Insiste sul concetto di due città, quella legale è quella illegale, troppo spesso legate da fili che vanno recisi. Torna sul tema della borghesia perbenista il procuratore generale Luigi Riello nella sua rituale relazione di inizio anno giudiziario. Spiega il pg Riello: «La presunta città legittima condanna quella illegittima quale fonte di disagio e degrado urbano e civile ma ricorre ad essa per un gran numero di prestazioni: dal lavoro domestico a quello nero dei cantieri, dalla domanda di merci contraffatte a quella degli stupefacenti, dalla prostituzione al gioco d’azzardo, dal credito illegale al parcheggio abusivo». Insomma una città porosa dove la differenza tra bene e male è molto sfumata.
Il Mattino
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