Non ce ne vogliano i commissari straordinari, con i quali abbiamo un rapporto di schiettezza assoluta (quando sbagliano glielo diciamo in faccia e senza mezzi termini e se operano bene glielo riconosciamo), ma al Comune si continuano a fare errori madornali. Ordinanze fatte male (aree standard e cimitero), non fatte rispettare (fuochi d’artificio e alimenti venduti in strada), atti sballati e nomine illegittime.
L’ultimo caso riguarda il funzionario, vincitore di una procedura concorsuale (tempo determinato) per dirigente di alta professionalità per l’area tecnica. Badate bene alla dicitura: alta professionalità che, norme alla mano, si doveva tradurre in un incarico specifico. Attività specifiche. Esempio: incarico per seguire la vicenda Pip, per il condono edilizio, per il Piu Europa e via discorrendo. Non certo, però, per dirigere un intero settore. E invece cosa è successo? Con un decreto commissariale, firmato dal solo Antonio Reppucci, è stato nominato dirigente del settore Lavori pubblici. E’ dunque il massimo responsabile del settore, inteso nella sua generalità. Di specificità dell’incarico si parla anche nel suo contratto d’assunzione che, effettivamente, riporta una serie di attività da svolgere. Poi, con il successivo decreto, si compie quella che per tanti è una forzatura procedurale, almeno leggendo il comma 2 dell’articolo 110.
Ma chi è il dirigente nominato dirigente del settore lavori pubblici? Poco conosciuto nell’ambiente maranese e anche nell’ambito della pubblica amministrazione regionale, il dirigente si segnalò perché al Comune fu inoltrata – ai tempi della procedura concorsuale – una domanda con i suoi documenti ma con le generalità e il curricula della moglie.
Avete capito bene? Il dirigente ha inviato al Comune la domanda con le generalità della moglie. Richiamato dagli uffici comunali, ha in un secondo momento (e il Comune poteva non farlo) riformulato la domanda e, naturalmente, con le generalità e il curriculum corretto. Se il buongiorno si vede dal mattino, all’ufficio tecnico posso ben sperare..
Ma gli errori, le cose che non quadrano sono tante. Antonio Damiano, assunto un anno fa sotto l’amministrazione commissariale Fico, e destinato dal viceprefetto di allora all’ufficio Commercio (era lui l’uomo incarico dalla Fico per mettere mano alle situazioni più intricate) è stato inopinatamente spostato all’ufficio avvocatura. Non si comprende il motivo, visto che Damiano, categoria D, non figura in nessuna relazione propedeutica allo scioglimento del Comune; non è un dipendente chiacchierato ed è a Marano da solo un anno. Qual è il motivo per cui è stato spostato ad altro comparto? Chi conosce le dinamiche cittadine e del Comune sa bene cosa bolle in pentola. Lo abbiamo scritto varie volte: l’obiettivo è quello di rafforzare l’ufficio legale, gestito da Tiziana Di Grezia, che mira da tempo – secondo rumors sempre più insistenti – ad ottenere la dirigenza di un settore che potrebbe anche non essere quello legale. Dirigenza che può ottenere soltanto se nel suo comparto figura un’altra categoria D, ovvero la stessa della Di Grezia. Una manovra strategica sfuggita ai partiti, Pd e Cinque stelle in primis (che dovrebbero conoscere a menadito certe vicende locali), ma che non poteva sfuggire alle persone che hanno maggiore dimestichezza con i fatti dell’Ente. Nel comparto della Di Grezia, inoltre, sono stati dirottati altri dipendenti di rilievo e l’ufficio è stato potenziamento anche sotto il profilo delle risorse economiche da destinare ai consulenti legali. Chiara l’antifona? Soldi, molti soldi per incarichi.
In tema di errori macroscopici, non è sfuggito nemmeno quello relativo alla sostituzione di Vittorio Iorio, al cui posto (ma non accadrà mai) dovrebbe subentrare Salvatore Ruggiero, oggi all’ufficio Istruzione, ma destinato da qui a poco al pensionamento. Errori su errori, insomma. Nella migliore delle ipotesi si tratta di errori. Nella peggiore, fate voi..
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