Il consigliere Mauro Bertini, nel corso dell’ultima seduta del civico consesso, ha chiesto all’amministrazione guidata da Rodolfo Visconti di agire (nelle sedi legali) nei confronti del nostro direttore, “colpevole”, a suo dire, di aver scritto un post (non un articolo) lesivo dell’onorabilità del Comune di Marano. Un post scritto sulla pagina di un gruppo social, portato in aula da Bertini e divenuto incredibilmente oggetto di dibattito. Un fatto grave e inaudito, condito da offese e riferimenti alla “ghigliottina” da utilizzare eventualmente nei confronti del nostro direttore. Tutto questo si è consumato davanti a 23 consiglieri silenti (l’unica a prendere in qualche modo le distanze dal Bertini è stata la consigliera Giaccio) e a un presidente dell’assise, Mimmo Paragliola, che ha dimostrato di non saper tutelare i cittadini che non ricoprono cariche pubbliche e che non hanno, tra l’altro, alcuna possibilità di poter replicare in aula. Un attacco alla libertà di espressione (di tutti) passato sotto silenzio, in un’aula che dovrebbe, tra le tante cose, tutelare anche i diritti inviolabili dei cittadini.
Ma cosa aveva scritto il nostro direttore di così grave da essere additato e offeso in consiglio comunale da Bertini? Aveva scritto, udite, udite, che molte “persone che operano per il Comune (non significa necessariamente dipendenti comunali, ndr) sono in qualche modo legate al malaffare”. Questo concetto, tra l’altro a più a riprese avallato dalle relazioni del Ministero dell’Interno che hanno portato allo scioglimento dell’ente cittadino per camorra, ha fatto gridare allo scandalo Bertini.
Proprio lui che appena tre mesi fa, in piazza della Pace, durante un comizio elettorale, aveva detto (urbi et orbi) che “la maggior parte dei dipendenti del comune di Marano è sul libro paga dei mammasantissima della città”.
P.s. Non ci credete? Guardate il video.
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