con chemio e radioterapia per patologia oncologica, o perché hanno assunto farmaci per bloccare la produzione di estrogeni, come succede molte donne che hanno un tumore del seno stimolato  dagli ormoni femminili.

Pensate che, in Italia, nel 2013, più di mezzo milione di donne, grazie al miglioramento nel trattamento di quella che è la neoplasia più frequente nelle donne, sono sopravvissute al tumore della mammella. Fortunatamente, oggi, se il tumore viene identificato allo stadio 0, la sopravvivenza a cinque anni è del 98%, per cui è importante fare la diagnosi precoce.

Però è anche importante garantire, a questa platea di donne che ci auguriamo sia sempre più numerosa, una buona qualità di vita.

Se è vero che molte donne in postmenopausa non parlano con il proprio medico dei problemi legati all’atrofia vulvo-vaginale, specie quelli collegati alla funzione sessuale, perché si  vergognano,  perché associano l’avvento della menopausa con l’inizio della “vecchiaia” e si sentono rassegnate a sopportare certi fastidi intimi e rinunciare alla sessualità, per le altre donne, magari molto più giovani, che sono uscite fuori da un problema oncologico, oltre alle suddette ritrosie si aggiunge il fatto che,  ritenendosi fortunate per avere superato una problematica così seria, credono di non avere nessun diritto di lamentarsi dei loro problemi intimi.

Purtroppo nemmeno il ginecologo o l’oncologo, rivolge domande sui disturbi correlati a questi cambiamenti vulvo-vaginali, anche perché fino a oggi non aveva strumenti efficaci da proporre. I trattamenti, invece, oggi ci sono anche per questa platea di donne e la problematica potrebbe essere affrontata con esiti positivi da tutte, se solo il medico facesse un ottimo counseling, mettendo la donna nelle condizioni di raccontarsi e scegliendo, insieme a lei, la soluzione migliore.

Se, l’unico problema è l’atrofia vulvovaginale, la terapia di scelta è sempre quella con gli ormoni (estrogeni) ad azione locale, somministrati sotto forma di ovuli, tavolette o creme, perché è sicuramente la più efficace e non ha grossi effetti collaterali.

Però, anche se solo inizialmente e in minima parte assorbito, questo trattamento non può essere proposto alle donne che hanno avuto il tumore al seno.

Una terapia molto efficace da assumere a compresse per via orale, l’ospemifene, che non è un ormone e non sembra abbia influenza a livello della mammella, sta dando risultati molto soddisfacenti per tutte, avendo la capacità di ridurre la secchezza vaginale e la dispareunia e con un effetto duraturo nell’80% delle donne.

Anche per quanto riguarda le donne operate di carcinoma della mammella, i dati sono veramente rassicuranti ma gli oncologi sono ancora scettici.

Pertanto, fino a oggi, per questa fascia di donne le opzioni terapeutiche si limitavano ai soli lubrificanti e idratanti.

In realtà questi rimedi, specie i prodotti idratanti, utilizzati costantemente sembrano avere un discreto effetto nel migliorare la fastidiosa sintomatologia e rallentare il processo di atrofia. Però non tutte le donne sono disposte ad utilizzare questi prodotti a vita. Molte, sentono disagio a mettere sempre lubrificanti in vagina. In altri casi è il partner che avverte fastidio, perché questi prodotti non sono proprio senza sapore e odore e questo per alcuni altera la naturalità del sesso. Inoltre bisogna calcolare anche i costi che non sono da poco.

Una opzione terapeutica recente è il laser vaginale.

Il laser applicato con una sonda direttamente in vagina determina uno stimolo termico indolore. La diffusione della temperatura in profondità permette di ristabilire un’appropriata irrorazione ematica e stimola i fibroblasti che sono nella profondità del tessuto vaginale, i quali riprendono a sintetizzare nuovo collagene. Tutto ciò determina un rimodellamento dei tessuti che persiste nel tempo. Il trattamento è veloce, sicuro, assolutamente ambulatoriale, non necessita di preparazione e permette alla paziente di riprendere velocemente le attività quotidiane. Durante il trattamento laser non si hanno particolari disturbi se non una sensazione di calore e non necessita nemmeno di un anestetico locale. Nei protocolli proposti, in genere sono previste tre applicazioni a distanza di un mese e mezzo una dall’altra. I primi rapporti sessuali dopo il trattamento, possono essere ripresi già dopo 5 giorni e già dopo il primo trattamento, la riduzione della dispareunia (rapporti sessuali dolorosi) e della secchezza vaginale è notevole. Dopo un protocollo completo, la secchezza vaginale scompare, l’idratazione dei tessuti aumenta, la lubrificazione vaginale, migliora e anche l’incontinenza urinaria se presente, si riduce notevolmente. L’ambiente acido vaginale si ripristina e scompaiono quei fastidiosi sintomi legati a vaginiti, vaginosi e cistiti ricorrenti.

I risultati hanno mostrato un significativo miglioramento dei sintomi in donne di tutte le età.

Però, dopo 12 – 18 mesi in genere viene meno l’efficacia e il trattamento deve essere ripetuto. Questo sicuramente è un limite della metodica.

Quello che mi preme dire, però, è che questa metodica non è in fase sperimentale.  Essa è particolarmente utile per le pazienti che non rispondono alla terapia ormonale locale o presentano controindicazioni ad essa, in particolar modo, le pazienti affette da patologia neoplastica. Proprio per queste donne, questa nuova tecnica è disponibile su prescrizione specialistica, al II Policlinico di Napoli e ritengo sia giusto diffonderne la conoscenza per il miglioramento della qualità di vita che ne deriva.

Maria Rossetti, sessuologa e ginecologa

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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